Chris Watson

In St Cuthbert’s Time: The Sounds Of Lindisfarne And The Gospels

2013 (Touch) | field-recording

Chris Watson - indiscusso maestro della non-music per antonomasia – ha ancora voglia di stupire, ma soprattutto non vuol proprio saperne di appendere il suo microfono al chiodo. Dal treno fantasma alle rovine della famosa abbazia medievale di Lindisfarne, fondata da Sant Aidan nel 635 d.c. e principale fulcro dell’evangelizzazione britannica. Dagli industrialoidi e virulenti field-recording della linea ferrata messicana ai naturalistici suoni di campo della “Holy Island” inglese.

Per celebrare la mostra dei vangeli del 700 d.c. – da luglio a settembre 2013 - custoditi oggi all’interno della cattedrale di Durham, il nostro ex-esponente di Cabaret Voltaire e Hafler Trio, recandosi a Lindisfarne, rievoca i soundscape di quel periodo oscuro e violento, così come (forse) li percepiva St. Cuthbert di Northumbria nelle sue lunghe giornate da monaco eremita, prima che orde di vichinghi giungessero nella santa isola nel 793 d.C, devastandola.
È chiaramente un azzardo, nessuno può sapere che suoni ci fossero in quei luoghi e in quel dato momento storico, ma vogliamo credere che il signor Watson sia riuscito nell’impresa.

Sembrerebbe facile scrivere poche righe quando si tratta di field-recording a carattere ambientale. Ognuno con le proprie conoscenze naturalistiche può farlo e può sbizzarrirsi. Le domande da farsi piuttosto sono: sono tutti inseriti al posto giusto? Sono ottimamente curati? Rispecchiano fedelmente la realtà – da intendere senza uso di manipolazioni esterne?
La risposta è sì, anche se, a dirla tutta, suonano tristemente moderni. D'altronde, però, la Touch è un’autorità riconosciuta a livello mondiale, è una garanzia e Chris Watson è il suo profeta.

Per cui troveremo un vociare isterico d’oche, amabili cinguettii d’uccellini (probabilmente gabbiani del mare del Nord), e lo starnazzare impazzito d’anatre. Nebbia salina e minuscole gocce di pioggia si adagiano dolcemente sul fogliame autunnale/invernale (“Winter”), si mescolano alle gelide folate di vento, che, percorrendo il breve lembo di terra sabbioso che collega l’isola alla terraferma, in un attimo vengono rilasciate sulle verdi distese erbose come fossero lacrime di rugiada marina.
Non sono da meno le onde di mare, le quali pacatamente s’infrangono sulle piccole scogliere rocciose che sorreggono la collinetta, sulla cui sommità sorge il suggestivo e imponente castello.
Non stonano neppure i brevi intermezzi/inserimenti di campanellini, conferendo sensi di pace, quiete e rilassatezza. Tutto questo, poi, è accentuato nella traccia finale “Haefest”, laddove – accompagnati da molta fantasia – si riescono perfino a sentire inquietanti ululati notturni.

Al contrario d’altre etichette di musica cosiddetta sperimentale - come ad esempio l’austriaca Mego, sempre povera negli artwork - la Touch offre quest’immaginario sonoro dei tempi bui, accompagnandolo con ben 24 pagine di booklet. Una piccola precauzione: per una totale immedesimazione dei sopraccitati luoghi, “The Sounds Of Lindisfarne” va assolutamente gustato tramite una super-ermetica cuffia sonora.

(17/07/2013)

  • Tracklist

1. Winter
2. Lencten
3. Sumor
4. Hearfest

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