Xiu Xiu

Always

2012 (Bella Union) | electro-pop, avant-pop

Prosegue per i Xiu Xiu la calata verso una sofisticatissima forma di revival ipertecnologico e ormai rigidamente cadenzato, che per un irregolare come Jamie Stewart significa restaurazione a seguire la rivoluzione (o la ristrutturazione dopo la devastazione). In pratica, nel nuovo "Always" non c'è quasi più traccia del free-form lancinante a gamba tesa che deturpava i suoi album passati, remoti o recenti (nonché i suoi live show).

La ricchezza d'istrionici suoni e tecniche miste rimane pur intatta, ma suona sprecata in canzoni che paiono più abbozzi incompiuti scritti di getto ("Beauty Towne", "Hi", "Gul Mudin", tutte al di sotto dei tre minuti). Il primo vero (e pure tardivo) ammiccamento alla moda nu-wave che Stewart in dischi come "A Promise" e "Knife Play" rese arte, arriva in "Honeysuckle", i New Order alle prese con un remix di una hit dei tardi Interpol.
"Born To Suffer" è una delle migliori del nuovo corso, e uno dei migliori esempi del tardo techno-pop internazionale, in grado di camuffare il suo tipico espressionismo con girandole elettroniche (e 20 secondi finali di buco nero di voce e radioemissioni smargiasse).

Due "dissonanze" fanno capolino nel bel mezzo dell'album. Una personalissima reinterpretazione dell'ipernevrosi dei Suicide (qui imbevuta d'ectoplasmi acustici instabili) dirompe nei due minuti e rotti di "I Luv Abortion", mentre il suo yang, "The Oldness", è persino un puro soliloquio da crooner per pianoforte. Entrambe funzionano comunque meglio delle tracce ballabili che imperversano nell'album: la prima suona come un incubo psichedelico, la seconda come una fiaba acquerellata.
Verso la fine Stewart prova a riprendere il controllo di sé, con "Factory Girls", una cartolina del folk meditabondo di Tim Buckley storpiata con disturbi percussivi e atonali, e soprattutto l'ansimante "Black Drum Machine", a inabissarsi brevemente in una spettrale crisi di disperazione vocale e spasimi elettronici, la sua vera anima artistica.

Confuso e di transizione, nonostante la spessa crosta dell'alta fedeltà e del controllo qualità, l'ottavo album della camaleontica ma gerarchica formazione, l'undicesimo contando le numerose uscite ad arcipelago, e il primo per Bella Union dopo il periodo Kill Rock Stars, è un termometro per il leader. Misura, quasi fotografa la sincerità del momento, alta dal punto di vista delle corte durate che mutano le sue nuove sceneggiate in quadretti, bassa se si prende l'immotivato impeto, gli abbellimenti marcati, il contorno di tecnologia anche troppo chic. "Chocolate Makes You Happy" (il primo singolone della loro storia, tratto dal precedente "Dear God") ha fatto scuola, nel bene e nel male. Interviene Carla Bozulich, co-scrive quasi tutto e duetta con Stewart ("Smear Queen"). Chissà cosa avrebbe fatto in opere cruciali come "La Foret".

(14/03/2012)

  • Tracklist
  1. Hi
  2. Joey's Song
  3. Beauty Towne
  4. Honeysuckle
  5. I Luv Abortion
  6. The Oldness
  7. Chimney's Afire (Mickensian Suicide)
  8. Gul Mudin
  9. Born To Suffer
  10. Factory Girls
  11. Smear The Queen
  12. Black Drum Machine

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