Xabier Iriondo

Irrintzi

2012 (Wallace - Phonometak - Santeria - Long Song - Brigadisco - Paint Vox) | avant-rock, electro-folk

Xabier Iriondo è da sempre un personaggio eclettico e fuori dagli schemi, un musicista in grado di muoversi dal mainstream (alt)rock degli Afterhours agli esperimenti rumoristici più estremi. Un cultore della sei corde, che nel tempo si è persino dilettato nell'ideazione e commercializzazione di strumenti musicali ed effettistica per chitarra. Un musicista iperattivo: chi si era reso conto del fatto che non avesse ancora realizzato dischi come solista?
La sua carriera di chitarrista è legata ovviamente al successo della band di Manuel Agnelli, ma non secondaria è stata l'esperienza negli indimenticati Six Minute War Madness, negli altrettanto fondamentali A Short Apnea e in una serie di progetti paralleli, fra i quali vanno ricordati almeno i più recenti Shipwreck Bag Show e Uncode Duello, per non parlare delle innumerevoli collaborazioni, vedi le apparizioni sul palco con Damo Suzuki.

"Irrintzi" è un lavoro nel quale Iriondo serve un frullato delle proprie radici, accostando omaggi alle origini basche e cover di artisti che hanno segnato la sua formazione musicale.
Accanto a motivi tradizionali della sua terra, reinterpretati secondo la propria personalità, affianca la riproposizione di brani di artisti italiani e internazionali che svelano interessi a volte sorprendenti, tutto ovviamente rivisto attraverso la sensibilità sperimentaloide di Xabier.
Si va da "Cold Turkey" di John Lennon, suonata con gran parte degli Afterhours, a una "Reason To Believe" di Bruce Springsteen elettricamente disturbata, da Lucio Battisti e Francesco Currà, mirabilmente miscelati assieme, sino agli inaspettati Motorhead di Lemmy.

Un progetto che mostra la grande versatilità del musicista, in grado di far convivere richiami alla tradizione con l'avanguardismo sperimentale tipico di molte delle sue produzioni, con la chitarra sovente suonata in maniera poco canonica, magari con l'ausilio di piccoli utensili.

Riffoni selvaggi, piccole dosi di elettronica e strumenti etnici compongono un mosaico che solo una mente aperta e sensibile poteva così abilmente assemblare. "Irrintzi" si dimostra un lavoro per molti ma non per tutti, denso di momenti catartici dai quali vale la pena lasciarsi prendere la mano.
Il disco è una co-produzione Wallace - Phonometak - Santeria - Long Song - Brigadisco - Paintvox: gran dispiegamento di forze per rendere possibile l'operazione. "Irrintzi" è anche un oggetto artistico pubblicato (per il momento) esclusivamente su doppio vinile a tiratura limitata, due Lp ciascuno dei quali ha un lato inciso e un lato recante una stampa serigrafica.

Per consentirci di entrare in maniera più dettagliata nell'analisi delle singole tracce è intervenuto personalmente Xabier, che si è soffermato anche sui molti ospiti che hanno arricchito il disco.

Innanzitutto è interessante capire se "Irrintzi" è il frutto di session concentrate in pochi mesi, oppure il risultato di esperimenti registrati nel tempo e messi da parte in attesa di una collocazione appropriata.
Il lavoro legato a questo disco è iniziato cinque anni fa. Tassello per tassello, suono dopo suono, centellinando le idee sul concetto musicale e grafico, si è andato delineando il progetto globale dell'album.
Non avevo fretta, perché nel frattempo stavo portando avanti anche numerosi altri progetti musicali. Diciamo che nel 2012 si sono sviluppate le condizioni ideali, personali e artistiche affinché "Irrintzi" venisse completato e pubblicato.
Ho deciso di aprire il disco con "Elektraren Aurreskua", un sentito regalo che ho voluto fare alle mie origini basche, evidenti nel mio nome. Una terra che ho evocato attraverso il suono di strumenti tradizionali, quali lo txitsu, il tum-tum e la alboka, suonati da Gaizka Sarrasola, un musicista basco che spazia dal folk alla musica di ricerca.
Il brano rappresenta l'ultimo saluto ("aurresku" in lingua basca) di una piccola bimba al proprio nonno.

