Beyoncé

BEYONCÉ

2013 (Parkwood / Columbia) | r'n'b, urban-pop, nu-soul, post-dubstep

È caduta una bomba

A meno che non siate appena rientrati da un viaggio sulla Luna, avrete quasi sicuramente già sentito in giro almeno uno starnazzo circa l'evento mainstream del momento: nella notte di venerdì 13 dicembre 2013 Beyoncé Knowles ha rilasciato il suo nuovo album su iTunes nella sorpresa più generale. Dramma? "A scuffle ensued" avrebbe sintetizzato qualcuno. Non solo, "BEYONCÉ" è un visual-album, ovvero un disco di 14 tracce con ben 17 video allegati (due di queste infatti - "Haunted" e "Partition" - si sdoppiano rispettivamente in "Ghost" e "Yoncé", e si aggiunge la bonus track "Grown Woman"). La versione Dvd allegata va vista quasi come un film. Non contenta, Beyoncé ha voluto che per la prima settimana l'album fosse disponibile da scaricare solo ed esclusivamente tutto per intero.

Una mossa a dir poco audace; nell'era dell'hype studiato ad arte, degli streaming, delle prevendite e di milionari launch party, Mrs Carter ci ha fatto fare - per una settimana almeno - un salto indietro fino ai primordi del vinile, quando l'acquisto di un album comportava ancora quella percentuale di rischio fregatura (ricordate la tiritera "bello solo il singolo, ma il disco mi fa schifo"?). Prima di tacciarla di presunzione però, guardate un attimo il video nel quale si spiegano le motivazioni che non sono poi così esose: dopo averci lavorato incessantemente per due anni, Beyoncé vuol rimettere a fuoco il ruolo dell'album, e far sì che il suo pubblico abbia la possibilità di gustarlo come un evento, piuttosto che trattarlo come una serie di snippet scollegati tra loro. Personalmente, la trovo una scelta ammirevole (pur non potendo fare a meno di notare l'evidente coda di paglia di una che fino ad oggi è stata tra le più grandi fautrici del deplorevole fenomeno "mischione", che tende a concepire il long playing come una serie di singoloni + riempitivi).

L'album

Certo, fosse solo questa la novità non ci sarebbe molto da aggiungere. Invece, oltre all'effetto sorpresa degno d'un Bowie, Beyoncé stavolta ha dato alle stampe un album profondamente diverso dai suoi canoni, che merita attenzione e qualche parola in più. C'è sempre la donna forte ed emancipata, con i suoi ritmi tribali e quella sensualità più o meno spinta, ma è venuto quasi totalmente meno il bisogno di strafare a tutti i costi; dove un tempo Queen B aggrediva con la sua usuale potenza, ora lascia trapelare i suoi sentimenti più intimi, dosando la voce ma mantenendo comunque alto il pathos. Le atmosfere si sono rarefatte, e la neo-mamma ha messo del suo come mai prima d'ora.
Certo, rimane pur sempre la megastar che conduce una vita ai piani alti, ma la sua opinione femminista nel trap di "***Flawless" è stata genuina al punto da aver convinto la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie a prestare la sua voce. Anche il crudo video di "Pretty Hurts" ci mostra una Beyoncé stranamente vittima dell'immagine imperfetta mentre partecipa a un concorso di bellezza (lacrime di coccodrillo o meno, la decisione spetta a voi). C'è pure la distorsione del sogno americano nel possente incedere sintetico di "Haunted" con richiami nel video all'immaginario di Madonna e Grace Jones (e la famigliola di "American Beauty"?).

