Black Dog

Tranklements

2013 (Dust Science Recordings) | techno, electro, ambient, idm

Hanno certamente un segreto, un trucco, qualcosa di magico, i Black Dog. Una carriera lunghissima che ha vissuto altissimi e bassissimi, momenti di silenzio e mutazioni radicali. A due anni dal pregio di "Liber Dogma" e le uscite digitali dei podcast Darkwave, arriva l'atteso "Tranklements".

Il disco viene preceduto da due Ep solo in parte collegati ad esso, ma utili per tratteggiare l'orizzonte su cui si sono spostati gli ex-giovanotti di Sheffield, in cui vediamo coinvolti due numi tutelari della techno più oscura degli ultimi anni: Karl O'Connor aka Regis e il punk Luke Slater nella sua incarnazione più sotterranea L.B. Dub Corp.
I due Ep annunciano una belligeranza analogica riscoperta in cui il corpo astratto tipico delle produzioni Black Dog lascia il passo a una compattezza formidabile. Ed è questo il punto di svolta di “Tranklements”, laddove i Black Dog si sono sempre distinti per le capacità di disegnare l'ambient con la fu Idm, qui si rimane sempre ben attaccati alla materia techno anche nei momenti più frammentari tutti intitolati Bolt, come a voler definire quel tipo di campo d'azione, sempre al di sotto del minuto e mezzo.

Gli sviluppi nel minutaggio danno prova di eclettismo e mestiere dalle prime note di "Alien Boys", fino all'isolazionismo cupo di "Internal Collapse", in cui la destrutturazione classica dell'Idm viene ricomposta in una spirale che con difficoltà lascia trasparire qualche speranza. Ma lo spazio viene riempito anche dal classicismo techno di "Cult Mentality" da leggere alla voce "sì, viaggiare", scostandosi dalle acidità post-punk si vola verso una profondità dei tempi andati.
La trovata di alternare lunghe dissertazioni techno a tracce corte e più astratte dona alla nuova fatica dei Black Dog lo status di testamento definitivo, compimento massimo della loro arte elettronica e – cosa che non guasta – offre una varietà di umori che discioglie tutta la tensione accumulata nei momenti più concitati. Con un poco più di attenzione, si trovano le frattaglie circuitali di "Bolt 3533f" e i suoni sci-fi di "Bolt 11b" e "Bolt No.6", intercalati sotto il minuto di squisita estrazione alienoide.

Il resto del disco infila integralismo techno di fattura eccelsa (il taglio dritto e deciso di "Atavistic Resurgence" e "Funked Industry", rimpalli anthemici della coppia "Pray Crash I"/"Pray Crash II"), mentre altrove melodie meno opulente influenzano e ammorbano le composizioni con risultati eccezionali (il bel gioco di motivetti sghembi in "Hymn For SoYo", le magnifiche sciabolate cyber-punk di "Internal Collapse").
Capolavoro di tutta l'opera, vero fulcro e sunto di una vita in musica, è "First Cut", epopea ambient-techno di otto minuti, variegata, dallo sviluppo sinuoso e oscuro come solo il Carl Craig dei tempi d'oro sapeva fare. A seguire altre cose molto ben realizzate come le movenze plastiche di “Death Bingo” (notare la bellezza dei suoni), “Spatchka”, deliziosa e placida a dischiudersi, il ritorno all'Idm più classica in “Mind Object”. Tutto mai casuale o fuori posto, siamo di fronte a un progetto tanto nostalgico quanto futuristico, un'opera tanto architettonica quanto ingegneristica.

In un momento in cui fare techno è diventato difficile quanto distinguersi in mezzo a una folla di diecimila persone, gli inglesi, se non capaci di dare una botta di innovazione al genere, ci mettono la personalità e il cuore, denudando il loro status di artisti come solo una formazione di culto sa e deve fare.

(11/06/2013)

  • Tracklist
  1. Alien Boys          
  2. Bolt No. 6     
  3. Atavistic Resurgence         
  4. Bolt 11B         
  5. Cult Mentality         
  6. Hymn For Soyo         
  7. Bolt 3533F     
  8. Pray Crash I     
  9. Pray Crash II         
  10. Bolt 57W     
  11. Internal Collapse         
  12. First Cut     
  13. Bolt 9>3     
  14. Death Bingo     
  15. Mind Object     
  16. Spatchka




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