B/B/S/

Brick Mask

2013 (Miasmah) | psych-tribal-ambient

Negli ultimi sette anni, Erik Skodvin ha lanciato tramite la sua Miasmah una vera e propria scena musicale. La Norvegia come punto focale, un pugno di nomi lanciati nell'olimpo alle spalle (Greg Haines, Jacaszek, Kreng), una scuderia di fedelissimi di talento (Gultskra Artikler, Elegi, Kaboom Karavan) e una manciata di progetti all'attivo, in solitaria (Solitaire Albread, Svarte Greiner, Xhale) e al fianco di Otto Totland (il principale Deaf Center) e con l'occasionale partecipazione di Frode Kløvtveit (Miasmah Quartet). Questi gli elementi di quello che è diventato un vero e proprio movimento, in grado di spaziare tra la tipica estetica di stampo modern classical nordeuropea e le trame ambientali più candide, senza disdegnare sguardi al mondo del folk acustico.

Non sazio di un curriculum già colmo di esperienze, Skodvin arriva oggi a dar vita a una nuova creatura musicale, questa volta decisamente diversa nell'assetto e nella spartizione creativa rispetto alle sue precedenti collaborazioni: al suo fianco, nei B/B/S/, ci sono infatti altri due big della scena sperimentale in quello che è un autentico supergruppo, un trio delle meraviglie. Aidan Baker non ha certo bisogno di presentazioni: iperprolifico sperimentatore canadese, in grado di pubblicare dozzine di album nel giro di un quinquennio e di svariare tra drone-metal, ambient, avanguardia elettro-acustica e noise-music, porta la sua chitarra nel mondo arredato dall'ex-Rosolina Mar Andrea Belfi, batterista con la passione per le percussioni, qui impegnato anche nella gestione degli strumenti elettronici.

A risultare da questo connubio è una miscela di psichedelia dronica e ambient tribale, divisa in quattro movimenti da circa dieci minuti ciascuno contenuti in questo “Brick Mask”, a sua volta coronamento dell'assaggio offertoci poche settimane prima nell'Ep “Half Moon”.
I dieci minuti che aprono i giochi si dividono equamente fra una passeggiata notturna in un mondo sciamanico (Byron Metcalf docet) e una corsa sublunare in pura trancedelia. “Mask” mescola invece le trame più percussive dello standard ambientale di Steve Roach ai paesaggi più isolazionisti della coppia Hati-Z'EV, che torna a fare capolino sullo sfondo rituale di “Plants”.
A chiudere, i tredici minuti in calando di “Mott”, dove le due chitarre si distendono fra richiami industriali e percussioni taglienti.

“Brick Mask” era tutto fuorché un album atteso e pronosticabile. Se sulla validità dei componenti del progetto si nutrivano pochi dubbi, a sorprendere è la natura del sound che i tre hanno deciso di sposare, rinnovando in maniera decisiva il loro curriculum e aggiungendovi un disco di notevole spessore e dalla cospicua capacità evocativa. Benché non seminale né particolarmente innovativo nel suo genere – ma semmai inaspettatamente tradizionalista - “Brick Mask” è una nuova vittoria per il catalogo Miasmah, sempre più ricco di gemme dal valore elevatissimo.

(06/07/2013)

  • Tracklist
  1. Brick
  2. Mask
  3. Plants
  4. Mott
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