Aidan Baker

Aneira

2013 (Glacial Movements) | industrial-ambient, drone

A ogni suo nuovo disco (e di norma, tra Cd-R e album ufficiali non si scende mai sotto i 5 all'anno), Aidan Baker verte il suo pluriforme linguaggio ambientale verso una nuova meta. In una delle precedenti due puntate targate 2013 il californiano d'adozione berlinese aveva già guardato al macrocosmo dell'industrial, collaborando con i Plurals nel virulento “Glass Crocodile Medicine”, salvo poi accantonare il tutto e preparare un “Already Drowning” tutto misticismo e tradizione, in uscita il mese prossimo. Trattasi infatti di una raccolta di canzoni scritte ispirandosi alle leggende sugli “spiriti acquatici femminili” (parlando più chiaro, le sirene), in gran parte eseguite con strumenti acustici e con le voci di numerose ospiti (Jessica Baliff la più blasonata) a svolgere il ruolo di protagoniste.

Di mezzo, però, c'è questo “Aneira”, che lo vede stringere l'ennesimo sodalizio discografico, questa volta con l'italiana Glacial Movements, etichetta dall'estetica da tempo delineata alla quale Baker tenta di adattare i suoi esperimenti cosmico-industriali. Il campo d'azione del chitarrista resta quello dell'ambient-drone, nel suo versante più “sporco” e mescolato al rumor bianco, senza per questo mai perdere di vista la quiete né lanciarsi nell'avanguardia. L'elemento nuovo in questo lavoro è dato proprio dal sentore industriale che vi si respira da cima a fondo, grazie ad un massiccio utilizzo di suoni tipicamente “macchinali” e alla gelida oscurità – ecco il contatto con l'estetica di Tedeschi & co. - che fa da padrona fra rimostranze rumoriste e soffi glaciali.

Il risultato, a dire il vero, si discosta poco dai territori coltivati e consegnati alla storia del genere da personaggi come Raison D'Être e Troum, senza voler citare la pletoria di musicisti già vicini a tale mondo dalle parti dell'estremo Nord Europa. A comporre il disco è un'unica suite, omonima, della durata di tre quarti d'ora abbondanti e divisibile in tre parti: nella prima l'immersione è in un doom-drone a dire il vero piuttosto “tradizionalista” (siamo dalle parti di Ktl, ma ci si potrebbe addirittura confondere con lo Steve Roach delle ultime collaborazioni con vidnaObmana, “InnerZone” su tutte), un telaio di droni in lento movimento che prendono forma di minuto in minuto. Una volta raggiunto l'equilibrio, si entra nella seconda parte, dove le venature industriali si issano in primo piano avvinghiando l'ambiente per una ventina di minuti circa (Troum docet), prima del finale affidato a vaghi arpeggi di chitarra (stranamente fino a prima quasi inudibile).

“Aneira” aggiunge un tassello ulteriore ad un bacino artistico che Baker sembra intenzionato a voler espandere di uscita in uscita, ma lo fa senza riuscire a raggiungere gli apici comunicativi dei suoi migliori lavori. Risulta all'ascolto come un buon prodotto di un artigiano ormai padrone di molte tecniche, un po' troppo concepito e decisamente non abbastanza spontaneo. Un rischio dal quale è difficile districarsi quando si parte con l'obiettivo ben chiaro di volersi rifare a certe sonorità e che sia Baker che il catalogo Glacial Movements erano quasi sempre riusciti a evitare. Ma se nessuno è perfetto, “Aneira” può considerarsi per entrambi tutt'altro che un fallimento.

(01/04/2013)

  • Tracklist
  1. Aneira
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