Appino

Il testamento

2013 (La Tempesta) | alt-rock, songwriting

Che bisogno aveva Andrea Appino di fare un disco senza la ragione sociale Zen Circus?
Forse un anno sabbatico può servire a far nuove esperienze, ricaricare le batterie, vincere la routine, accumulare nuove idee. Non credo ci siano motivi legati a crisi del gruppo e, di comune accordo, a distanza di pochi mesi da La Notte dei Lunghi Coltelli, progetto solista di Karim Qqru, ecco arrivare negli store fisici e virtuali “Il testamento”.
La compagnia è di quelle buone buone: Giulio “Ragno” Favero si dedica al basso e alla co-produzione, l’altro Teatro degli Orrori Franz Valente siede dietro la batteria, completando una sezione ritmica stellare, Enzo Moretto degli …A Toys Orchestra si occupa delle chitarre, il ricercatissimo Rodrigo D’Erasmo imbraccia il violino. Appino fa tutto il resto: canta, scrive, suona la chitarra, travasa nei testi tutto il proprio mondo interiore, sviscerando temi e argomenti che avrebbero caratterizzato troppo di sé un album a firma Zen Circus.

Qui è lui, assolutamente lui, a restare costantemente al centro dell’operazione, frullando in ben quattordici tracce una ricca varietà di stili, passando dalla ballad folk impegnata a metà strada fra Dylan e Guccini (“La festa della liberazione”) ad una sorta di light hardcore tricolore (“Solo gli stronzi muoiono”, “Schizofrenia”), dall’indie pop rotondo e cristallino di “Passaporto" e “Fuoco!” al più tradizionale dei guitar rock in “Fiume padre”, fino alle derive electro nella seconda parte della conclusiva “1983”.
Appino dimostra di saper graffiare (“Che il lupo cattivo vegli su di te”, “Specchio dell’anima”) ed elargire carezze (“I giorni della merla”, “Godi adesso che puoi”), affidandosi a liriche sempre tese e intrise di crudo realismo.

Emerge chiara la voglia di scrivere, di confessarsi, di esprimere le proprie idee e sensazioni, di aprirsi completamente, tanto che il disco risulta fin troppo denso di parole, a tratti quasi logorroico, lì dove in alcuni frangenti scelte più sintetiche sarebbero forse state più efficaci.
A volte voler spiegare per forza tutto può risultare controproducente, anche se i momenti molto riusciti non mancano, come nell’omaggio al drammatico epilogo della vicenda di Mario Monicelli, che caratterizza la sentita title track. Il grande regista scelse una sorta di eutanasia volontaria, gettandosi da una finestra dell’ospedale dove era destinato a morire, affetto da un male incurabile: da questo gesto scaturisce un immaginario testamento sull’importanza della scelta, anche quella di morire, ma soltanto dopo aver terminato di scrivere liberamente la propria storia.

Il disco esce per La Tempesta, garanzia di qualità, promozione e gran dispiegamento di forze. Gli amici gli danno man forte, e lui dimostra carisma e grande capacità aggregatrice. Siamo certi che “Il Testamento” non resterà un episodio isolato, la carriera solista del cantautore pisano è soltanto all’inizio: ha troppe cose da dire, troppi esperimenti da portare avanti.
Questo album non può che essere interpretato come una prima tappa, per alcuni versi interlocutoria, ma assolutamente significativa.

(24/03/2013)

  • Tracklist
  1. Il testamento
  2. Che il lupo cattivo vegli su di te
  3. Passaporto
  4. Specchio dell’anima
  5. Fuoco!
  6. La festa della liberazione
  7. Questione d’orario
  8. Fiume padre
  9. Solo gli stronzi muoiono
  10. I giorni della merla
  11. Tre ponti
  12. Godi (adesso che puoi)
  13. Schizofrenia
  14. 1983
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