Bombino

Nomad

2013 (Nonesuch) | desert-rock, blues

Omara Moctar è un trentenne di Agadez, Niger; Omara è un Tuareg, un berbero di quelle comunità che vivono di pastorizia nomade attraversando i territori desertici dell'Africa settentrionale. Quando ha dieci anni vive in prima persona la seconda ondata della ribellione Tuareg e si sposta con la famiglia in Algeria, dove vive e impara a suonare la chitarra seguendo le influenze di Knopfler e Hendrix.
Il suo maestro lo soprannomina "bambino" per via dei suoi tratti e del suo viso fanciullesco: Omara decide che il suo nome d'ora in avanti diventerà Bombino, modificando l'accezione iniziale del termine e dedicandosi anima e corpo a un solo mestiere, quello del chitarrista rock.

Nasce così la storia di questo musicista africano, che per sonorità ricorda i vicini suonatori del deserto, i maliani Tinariwen che da anni, e in special modo con l'ultimo lavoro "Tassili", hanno rinfrescato i nostri ambienti, odoranti di chiuso e di aria ferma alla sole atmosfere occidentali.
Ma Bombino è anche altro: vuoi per la produzione del "volpone" Dan Auerbach (Black Keys), che mette lo zampino eccome nel missaggio del terzo Lp dell'artista sub-sahariano e vuoi anche per ciò che Bombino rappresenta oggigiorno, cioè il principio dell'unione musicale tra nord e sud del mondo, nel messaggio di genesi del rock'n'roll, la musica di tutti.
Il rock anche questa volta è stata la possibilità, lo strumento per avvicinare o quantomeno aprire la possibilità all'ascolto dell'altro, del ragazzo che se visto per strada può essere un parcheggiatore abusivo qualsiasi, un delinquente incolpato di immigrazione, una brava persona.

Quando "Amidine" apre non si può far altro che lasciarsi trascinare dal vento caldo del deserto, con i suoni tipici delle chitarre di Auerbach; Bombino unisce le caratteristiche armonie arabe, fatte di scale minori armoniche ("Ahulakamine Hulan", "Adinat"), alle strutture convenzionali della forma canzone occidentale ("Niamey Jam"); cerca di mantenere lo scheletro metrico dei vocalismi arabi - canta in Tamasheq, la lingua associata ai tuareg che nasce però nell'area attorno Timbuctu, Mali - inserendolo nel contesto rock-blues di matrice americana ("Her Tenere", "Tamidine", "Azamane Tiliade") per lo più dei 60-70, piuttosto che il blues delle origini.
In effetti Bombino si definisce un rocker, un suonatore e compositore di desert-rock, più che un bluesman a tutto tondo. E' fantastico pensare come il cerchio si chiuda, come l'Africa torni a casa alla ricerca delle radici e come noi ascoltatori rimaniamo ammaliati dalle origini, dalla genesi, come bambini stupiti di tale semplicità. I tentativi riusciti di unire psichedelia a etno-music ("Zigzan"), accompagnati dalla etiope "Imuhar" - con lo xilofono tributo al maestro Mulatu Astatke - e la morbida uscita ballad di "Tamidine" completano questo tesoro del deserto, che colora il cielo di brillanti tonalità crepuscolari.

Bombino permette di entrare in contatto con una realtà che crediamo lontana, non proprio distante invero, se solo riuscissimo a lasciarci andare completamente e riscoprire le diverse sfumature e gli intensi profumi della musica del mondo.

(21/05/2013)



  • Tracklist
  1. Amidine
  2. Ahulakamine Hulan
  3. Azamane Tiliade
  4. Imuhar
  5. Niamey Jam
  6. Adinat
  7. Her Tenere
  8. Imidiwan
  9. Aman
  10. Zigzan
  11. Tamiditine
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