Benoit Pioulard

Hymnal

2013 (Kranky) | folktronica, ambient

Il malinconico candore con cui qualche anno fa il giovane Thomas Meluch, in arte Benoit Pioulard, ha inaugurato la sua produzione musicale stringe la mente e il cuore in un abbraccio che convoglia il tepore dei colori autunnali e il rigoglio spontaneo della primavera. Nelle avvolgenti tonalità vocali così come nell’asciutta rarefazione delle sue melodie, il giovane musicista che viene dal Michigan esprime un’onestà intellettuale e artistica d’altri tempi.
L’idillio di Pioulard con la Kranky, etichetta di Chicago apprezzata in tutto il mondo, dura ormai da sette anni, a partire dalla pubblicazione del suo acclamato esordio, “Précis”, fino alla recente collaborazione con Rafael Anton Irisarri - esponente della nuova ondata drone-ambient d’oltreoceano - che ha dato vita al progetto denominato “Orcas”.

“Hymnal” è stato concepito, scritto e registrato durante il soggiorno di Meluch, di circa un anno, nell’Inghilterra sudorientale e nell’Europa continentale.
Affascinato dalla “ubiquità delle iconografie religiose e dalle maestose cattedrali, che si sono rivelate delle muse inattese”, Thomas (di educazione cattolica, ma non particolarmente devoto) ha realizzato i dodici brani che compongono il suo quarto album concentrandosi sulle molteplici vie in cui la fede può offrire un senso di conforto e appartenenza, in un’esistenza costretta in un intreccio di “tradizione, rito e nozione dell’eternità”.

Una vera e propria aura di sacralità circonda, infatti, “Mercy”, opening-track che si distingue per i vocalizzi leggeri che ben si mimetizzano tra i soffici bordoni della chitarra effettata del compositore ambient Kyle Bobby Dunn (per l’occasione, in veste di co-arrangiatore). “Hawkeye” è un accordo agrodolce di profumi assaporato durante una lunga passeggiata nei boschi di conifere nordeuropei. Mentre ancora i pensieri vanno dissolvendosi nella contemplazione di spazi e paesaggi che si estendono a perdita d’occhio, appare sfocata l’immagine di un vecchio, polveroso carosello che gira sgangherato sulle note del lento valzer “Reliquary”.
Dopo “Homily”, breve interludio strumentale modern-classical in cui fa capolino l'estro musicale di Caretaker, il side-project di Leyland James Kirby, è la volta di “Excave”, brano di pregevole fattura che ci ricongiunge alle atmosfere delicate di “Précis” e “Temper”.

Le fluttuazioni oniriche di “Gospel” convergono nelle armonie folktroniche di “Florid” (non lontana dai sentieri musicali cari a Colleen). Come un raggio di luce che non si esaurisce con l’imbrunire, “Margin” rinnova il tepore ambientale di “Censer” e la sottesa spiritualità di “Knell”, mentre i guizzi acustici di “Litiya”, esaltati dagli archi in sottofondo, aprono alle vellutate trame bucoliche di “Foxtail”.

“Hymnal” è la piacevole conferma dell'attitudine, non soltanto compositiva ma anche figurativa, di un musicista capace di dipingere paesaggi sonori con una semplicità disarmante, pur senza immergersi interamente nelle acque della musica ambient tradizionalmente intesa.

(06/03/2013)



  • Tracklist
  1. Mercy
  2. Hawkeye
  3. Reliquary
  4. Homily
  5. Excave
  6. Gospel
  7. Florid 
  8. Margin
  9. Censer
  10. Litiya
  11. Knell
  12. Foxtail
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