Aidan Baker

Already Drowning

2013 (Gizeh) | slowcore, post-rock

Mentre il contatore segna già, come di norma, l'uscita numero quattro per questo 2013 da parte dell'instancabile Aidan Baker, venti giorni dopo la pubblicazione per la Glacial Movements della lunga pièce “Aneira”, ha fatto la sua comparsa “Already Drowning”,  lavoro che sotto molti aspetti marca una cesura netta rispetto alla sterminata produzione del vulcanico canadese. Che produca in solitaria, o tramite uno dei suoi molteplici progetti paralleli (i Nadja quello più attivo e prolifico), la sua è sempre stata un'esplorazione indefessa nei meandri della ambient e della drone music, nelle loro innumerevoli possibilità comunicative e di intersezione tra generi e attitudini (non ultimi metal e shoegaze).
Per quanto non destabilizzante in senso assoluto (le raffinate qualità di sound artist quale è Baker sono nuovamente centrali nel dialogo), è una ventata di novità comunque non da poco, un profilo tutto sommato inedito, quello che infatti attende l'ascoltatore nelle sette lunghe partiture del lavoro. Elegante, sofisticato, pregno di una tragica, fatale malinconia, ma soprattutto, massimo contatto del polistrumentista con la melodia, il disco, prendendo le mosse dalle derive più doomy e solenni dello slowcore, e piegandole a un suono che reca con sé le impronte di certo post-rock sinfonico, apre un ulteriore fascicolo nel già densissimo portfolio del suo autore, avvicinandolo così verso i lidi della forma canzone.

Chiaramente non è per il songwriting, sfaldato, sfilacciato, talvolta ai margini dell'impalpabile, che il lavoro si lascia ricordare: non era di certo nelle intenzioni di Baker calare i panni di novello cantautore, di farsi lodare per mirabolanti intuizioni melodiche. Nell'affidare però le sue tenebrose partiture a otto voci femminili (alcune tra le più interessanti degli ultimi tempi), l'artista di Toronto celebra un rinnovato slancio d'ispirazione incanalandolo nella realizzazione di un concept sfumato, ma non per questo meno ricercato.
Focalizzato nell'ideazione di un ciclo di canti che trattano tutti, quale più quale meno, di spiriti acquatici femminili (come sembra suggerire anche la sirena immortalata nella splendida copertina), il demiurgo canadese, coordinando le proprie interpreti, fa in modo che ciascuna di loro venga quasi a identificarsi nel personaggio narrato nel brano. È quindi automatica l'associazione per la terribile Lorelei agli oscuri risvolti nella voce di Carla Bozulich (meno ammaliante, va detto, rispetto all'ottima cover di “Counting” inclusa nel magnifico atto secondo di Jherek Bischoff), così come le fatali narcolessie di “30 Days / 30 Nights”, sottolineate dal mesto scandire della batteria e degli archi, ben si addicono ai chiaroscuri riflessivi di Jessica Bailiff (alla chitarra nella magnetica title-track, slowcore di classe cristallina con la nuova principessa del dark-folk Clara Engel a prestare la sua preziosa ugola), ma non tutto propende per scelte così istintive.

Ascoltare la frontwoman dei Picastro Liz Hysen alle prese con i lenti sviluppi jazzy della lunga “Ice” (che non sembra disdegnare certi contatti con i Bohren And Der Club Of Gore) non è quanto ci si aspetta propriamente da un'artista che sì si è sempre mossa a confine tra generi e stili, ma mai si era spinta in territori simili, per giunta con grande profitto. E anche quando vengono assoldate alla causa performer più oscure, voci ancora non salite alla ribalta, il tocco seducente di Baker non cessa di stupire col proprio fascino felpato. Anzi, sono proprio il flemmatico arpeggiare del flessuoso lied “Mein Zwilling, mein Verlorener” (con la fisarmonicista Joanna Kupnicka severa e posata nel fraseggio),  e le fitte nebbie di “Mélusine” (interpretate con sottigliezza da ben due muse), appena turbate dallo spazzolare di batteria del titolare, a regalare due dei momenti di più nitida commozione, per un'opera in cui davvero si fatica a riscontrare reali punti deboli.

Mutevole negli umori eppure rigoroso, fortemente coeso pur nella varietà dei personaggi che si cedono lo spazio, “Already Drowning” sancisce ancora una volta la profonda intelligenza e consapevolezza del soundscaper di Toronto, il quale, per quanto distaccatosi per una volta dai suoi orizzonti abituali, dimostra di essere tra le figure cardine degli ultimi quindici anni. E chi lo sa che non ci delizi prossimamente con una raccolta di vere e proprie canzoni?

(15/09/2013)

  • Tracklist
  1. Already Drowning (ft. Clara Engel)
  2. 30 Days/30 Nights (ft. Jessica Bailiff)
  3. Mélusine (ft. Valérie Niederoest & Maude Oswald)
  4. Mein Zwilling, mein Verlorener (ft. Joanna Kupnicka)
  5. Tout juste sous la surface, je guette (ft. Geneviève Castrée)
  6. Ice (ft. Liz Hysen)
  7. Lorelei/Common Tongue (ft. Carla Bozulich)
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