L'impressionante stuolo di ospiti presenti è stato calibrato molto bene. Se il problema di un disco pesante come "I Am...Sasha Fierce" - ma anche del parzialmente riuscito "4" - era la sua strabordante onnipresenza sopra melodia e produzione, quì Beyoncé viene affiancata e aiutata da un variegato contingente maschile che, apparentemente sottotono, aiuta in realtà a stemperare la focosa diva, senza con questo dare l'impressione di riempire il disco con una serie di cameo-marchetta. Anzi, Timbaland è saldo in regia, ma il suo rinomato tocco non è così apparente. Il marito è quasi irriconoscibile sulla luccicante spianata electro "Drunk In Love", che parte con un intro a metà tra l'ambient e vocalizzi da Ofra Haza. Drake si sente appena su "Mine" (ma l'atmosfera rarefatta del pezzo è decisamente sua), mentre Frank Ocean su "Superpower" dona i suoi strascicati coretti di moderno r'n'b. L'onnipresente Timberlake non canta, ma insieme a The-Dream mette inconfondibilmente mano sul beat di "Partition", e fa comunella con Pharrell per il piccante disco-pop "Blow", mentre con l'aggiunta di Miguel dona "Rocket", un brano le cui chitarre richiamano subito alla mente la recentissima "Pusher Lover Girl".
Col misconosciuto Boots invece, Beyoncé firma due delle ballate più intime e calibrate della sua carriera, quali l'acustica "Heaven", che sembra un vintage riaggiornato da Lana Del Rey col misticismo di Kate Bush, e "Blue", che tra una preghiera in spagnolo e le risatine della figlioletta Blue Ivy, si ammanta di elettronica semi-dimessa. A donare leggerezza all'ascolto ci sono le strategicamente posizionate "No Angel", un esangue post-dubstep in falsetto neanche fosse Prince, la morbidissima melodia di "Jealous" (tra le migliori) e la leggiadra "XO", con un video tanto dolce quanto efficace.

A posteriori

E' ancora presto per stabilire cosa rappresenterà quest'album nella carriera di Beyoncé. Indubbiamente, con questa nuova direzione quasi "indie", la tanto famosa popstar sta correndo un grosso rischio, ma al momento in cui vi scrivo l'isteria generata dall'effetto-sopresa l'ha catapultata in cima alle chart, a mietere record giusto in tempo per la chiusura dell'anno (e cancellare definitivamente dalla faccia della terra la povera Britney Jean). Una volta calmate le acque, ci sarà da vedere se il suo pubblico più stretto le rimarrà fedele in questa nuova (s)veste, o magari qualche nodo inizierà a venire al pettine.
Tuttavia, per i meno entusiasti verso i suoi confronti, questo album sa offrire qualche spunto in più. "Beyoncé" è stratificato, lungo e complesso. Abbandona le ballatone soft-rock in favore di elettronica e atmosfere urban-pop - come da tendenza nel moderno r'n'b (magari su consiglio della sorellina?) - ma non si presenta come un disco forzatamente all'avanguardia. Inoltre, rifugge la solita ricerca del singolo da classifica perdendo di fruibilità, ma è in grado di rivelare un'inaspettata ricchezza melodica.

In oltre 15 anni di carriera, Beyoncé è assurta allo status di vera icona al femminile. Abile interprete del proprio tempo, ha saputo cavalcare la formula del successo nell'era digitale, sfornando con costanza singoli e video ad effetto capaci di tenerla in cresta (anche quando la qualità non era proprio eccelsa). Quel che le mancava era un album che fosse capace - nella sua interezza - di rendere un minimo di veridicità a tale status, e conferirle un'immagine di spessore che potesse andare oltre al suo solito selciato fatto di giunonica presenza, grandi doti canore e formidabili capacità di live performer. Con "Beyoncé" la Sig. Carter sembra finalmente esser riuscita nell'intento.

La credibilità della sua confessata musa Tina Turner è ancora lontana, ma con questo disco una punta s'intravede.

(22/12/2013)



  • Tracklist
  1. Pretty Hurts
  2. Haunted
  3. Drunk In Love (ft. Jay-Z)
  4. Blow
  5. No Angel
  6. Partition
  7. Jealous
  8. Rocket
  9. Mine (ft. Drake)
  10. XO
  11. ***Flawless (ft. Chimamanda Ngozi Adichie)
  12. Superpower (ft. Frank Ocean)
  13. Heaven
  14. Blue (ft. Blue Ivy)


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