Christopher Owens

Lysandre

2013 (Turnstile / Fat Possum) | songwriter, folk-pop

A soli 33 anni, Christopher Owens è uno degli autori maggiormente considerati e apprezzati del globo; il successo arrivato istantaneo all’ esordio con i Girls, la conferma con il successivo "Father, Son, Holy Ghost", grazie a una capacità di scrittura tanto innata quanto immediata, in grado di farsi largo di prepotenza fra un pubblico, quello indie-oriented, dove le influenze di un certo rock 60-70, seppur rivisitate, non sono sempre accolte di buon grado. La rottura del connubio Owens-Chet “JR” White arriva come un fulmine a ciel sereno nel pieno dell’estate scorsa, ma senza drammi da parte dei due. White si può concentrare liberamente sulla produzione, sua vera passione, mentre Owens, libero ormai dal peso delle aspettative di un terzo disco a firma Girls, ha un progetto più ambizioso: lasciare una forte impronta nella musica, di quelle epocali, tanto da arrivare a dichiarare recentemente: “I’m building a legacy. What else is there?”.

L’ostentata volontà del biondo californiano di raggiungere un pubblico ampio e trasversale passa attraverso l’idea, mai pienamente realizzatasi finora, di essere parte integrante di una vera band. Questo per Owens è un vero chiodo fisso. Vengono così selezionati appositamente 7 elementi, sotto la guida del già produttore dei Girls Doug Bohem, che accompagnano Owens nella realizzazione di "Lysandre".
Eppure questo tentativo di creare una certa distanza dalla propria vita, artistica e non solo, precedente affonda le proprie radici nel passato più recente: Owens realizza un concept-album su un amore nato, consumato e bruciato nel giro degli ultimi 4 anni. Un disco dalla collocazione spazio-temporale ben precisa, la storia a distanza con Lysandre, francese della Costa azzura, che si evolve fra il 2008 e il 2012, con Owens in continuo movimento, da San Francisco a New York, in tour con la sua ormai ex-band.

Non sorprende, dunque, con tutte queste premesse, che il lavoro di Owens risulti particolarmente convulso, passando da tenui ballate di stampo folk a improvvisi sbalzi funk, modello Bowie del periodo "Young Americans" ("New York City") o al sax quasi caraibico di "Riviera Rock"; sbalzi che stridono, nella loro eccessiva vistosità, con l’altra dimensione di Owens, quella intimista e in questo particolare caso, quella maggiormente riuscita.
I momenti in cui il cantautore si mette a nudo, infatti, rivolgendosi tanto al pubblico quanto direttamente alla stessa Lysandre, rivelano tutta la disarmante semplicità albergante nel cuore di Owens, attraverso testi estremamente diretti, quasi scolastici in taluni casi è vero, ma indubbiamente genuini nelle intenzioni.

Particolarmente azzeccato risulta il lavoro fatto al flauto di Vince Meghrouni, capace di trovare la giusta collocazione, contrariamente a quanto fatto con il sax, in questi episodi. Dalla bucolica "A Broken Heart", alla marcetta primitiva "Lysandre", fino alla conclusiva "Part Of Me (Lysandre Epilogue)", Owens svela una fragilità che ricorda molto il compianto Elliott Smith; dei Girls è stata completamente abbandonata la componente rock più sfacciata, mentre persistono alcune reminiscenze prog ("New York City", "Here We Go Again").
Il vero punto debole del disco sta nella sua scarsa capacità, a livello di melodie, di entrare sottopelle anche dopo ripetuti ascolti: scorre via liscio certo, l’ottima produzione copre bene alcune banalità, ma manca di quell’impatto che lo porti, una volta terminato, a ripartire dalla traccia iniziale per intraprendere nuovamente il viaggio.

"You were a part of me/ such a great big part of me/ oh you were a part of me/ but that part of me is gone": le ultime parole dell’ultima traccia potrebbero rappresentare un punto di svolta, nella vita e nella carriera di Owens. Il californiano, ex-Girls, ex-innamorato, ex-appartenente al movimento religioso (o setta a secondo delle opinioni) Children of God, sembra aver chiuso un importante capitolo della sua vita ed essere pronto ad aprirne un altro.
"Lysandre" è assimilabile a un ponte fra questi due capitoli, un’operazione di auto-analisi per sbarazzarsi di alcuni vecchi fantasmi. Non c’è probabilmente ancora riuscito del tutto, ma quest’opera è quanto meno necessaria per puntare gli occhi verso il futuro, il primo piccolo passo verso la costituzione di quell’eredità che Owens intende lasciare.

(05/01/2013)



  • Tracklist
  1. Lysandre's Theme
  2. Here We Go
  3. New York City
  4. A Broken Heart
  5. Here We Go Again
  6. Riviera Rock
  7. Love Is In The Ear Of The Listener
  8. Lysandre
  9. Everywhere You Knew
  10. Closing Theme
  11. Part Of Me (Lysandre's Epilogue)
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