Cosmo

Disordine

2013 (42 Records) | electro-songwriting

“La questione su cui mi trovo da un pezzo a riflettere
è quella del sentirsi in un romanzo, in un film. 
Il che non significa sentirsi avvolti e protetti da un universo sensato,
nella fattispecie da una storia
che garantisce a ogni parte un ruolo nel tutto. 
Piuttosto si tratta di cogliere bellezza e poesia, 
necessità e magia all’interno del vissuto, 
per quanto tragico o doloroso possa essere” 

Da “Confusissima e pretenziosa dichiarazione di poetica” - Cosmo


Già leader del trio piemontese Drink To Me, Cosmo/Marco Jacopo Bianchi esordisce da solista con “Disordine”, uscito nel maggio scorso per la 42 Records (I CaniColapesceCriminal Jokers). Un disco che suonato dal vivo trova la sua massima espressione. Se per Wittgenstein: “In filosofia ci si deve calare nell'antico caos e sentircisi a proprio agio”, è allora in quello (il caos) più festoso che si svolgono i concerti o per meglio dire gli spettacoli di Cosmo, sui toni colorati di un dream-pop psichedelico e sui rimandi inconsci alle sfumature dei Flaming Lips. E ogni volta è un’elegante sinestesia di coreografie, synth, improvvisazioni e visuals realizzati dal collettivo Superbudda (già autori del videoclip di “Ho Visto Un Dio”).

Uno spettacolo a più livelli che in termini di capacità di coinvolgimento e convincimento non pecca mai: oppure sì? Durante l’ esibizione alla seconda edizione di A night like this festival in quel di Chiaverano (alle porte di Ivrea, la propria città), in pochi ballavano nel mezzo del pubblico impalato, con le braccia conserte, diffidente nei confronti di uno che ci crede, forse anche troppo; per dirla alla Alessandro Raina degli Amor Fou: “La gente in discoteca balla, ma sono discotecari truzzi, dicono. La gente ai concerti della Bandabardò balla, ma è roba anni 90 da arezzo ueiv, dicono. La gente ai concerti di Tiziano Ferro balla, ma sono fighetti, è roba commerciale, dicono. Sai che fortuna essere degli intellettuali, sudi meno. Dico”.

In verità, la tracklist di Cosmo è passione pura, pulsazione, e ha sete del sudore del pubblico, soprattutto nei ritmi sincopati di “Dedica”, che apre l’album snodandosi ritmatissima, quasi tribale, scorrendo sopra un fiume di sussulti elettronico-psichedelici e con un prosit al “misticismo dei drogati” che ci inebria tanto da farci esclamare “Ho Visto Un Dio” e scivolare nel delirio dell’omonimo successivo, ottimo singolo anticipatorio dell’album, che parte energico e si solleva lisergico dal suolo. 
La minimale “Wittgenstein” si fonda su loop di cori ipnotici e poco altro. “Nelle cose più rare” Cosmo riesce con successo a tessere una trama in continua evoluzione, forte della varietà dei materiali di cui è fatta: a una sorta di eterea atmosfera elettronica fanno da contrappunto battiti di mani concitati e l’insieme scivola via fluido e fin troppo veloce, tanto che non sarà cosa rara premere di nuovo play, perché i diversi livelli intrecciati - le parti vocali e i campionamenti di suoni sognanti e stranianti - sui quali muove Cosmo sono difficili da cogliere istantaneamente e contemporaneamente.

Anche “Numeri e Parole” è fatta della stessa sostanza dei sogni, ma costellata di gorgoglii robotici che scorrazzano liberi e in qualche modo si librano oltre la canzone. Dunque  “Ecco La Felicità” di Cosmo: nei testi, più unici che rari per purezza di entusiasmo, a comporre un album che è tante cose: un inno alla vita e alla felicità di esserci, al di là di tutto, e un tentativo ben riuscito di andare oltre il cantautorato anni 70, attraverso formule sicuramente inedite nel panorama italiano (lo stesso dichiara di ispirarsi a Battiato, come è palese, e al Battisti elettronico di “E Già”). 
Il testo de “Il Digiuno” è il più impegnato, ma prosegue sullo stesso ritmo danzante dell'intero: un continuo e irresistibile invito a muoversi, interrotto solo dai tre minuti di “Continente”, una distesa ariosa che ci concede di riprendere fiato, tra battiti che sembrano una registrazione cardiografica e i sospiri sensuali, quasi ancestrali, che giungono a noi dalle profondità della Terra o da un utero (non a caso il testo recita “La realtà si è sdoppiata e stringo un cordone”, dedica al figlio ribadita nella bellissima “Esistere”). 

La vera rivoluzione di Cosmo è provare (azzardiamo un riuscire) a esprimere l’inesprimibile, l’estasi e l’incomprensibile, in una forma linguistica che è solo apparentemente semplice, ma essenzialmente svela significati molteplici e nuovi a ogni ascolto, evoca immagini che abbiamo visto forse in un film (“ora ho voglia di urlare, come Paolo in Teorema”) e si rivolge direttamente a noi, che, come immersi in un dialogo, ci sentiamo particolarmente affini al nostro interlocutore, pur senza saper spiegare il significato esatto delle sue parole, anche perché non serve.

(05/10/2013)

  • Tracklist
  1. Dedica
  2. Ho Visto Un Dio
  3. Le Cose Più Rare
  4. Wittgenstein
  5. Numeri E Parole
  6. Ecco La Felicità
  7. Continente
  8. Il Digiuno
  9. Disordine
  10. Esistere


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