La seconda traccia dà il titolo all'intero album...
La parola "Irrintzi" si riferisce a un urlo stridente, sonoro e prolungato, di un solo fiato, utilizzato nel folklore basco come espressione di felicità: un segnale ancestrale e al tempo stesso contemporaneo.
Nel brano che intitola il disco ci sono chitarre ricche di elettricità e la giusta dose di "sporcizia" che mette a nudo un impianto elettro-rock primitivo e debordante al tempo stesso. Per l'appunto un modo di combinare tradizione e modernità.

Poi tutto si calma con "Il cielo sfondato"...
Sì, in questo caso il percorso è guidato da una melodia semplice e ossessiva suonata con uno strumento indiano, lo Shahi Baaja. Il brano è stato meravigliosamente valorizzato dai contributi di Gianni Mimmo, raffinato ed eccelso sassofonista, oltre che carissimo amico, e di Paolo Tofani, storico chitarrista degli Area e infaticabile ricercatore e sperimentatore musicale, che con un fantastico solo finale è riuscito a dare vitalità e fantasia al tutto.

"Gernika Eta Bermeo" è una specie di "affare di famiglia", e serve per non dimenticare una strage perfettamente tramandata dal celebre capolavoro di Pablo Picasso.
Mio padre, Karmel Iriondo Etxaburu, racconta quello che i suoi occhi di ragazzo/soldato hanno visto a Gernika (Guernica) nel 1937, il giorno dopo il primo bombardamento a tappeto della storia. Accompagno la sua voce con il Mahai Metak, un cordofono da me creato.

Poi la prima cover "rock" del disco: non ti nascondo che le tue scelte sono state in alcuni casi molto sorprendenti ed evidenziano una volta di più la tua grande versatilità, il tuo essere musicalmente onnivoro.
"Reason To Believe" è tratta da "Nebraska", il disco acustico di Bruce Springsteen del 1982, adorato da tutti i suoi fan: fare una cover del Boss è sempre molto pericoloso...
Questo è l'album che preferisco del cantante del New Jersey, registrato con un quattro piste, una chitarra, un'armonica e la voce, in un momento di depressione e crisi esistenziale, a pochi passi dall'esplosione mediatica suscitata da "Born In The USA". Racchiude l'anima essenziale e drammatica degli antieroi americani, all'interno della tradizione narrata da artisti quali Woody Guthrie. Paolo Saporiti ha cantato il brano rendendo precisamente il colore folk-blues di cui avevo bisogno per la mia versione "à la Suicide" del brano in questione.

Poi hai fatto una specie di mash-up.
"Preferirei piuttosto gente per bene gente per male" è un medley tra un brano di Francesco Currà e uno di Lucio Battisti.
"Preferirei piuttosto" è tratto dall'album "Rapsodia Meccanica" (1977) di Francesco Currà, poeta di fabbrica che alla fine degli anni Settanta lavorava come fresatore all'Ansaldo. La sua musica è pressoché sconosciuta ai più, ma il suo apporto in termini concreti e concettuali è stato enorme.
"Rapsodia Meccanica" è un episodio unico nel suo genere, nel quale confluiscono elementi di musica industriale, elettronica e contemporanea, tenuti insieme da testi surreali e personalissimi.
"Gente per bene e gente per male" è tratto dall'album "Il mio canto libero" (1972) di Lucio Battisti. Ho sempre amato le composizioni di Battisti/Mogol e ho pensato di utilizzare la seconda parte del brano in questione per completare il medley con Currà.
Senza l'aiuto e la forte personalità di Roberto Bertacchini e Cristiano Calcagnile sarebbe stato impossibile portare a termine quest'operazione di melange tra due cantautori tanto diversi ed unici.

