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Desertshore / The Final Report

2012 (Industrial Records) | post-industrial, dark ambient

Una doppia testimonianza per il definitivo epitaffio del progetto industriale inglese. Tralascerò inutili retoriche e doverose iperboli  legate alla scomparsa di Sleazy nel 2010 e alla triste fine di una riunione umana-creativa che nel 2007-2009 era riuscita a dare alla luce i discreti “Part Two” e “The Third Mind Movements”.
P-Orridge, così come Chris Carter e Cosey hanno ormai sviluppato sempre più marcatamente i propri progetti esterni, evolvendo una personalità ancora oggi evidente nelle loro ultime uscite che siano di matrice più orientata alla psichedelia (PTV 3) o a sperimentazioni post-industriali marcatamente noise ed elettroniche (Carter Tutti). Il disco bifronte che abbiamo davanti è quindi un amplesso oscuro e bizzarro che raccoglie in sé nessuna visione o obiettivo artistico particolarmente definito.

La prima parte dell’opera è dedicata alla versione ultima del progetto “Desertshore”, ovvero la reinterpretazione del classico di Nico; una scelta importante non solo per il materiale ma anche per il suo valore simbolico. La “spiaggia abbandonata” di Nico è anche la  spiaggia in copertina del primo LP dei TG, quel “Second Annual Report” che li vedeva tutti ritratti insieme con alle spalle il mare.
Un cerchio che si chiude nell’abbandono, in un ultimo, finale, report. Su questo litorale desertico aveva iniziato a lavorare Cristpherson nel 2006 insieme a Chris e Cosey. Furono pubblicate anche le session di registrazione, in confezioni limitate di 12 Cd-r per conto della ICA, ma alla morte di Sleazy tutto si arrestò. Quello che abbiamo tra le mani è il sigillo conclusivo, costruito assieme a un gruppo di cantanti a dare la voce al posto di Genesis.
 Un canto del cigno che si avvale di voci eterogenee in timbro e stile: Blixa Bargeld, Sasha Grey, Antony, Marc Almond, Gaspar Noé e Cosey.


Le interpretazioni più interessanti e apprezzabili sono, prevedibilmente,  quelle di Bargeld e di Hegarty. Il primo riesce ad attravere la pelle pallida di una “Janitors Of Lunacy” alienata e dark-ambient con la dolcezza  ectoplasmatica di un rarefatto gospel; il cantante degli Einzurstende Neubauten invece combatte contro pogrom industriali e noise laceranti e percussivi (“Mutterlein”), lasciando ogni volta intravedere una malinconica vena oscura, una litania divenuta ubriaca confessione di rabbia (“Abschied”).

Sasha Grey (già prestatasi a Lee Perry e ai Current 93) e Gaspar Noé, entrambi provenienti dal mondo cinematografico, cercano di impressionare una pellicola non reattiva e troppo complessa per le loro esecuzioni, sia che cerchino di apparire monotone copia-carbone della voce di Nico che rauche, drogate masticature poetiche. Marc Almond e Cosey di pari passo riescono a mantenere un certo equilibrio emotivo tra interpretazione e citazione, riuscendo a portare a termine un impegno sicuramente troppo gravoso per un gruppo di artisti importante ma necessitante una direzione, un’immagine artistica forte e condivisa.

“Desertshores” è una interpretazione post-industriale, frastagliata (ma non troppo) da magma rumoroso e mine sintetiche, che raggiunge in alcuni momenti una quiete triste e vuota di attesa. Un’interpretazione forse poco concettuale, poco legata a quell’attitudine burroghsiana, anarchica e reportagistica del mondo esterno che li ha sempre caratterizzati.



“The Final Report”, il viso ultimo dell’opera, è un tentativo di chiudere un discorso legandosi all’inizio della propria indagine. 
Un disco frammentario e dispersivo al suo interno, composto di diverse anime che giocano con materiali e stati d’animo racchiusi in limitati territori sintetici. 
Un lavoro che sembra seguire l’impronta degli ultimi lavori dei Coil piuttosto che dei TG, o dei Carter Tutti, senza però racchiudere simboligie precise. L’ambient metallurgico di “Gordian Knot”, lo space-synth plumbeo di “Emerge To Space Jazz”, o i vagiti mostruosi e metallici di “Breach” si incastrano freddamente, mentre le percussioni di “Um Dum Dom” e il tappeto lisergico imbevuto di feedback di “Stasis” mostrano un minimalismo sterile. 
Nessun legame con quell’elegante violenza, quella cerebrale trasgressione presente e pulsante in “Part Two: The Endless Not”. Nessun sintomo di quella irrequieta genialità che sembrava mantenersi nei nostri, anche nelle loro ultime prove, e che qui sembra invece scomparso, in favore di uno spettrale senso di assenza.



“Desertshore/Final Report”, nonostante alcuni episodi degni di nota, muore più e più volte chiudendosi in sé, cercando un’identità scomparsa che non riesce a consolidarsi in un elemento organico ed elettrico. È forse una fine indegna per uno dei progetti musicali e sperimentali più importanti degli ultimi decenni? Probabilmente sì.

(08/12/2012)

  • Tracklist

Desertshore

  1. Janitor Of Lunacy       
  2. Abschied      
  3. Afraid  
  4. The Falconer    
  5. All That Is My Own  
  6. Mütterlein
  7. Le Petit ChevalierMy Only Child
  8. Les Maull Vocals       
  9. Desertshores  


The Final Report

  1. Stasis                   
  2.  E.H.S.            
  3. Breach                    
  4. Um Dum Dom       
  5. Trope
  6.  What He Said 
  7.  In Accord      
  8.  Gordian Knot            
  9. Emerge To Space Jazz          
  10. The End
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