Bad Religion

True North

2013 (Epitaph) | punk-rock

E' proprio vero che certi gruppi non scompariranno mai. In molti ricordiamo quando, inquadrabili ancora per poco come adolescenti, scuotevamo le mura della nostre camerette piene zeppe di poster sotto le note incendiarie di “Atomic Garden”. Era il 1992, eppure sembra soltanto l'altro ieri. I Bad Religion comunque sono sempre qui, ieri come oggi. “True North” segna un ulteriore passo in avanti rispetto a una discografia liricamente sempre al passo con i tempi e con poche (pochissime, “No Substance” del 1998 e quale altro? "The New America" del 2000, forse) cadute di stile rispetto al solito appeal positive-punk oltranzista.
Un ennesimo piccolo grande album per un gruppo che oramai non deve dimostrare proprio più nulla a nessuno. Le incursioni nell'elettronica che furono pane (amaro?) di “Empire Strikes First” del 2004 sono quindi storia passata, dando nuovamente spazio ai cori anthemici (“Fuck You”, “Land Of The Endless Greed”) che hanno caratterizzato gran parte della carriera dei Nostri.

Si avverte, se mai, un tentativo a livello di produzione di rendere tutto più attuale, catchy e competitivo rispetto a quella scena mainstream di cui i Bad Religion potrebbero essere oramai i paladini, alla faccia dei patetici  ¡Uno! ¡Dos! ¡Tré! di quei Green Day oramai alla frutta (“Hello Cruel World”, “Nothing To Dismay”, “Popular Consensus”). I suoni sono sicuramente tra i migliori riscontrati su un disco firmato da Graffin e soci e scorrono via, come sempre del resto, con una facilità che non ha eguali (si senta la doppietta “Vanity” e “In Their Hearts Is Right” o, più in generale, tutte le tracce da un minuto o poco più).
Ecco, l'unico neo potrebbe essere rappresentato da certi riff o da certe accordature metal-oriented (“Crisis Time”) nelle tracce più strutturate. E' la "moda" a imporlo e se ci sono cascati persino i Corverge, non vediamo proprio perché farne un dramma con i Bad Religion che pop-ulisti in fondo lo sono sempre stati. Ciononostante l'album, nel suo complesso, non ha particolari cadute di tono e subisce passivo la conclamata comunicatività di Mr. Graffin.

Anche se i fasti di un tempo possibilmente belli che andati, non possiamo che ritenerci fortunati se le nuove generazioni potranno ancora scegliere i Bad Religion come possibile opzione per avvicinarsi al mondo della musica, anziché no. Fatto sta che il loro punk'n'roll così melodico e accattivante (ma ancora mai banale) conquista oggi proprio come vent'anni fa. Sanno essere tristi e allegri, impegnati e casinisti, nel giro di un paio di canzoni e sanno trasmettere tutte le sensazioni che un disco etimologicamente punk dovrebbe saper trasmettere. Neanche a dirlo, in perfetta attitudine Bad Religion, il disco è ascoltabile nella sua interezza sul sito ufficiale della band e su Youtube.

(23/01/2013)

  • Tracklist
  1. True North
  2. Past Is Dead
  3. Robin Hood in Reverse
  4. Land of Endless Greed
  5. Fuck You
  6. Dharma and the Bomb
  7. Hello Cruel World
  8. Vanity
  9. In Their Hearts Is Right
  10. Crisis Time
  11. Dept. of False Hope
  12. Nothing to Dismay
  13. Popular Consensus
  14. My Head Is Full of Ghosts
  15. The Island
  16. Changing Tide
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