Compound Eye

Journey From Anywhere

2013 (Editions Mego) | post-kosmische, psych-minimalism

Da qualcosa come trentacinque anni, l'instancabile Drew McDowall infila il suo zampino in alcune fra le più interessanti creature del panorama sperimentale del momento. In principio furono gli Psychic TV, poi i Coil, con cui collaborò stabilmente fino a divenire membro fisso nel 1995, contribuendo in maniera decisiva alla svolta drone dei capolavori “Astral Disaster” e del primo “Musick To Play In The Dark”. Con l'avvento del nuovo millennio fu poi la volta di una serie di tandem, da Backworld a Captain Sons And Daughters con Kara Bohnestiel, e del breve tentativo solista a nome Screwtape, ai quali Compound Eye si è aggiunta dall'anno scorso come ultima frontiera.

Questo nuovo progetto vede l'introverso esperto di onde sonore e modular synth affiancarsi a Tres Warren degli Psychic Ills, interessante band newyorkese autrice di una psichedelia strumentale devota senza mezzi termini a canoni minimalisti. Dopo un assaggio in limited edition risalente all'anno scorso, il duo approda su Editions Mego con un doppio Lp che si configura come un esordio sul palcoscenico internazionale dell'avantgarde, proponendo una miscela a dire il vero non troppo amalgamata dei linguaggi già caratteristici dei loro percorsi sonori. Odissee di droni instabili e organizzati in spirali ellittiche si alternano così a più brevi passaggi affidati alle melodie in bassa definizione di vecchie macchine analogiche, tirate a lucido pur senza rinunciare a quello strato di polvere nei circuiti necessario a conservare i tratti vintage dei suoni.

Due macrosfere che suonano entrambe comunque un po' troppo “già sentite”, che si tratti di brevi e fluenti passeggiate sintetiche – lo Steve Hauschildt in salsa vintage di “Foehn”, il potenziale omaggio ad Asmus Tietchens di “Open Interval 2” e la sua prefazione moderna in “Open Interval 1” - o di estese costruzioni per synth atonali e chitarre effettate (“Archaic Atmosphere”, a riprendere senza mezzi termini i primissimi Kraftwerk). Se il citazionismo per niente velato non bastasse, a dimostrare che il cosmo sia il tema portante su cui si articola l'intero lavoro ci pensano il titolo e le gelide sinusoidi di “Cosmic Exaust: The Selector”, assemblate con la tecnica del cut-up sotto forma di riverberi che si perdono nel vuoto. Sul versante più affine al suo sound, Warren costruisce venti vorticosi e infiniti minuti di dilatazioni chitarristiche in “Journey Into Anywhere” e un lugubre ma più interessante drone sviscerato a ripetizione in “The Hydraulic Regime Vibrates From Within”.

Solo nell'epilogo di “The Outer Sphere” i due universi sembrano giungere ad una sintesi, di nuovo all'insegna di un'oscurità che risulta in conclusione l'elemento comune ai momenti migliori dell'album. Quest'ultimo riesce a reggersi su un equilibrio precario basato sul continuo alternarsi di alti e bassi, spesso anche all'interno dei singoli brani, e finisce per mancare soprattutto in coesione, suonando a conti fatti come una raccolta di composizioni priva di qualsiasi filo conduttore. Gli spunti per una prosecuzione ad alti livelli del progetto non mancano, sebbene la gran parte di questi sia ereditata integralmente dal passato. Ma lo sviluppo degli stessi, al momento, non pare aver ancora superato la fase embrionale.

(03/12/2013)

  • Tracklist
Lp 1

  1. Foehn
  2. Archaic Atmosphere
  3. The Hydraulic Regime Vibrates From Within
  4. Journey Into Anywhere

LP 2

  1. Open Interval 1
  2. Cosmic Exhaust: The Selector (Cut-up composition)
  3. Open Interval 2
  4. The Outer Sphere
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