Culls

The Dross Play Vol. 1

2013 (Autoprodotto) | post-kraut, industrial-ambient

Da quando i social network sono diventati i protagonisti assoluti e indiscussi della distribuzione musicale indipendente, quasi chiunque è in grado di armarsi di computer e software e imbastire in quattro e quattr'otto il suo personale lavoretto da caricare su Bandcamp. Emergere al cospetto di una concorrenza spietata più quantitativamente che qualitativamente è divenuta oggi impresa impossibile, tanto che anche musicisti con alle spalle una carriera (anche e soprattutto a livello di “gavetta”) rispettabile se non invidiabile, fanno una gran fatica a trovare lo spazio che meriterebbero.

Alessandro Rossi potrebbe tranquillamente rientrare nella casistica descritta in queste ultime righe: chitarrista che da anni gira le realtà più underground del metal estremo di casa nostra, si affaccia oggi quasi con timidezza alla gestazione (e lancio tramite primo disco) di un nuovo progetto che lo conduce verso tutt'altri lidi. Culls è un nome in realtà un po' fuorviante, perché se di ambient si tratta, le atmosfere sono in realtà tutto fuorché rilassate. Protagonista assoluto di questo Ep che si preannuncia prima metà di un progetto più ampio è il rumore, benché montato e allestito su texture tali da rendere un'inquadratura all'interno del macrocosmo noise tutto fuorché azzeccata.

Breve e ruvida, “Scott 1912” potrebbe tranquillamente far pensare al più classico fotogramma post-industriale: ma a scavarvi nel profondo si scoprirà che il cuore del tutto mira segretamente al kraut-rock delle origini, quello dei primi Kluster per intendersi, che fu effettivamente una delle fonti primarie da cui il filone industrial tedesco prese ispirazione. Il passato black metal di Rossi si concilia con tutto questo lasciandosi alle spalle scorie che nella figura di Stephen O'Malley trovano un precedente a dir poco seminale: le metastasi oscure di “Suspended In Craving” guardano proprio in quella direzione, senza dimenticare un amore evidente per gli indimenticati Whitehouse.

“Hold Astrong Handle” è pece nera su cui piovono gocce metalliche prima e marcia a ritmo di loop sporchi e velenosi sul finale, “James Graham Ballard” un'immersione in densità gotiche rese inquiete dal miciale mix di spruzzi glitch e spoken poetry, e alla fine alla sola “Spiral Staircase” spetta il ruolo di riportare il tutto sulle coordinate annunciate. Già, perché “The Dross Play Vol. 1” qui giungeva con il biglietto da visita – complice anche la bella copertina firmata dallo stesso Rossi – di “lavoro ambient”, mondo dal cui nucleo “classico” invece il distacco è siderale. In compenso, il plauso va a un'opera breve e presumibilmente ancora incompleta, ma in grado di sfoggiare e rielaborare con personalità una sfilza di polaroid indimenticabili non solo tra Berlino e Düsseldorf.

(29/03/2014)

  • Tracklist
  1. Scott 1912
  2. Spiral Staircase
  3. Suspended In Craving
  4. James Graham Ballard
  5. Hold Strong Handle
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