Ulver

Childhood's End

2012 (Kscope) | rock

Questo è un disco polivolumetrico. A patto che si possa usare questo termine per un disco, si capisce. Polivolumetrico perché in grado di racchiudere in se diversi registri e altrettanti stili. Indipendentemente dalla riuscita complessiva che a qualcuno potrà sembrare anche un pelino barocca e ridondante, mentre ad altri coraggiosa e ben equilibrata. Una scelta incentrata sulla varietà, questa, che del resto non potrà mai stupire l'assiduo frequentatore d'assurda casa Ulver. Tra le poche in grado di saltellare allegramente tra avanguardia e trip-hop, black metal e psych-rock, contemporanea e progressive (e chi più ne ricordi più ne citi) come se nulla fosse. I fan accumulati da “Perdition City” (Jester, 2001) in avanti non potranno che fare ennesime capriole di gioia nel (non) riconoscere i propri beniamini.

Con un infinito, letteralmente oseremmo dire, registro comunicativo, gli Ulver dipingono un altro quadro surrealista da apporre nella galleria della loro oramai ventennale carriera. I pochi che avranno il tempo e la pazienza di perdercisi resteranno di sicuro estasiati come davanti a un Magritte o un Dalì. Gli altri, beh, gli altri potranno sbizzarrirsi a trovare la sconfinata moltitudine di rivisitazioni in chiave Ulver di band intramontabili entrate di diritto (o di rovescio) nella storia della musica rock. Dai Marillion con Fish citati, neanche troppo per il sottile, nel titolo, alle cover vere e proprie contenute nel cd in questione. Dai Pretty Things, qui decisamente vitaminizzati in “Bracelets Of Fingers”, ai Byrds (“Everybody's Been Burned), passando per The Troggs (“66-5-4-3-2-1”) e Jefferson Airplane (“Today”). Ma se da un lato va detto che le cover proposte non sono proprio il massimo dell'originalità, a conoscere un minimo di storia della musica (cfr. The Elecrtic Prunes, “I Had Too Much to Dream Last Night”), quando il gioco si fa duro gli Ulver incominciano a giocare; così “Lament of the Astral Cowboy” di Curt Boettcher finisce per somigliare più a una cover dei Japan che all'originale pillola folk-psichedelica.

Rimanendo con i piedi ben piantati in terra, però, non ci si meraviglia affatto della scelta di inserire nomi ben noti della seconda metà degli anni Sessanta: anche se Kristoffer Rygg non era neanche nato non è un mistero l'amore di formazioni come gli Ulver, o gli In The Woods, per quel preciso periodo storico. Non ci si stupisce né per la scelta di inserire “Can You Travel In The Dark Alone” di Gandalf, né tanto meno per “Street Song” dei 13th Floor Elevators.
Questo degli Ulver ha tutta l'idea di essere un regalo che i norvegesi si sono voluti fare per festeggiare i venti anni di carriera con tutti i propri fan. Quelli più acerbi, o poco acculturati, potranno trovarci anche qualche spunto per futuri nuovi ripescaggi storici nelle loro discografie domestiche; tutti gli altri potranno scegliere se accettare il regalo o, assai più probabilmente, togliersi lo sfizio di sapere come suonerebbe una “I Can See The Light” dei freakbeat Les Fleur De Lys rifatta da Garm e soci (è molto più heavy, per la cronaca).

Solo qualche anno fa ci saremmo soffermati sui perché e sui percome di questa raccolta e sulla sua utilità storica e/o discografica rispetto a un più ampio contesto chiamato “musica”. Ci saremmo finanche spinti a chiederci come mai tutti gli artisti, quasi indistintamente, nel momento di farsi questi cadeau, a noi decidano sempre di farli pagare. Ma siamo nel 2012, e questo “Childhood's End” era ascoltabile in rete e su YouTube già ventiquattro ore dopo la sua uscita. Uno a zero, per noi. Se poi ogni singolo pezzo è riproposto con quel tipico gusto avantgarde che gli Ulver, intesi come persone, hanno sempre saputo cristallizzare, soprattutto su “Where Is Yesterday” degli United States Of America, dando una nuova sfumatura (anche divertente) a brani che abbiamo imparato a conoscere interessandoci all'intera storia della musica.
Il cd ha anche ricevuto un certo successo in rete (un quindicesimo posto nella classifica indie del Nme) e ci sentiamo di consigliarlo come buon intermezzo in attesa della prossima uscita vera e propria.

(01/12/2012)

  • Tracklist
1. Bracelets Of Fingers
2. Everybody's Been Burned
3. The Trap
4. In The Past
5. Today
6. Can You Travel In The Dark Alone?
7. I Had Too Much To Dream Last Night
8. Street Song
9. 66-5-4-3-2-1
10. Dark Is The Bark
11. Magic Hollow
12. Soon There'll Be Thunder
13. Velvet Sunsets
14. Lament Of The Astral Cowboy
15. I Can See The Light
16. Where Is Yesterday
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