Ora il brano che mi ha sorpreso di più: "The Hammer" è la traccia che chiude l'album "Ace Of Spades" dei Motörhead, anno di grazia 1980.
Lemmy Kilmilster è una delle più grandi macchine da guerra del rock'n'roll: amo il suono del suo basso e la sua idea di brani semplici al fulmicotone.
Una sintesi perfetta tra furore punk (espresso magistralmente anche dalla sua voce roca) ed energia metal. Lemmy ha sempre vissuto al limite degli eccessi con grande naturalezza, e la sua musica esprime perfettamente la vita che ha condotto.
Mi hanno accompagnato nella registrazione di questa cover Bruno Dorella e Stefania Pedretti, in arte Ovo. Sono decisamente convinto che questa versione sia riuscita soprattutto grazie al loro contributo e alla loro esperienza, maturata negli anni sui palchi, a suonare musiche ossessive, sature, distruttive ed oscure.

Poi si torna al folk della tua terra d'origine...
"Itziar En Semea" (traducibile letteralmente in "Il figlio di Itziar") è un brano di musica basca folk tratto da un testo dello scrittore/politico Telesforo de Monzon. Suonato e cantato dal duo Pantxo eta Peio, nel 1975 divenne un inno antifranchista.
Il brano racconta la vicenda di un prigioniero politico basco torturato dalla polizia e del suo incontro/colloquio in carcere con la madre. Il primo ricordo che ho di questo brano risale al 1978: mio padre mi fece ascoltare in macchina un'audiocassetta comprata a un meeting di Herri Batasuna (il braccio politico dell'ETA). Tra i brani contenuti c'era anche "Itziar En Semea" e il ritmo e la melodia mi colpirono immediatamente. La versione che ho fatto di questa canzone parte da un concetto semplice: destrutturare l'apparato strumentale melodico/armonico, mantenere la melodia originale del testo e circondarla di trame ritmiche/rumorose a bassa fedeltà.

Come pensi di poter rappresentare dal vivo un disco così complesso e multiforme?
Farò un solo concerto di presentazione di "Irrintzi", con ospiti vari, il 13 ottobre 2012 alla Cascina Torchiera di Milano. Il live sarà articolato sul disco, ma non solo, anche sulle varie esperienze di ricerca che ho sviluppato in questi ultimi cinque/sette anni. Di sicuro non sarà una semplice carrellata di brani eseguiti uno dopo l'altro.

E siamo arrivati alla fine del viaggio…
"Cold Turkey" è il secondo singolo di John Lennon solista, un brano scomodo che parla della sua disintossicazione dall'eroina nel 1969. Ho sempre amato i brani di minor successo dei grandi artisti, e questa canzone ebbe poca fortuna nelle classifiche americane e inglesi.
Tempo fa lessi che Lennon, quando restituì alla Regina d'Inghilterra l'onorificenza di Mbe (Membro dell'Impero Britannico), la accompagnò con un biglietto su cui era scritto "Le riconsegno questo Mbe come protesta contro il coinvolgimento della Gran Bretagna nell'affare Nigeria-Biafra, contro il nostro sostegno all'America in Vietnam e contro il fatto che Cold Turkey stia perdendo posti in classifica. Con affetto, John Lennon".
Ho sempre ammirato l'ironia dell'ex-Beatles, il suo modo di affrontare temi delicati e spinosi e allo stesso tempo smarcarsi da tutto e da tutti. E comunque il riff di "Cold Turkey", ancora oggi (a quarantatré anni dalla sua creazione) è così essenziale, primitivo ed efficace: rock'n'roll puro!
Ho pensato di farmi accompagnare in questa registrazione, che ho posizionato alla fine della tracklist, da alcuni amici che di rock'n'roll ne sanno qualcosa: Manuel, Giorgio e Roberto sono riusciti a catturarne lo spirito essenziale interpretando a meraviglia l'incedere ossessivo del brano, donandogli freschezza ed energia.

Ed è un po' un ritorno a casa: con Agnelli, Prette e Dell'Era ritroviamo un po' di Afterhours dentro il primo disco solista di Xabier Iriondo. Un altro pezzettino di storia nel percorso che sta compiendo la migliore musica indipendente italiana nel secondo millennio.

(13/09/2012)

  • Tracklist
  1. Elektraren Aurreskua
  2. Irrintzi
  3. Il cielo sfondato
  4. Gernika Eta Bermeo
  5. Reason To Believe
  6. Preferirei piuttosto gente per bene gente per male
  7. The Hammer
  8. Itziar En Semea
  9. Cold Turkey
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