Keith Tippett & Giovanni Maier

Two For Joyce

2013 (Long Song) | jazz

Destino curioso, quello di Keith Tippett. Destino di un musicista con il jazz nel cuore che per anni ha dovuto migrare fra una band e un'altra (su tutte persino i King Crimson) senza una dimora fissa, alla ricerca continua di una visibilità che gli è mancata per molto, troppo tempo. Un musicista arrivato troppo tardi, che ha sfiorato con mano un periodo dove il jazz era la musica del momento e si è trovato gettato in quella maxi-mischia che avrebbe portato il rock alla sua prima rivolzione.
Non meno di un mesetto fa si era parlato della ristampa di “Dedicated To You, But You Weren't Listening”, diso che uscì nel 1971 e che ad oggi è considerato fra i capolavori recuperati dalla Canterbury di inizio Settanta, ovvero il luogo per eccellenza dove il progressive si mantenne il più possibile affrancato al jazz. Un disco la cui notorietà rimase però per molto tempo limitata alla sola cerchia degli appassionati di quei suoni, riscoperto probabilmente troppo tardi.

Non era tardi, però, per Tippett, a cui il tempo e i ripescaggi storici hanno giovato non poco: per tutti o quasi il fu “marito di Julie Driscoll” è un autentico monumento, quanto e più di altri nomi che dalle parti di Canterbury fecero faville per tutti i Settanta (Elton Dean, Nick Evans, Hugh Hopper). Non più solo talentuoso pianista, ma anche compositore, arrangiatore e richiestissimo collaboratore. E proprio da una collaborazione arriva questo suo nuovo lavoro, registrazione di un'improvvisazione live tenutasi a Trieste in compagnia del contrabbassista Giovanni Maier, fra i nomi più interessanti del panorama italiano, con una spiccata propensione per il mondo avant.

Nei cinquanta minuti filati di “Two For Joyce” - un omaggio nel titolo e nelle atmosfere a James Joyce, dichiarata passione di entrambi i musicisti – il piano di Tippett viaggia martellante e nervoso come poche altre volte sui pizzicati atonali di Maier. Trattasi di un jazz non propriamente definibile avant, ma quantomai vicino alle trame del free e memore dell'esperienza Mujican con cui Tippett si dilettò a fine Ottanta proprio ad esplorare il sottobosco familiare ad Amm e compagni.
Per quanto coraggiosa e inizialmente elettrizzante, la performance tende a perdersi col passare dei minuti per via della mancanza di climax e varietà sceniche, laddove i due preferiscono proseguire a costruire una tela fatta di rintocchi e accenni, che finisce però con lo sfaldarsi in una certa monotonia. Fanno eccezione gli ultimi dieci minuti, dove Tippett prende il controllo lanciandosi in una fuga da antologia.

Il disco, data anche la sua natura di live, si presenta nel complesso come un prodotto non facile, diretto con tutta probabilità a un'élite ristretta di amatori del genere. Lo salvano la suggestione dell'incontro fra un talento nostrano di oggi e un ormai riconosciuto monumento del rock e del jazz, nonché quel filo di curiosità che ci si portava fin dalla notizia della loro collaborazione, che tende a voler dare più di una “seconda chance” a un lavoro sicuramente difficile da metabolizzare del tutto. La sostanza, però, resta decisamente inferiore alle aspettative.

(06/07/2013)

  • Tracklist
  1. Two For Joyce
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