Camera Obscura

Desire Lines

2013 (4AD) | alt-pop

"We’re going to make a record then sail around the world
We might not storm the charts completely but we’ll do our very best"
(da "Every Weekday")

"Desire Lines", quinto album degli scozzesi Camera Obscura, arriva ora dopo quattro anni di hiatus tra malattie, eventi e… vita. A Carey Lander nel 2011 venne diagnosticato un cancro (ha risposto ora bene alle cure) e dovette smettere di suonare, mentre Kenny McKeeve diventò padre nel 2012 pur perdendo la madre ad inizio anno. Sono svariati gli eventi che hanno portato i Camera Obscura a trovarsi davanti al bivio di sciogliersi per affrontare determinate urgenze o decidere di rimettersi in pista con un nuovo disco. E quella scelta di abbandonare il proprio territorio-sicuro, così come fecero nel 2006 in Svezia, ed andare a registrare un nuovo capitolo a Portland sotto la supervisione di Tucker Martine (The Decemberists, Spoon) è un segno che sottolinea non solo la caparbietà e la resistenza delle loro idee, ma anche la volontà di lavorare su qualcosa che non tradisse il proprio passato ma che invece gli rendesse omaggio. Si potrebbe però pensare che le peripezie di questi avvenimenti avrebbero potuto "infettare" buona parte del disco, ma sembrano invece aver sortito un effetto contrario. "Desire Lines" è un distillato di vita e speranza. Un disco che non è più solo il dolce diario di una teenager con il cuore spezzato, ma nei suoi confini personali è ora anche fotografia dettagliata che immortala tutto il percorso di un gruppo più che decennale.

Il risultato e la differenza di produzione si sente se comparata ai vecchi lavori: uno stile più atmosferico, hooks più puliti (anche la voce di Tracyanne sembra migliorata con il tempo), un utilizzo di sintetizzatori più vintage e una dimensione globale focalizzata al meglio sull'identificazione dei singoli strumenti all'interno dei pezzi, senza quel wall-of-pop riscontrato in "My Maudlin Career". È tuttavia ancora un pop lussureggiante da camera, anche se i toni disillusi di "Keep It Clean" e l'irregolarità stilistica da debuttanti di "Biggest Blues Hi-Fi" sono lontani da un pezzo. Tracyanne non è mai stata così sicura nel cantato e nei testi mai prima d'ora così espliciti. Addirittura nella bubble-song "Do It Again", primo singolo estratto, si fa anche erotica (è incinta di cinque mesi, ndr) quando non lascia molto spazio all'immaginazione nel chorus "…You were insatiable, I was more than capable, Turn down the lights now, let’s do it again…". La melodia upbeat di "Troublemaker" flirta con sfumature synth-pop nella forma in cui le linee del sintetizzatore si incastrano con pattern pindarici mai così esposti tra la dolce fusione delle singhiozzanti armonie della Campbell e le tipiche atmosfere Bacharach-iane dei precedenti dischi.

Ancora una volta la nostra musa crea personaggi e soggetti di fantasia e non è mai abbastanza chiaro quanto di sé inserisca nei suoi testi. Nella malinconia lussureggiante di "William's Heart", che potrebbe evocare l'accoratezza ariosa dei Go-Betweens (o rimanendo all'interno del catalogo, la tristezza racchiusa all'interno di un pezzo immaginifico come "Lunar Sea") c'è un narratore che racconta di un uomo a cui sarebbe piaciuto avere un cuore d'oro ma che sarebbe però dovuto venire da uno 'stampo' migliore. È dunque Tracyanne Campbell che si fa osservatrice esterna o l'uomo "fatto di lana" di cui parla? Non ci è dato saperlo. È la dolcezza della sua voce però a rendere tutti i suoi testi più che sinceri, ma che forse diventano ingannevoli più a fondo si arriva a conoscerli. Ed è qui che si riesce anche a leggere la velata dose di ironia attorno al mondo dei Camera Obscura.

Non mancano i pezzi da novanta come la hit al fulmicotone di "Break It To You Gently" (facilmente un'outtake da "My Maudlin Career") la semil-bossa racchiusa nello statement di "Every Weekday" ("…I don’t want to sound like I’ve written us off, The words and the feelings are pouring and I can’t turn them off…") e l'assoluta freschezza di una "I Missed Your Party" in cui la Campbell elenca letteralmente le cose che ha intenzione di fare invece di andare ad una festa di un amico ("…I listen to Billy Joel, I watch Flashdance again, I’m going to get through Walt Whitman, I’m going to be in bed by ten…"). In modalità pop upbeat il quintetto è impressionante, ma quando poi decidono di decelerare nella ballate downtempo mozzano il fiato. Come nel tocco venato di Americana della conclusiva title track, con Tracy mai così abile nel trasmettere lo stato di tristezza, tensione e mal d’amore che permea l’intero lavoro.
La delicatissima "Fifth In Line To The Throne" (una Neko Case qua a prestare la sua voce) e ancora una "New Year's Resolution" sono una raccolta di tenui acquerelli acustici dai colori pastello che ridanno vita ad un cantautorato floreale sospeso rispettivamente tra incantamento ("…You treat me like a queen but like a queen I don’t know if I’ll be slain…") e desideri di un domani ("...New year’s resolution- to write something of value, New years resolution- to kiss you like I mean it…").

E allora i versi citati da Tracyanne Campbell in apertura riassumono, lo si capisce alla fine, non solo l'universo pratico che sta dietro al nuovo disco, ma anche l'intera carriera di un gruppo ormai riuscito da tempo a divincolarsi dai lacci opprimenti che lo imbrigliavano nelle pozzanghere di Glasgow e a specchiarsi ora più che mai nelle acque più cristalline in tutta la sua bellezza.

(09/06/2013)



  • Tracklist
  1. Intro
  2. This Is Love (Feels Alright)
  3. Troublemaker
  4. William's Heart
  5. New Year's Resolution
  6. Do It Again
  7. Cri Du Coeur
  8. Every Weekday
  9. Fifth in Line To The Throne
  10. I Missed Your Party
  11. Break It to You Gently
  12. Desire Lines
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