Darkside

Psychic

2013 (Matador) | chambertronica

Sei giovane, un ventitreenne di Rhode Island, per una metà cileno e per un'altra americano, che passi l'infanzia nei lunghi territori di quel paese militarizzato che la fanciullezza, negli anni Settanta, non l'ha fatta vivere ai bambini. Poi ritorni nel cuore della cultura e della controcultura mondiale, nell'adolescenza di New York City, che vizia e priva, ma non permette di dimenticare l'ancestro indio che ti appartiene.
Così vanno le cose per un ragazzo che studia letteratura comparata e di nome fa Nicolas Jaar; un'anima elegante e raffinata che esordisce nel 2011 con un album chiamato "Space Is Only Noise", un concentrato di suoni da ASMR e minimal, largo nei contenuti, da salone più che da cuffia.

Succede che il camaleontico eclettismo dell'artista porti a collaborare Jaar con Dave Harrington, polistrumentista in questo progetto che prende il nome di Darkside, che accresce l'hype di giorno in giorno e che produce "Psychic", uscito nella recente primavera d'autunno.
"Psychic" non possiede le carezze cerebrali della precedente uscita dell'indo-americano, ma risulta essere una sperimentazione da camera in cui compaiono distese sonore circolari, quasi infinite, come è il caso di "Golden Arrow" (le chitarre floydiane di Harrington immerse in troniche sensazioni) oppure mnemonici hit singles ("Heart") che - segnatevelo pure - riascolteremo facilmente in qualche reclamè, probabilmente nell'automotive, tipicamente per marchi tedeschi di große Klasse. 

Abbiamo a che fare con un'elettronica ibrida che sconfina i margini identitari di cosa sia electro e cosa non, con la noncuranza tipica dell'arte, figlia anche delle concezioni di Alfredo Jaar, architetto, artista politicamente impegnato, padre di Nicolas; Darkside non ha il bisogno né la volontà di sottostare a protocolli, unendo synth-soul-blues ("Paper Trails") come fosse dipinto da Willis Earl Beal al funk-step di "The Only Shrine I've Seen", pigliando un Nile Rodgers da un angolo e un tribalismo percussionista dall'altro.
La voce è diluita e meditativa, come in "Metatron" una sorta di rilassamento muscolare sonoro accompagnata dalle note lacrimose della chitarra di Harrington, e contrasta la natura psichica dell'opera ben sperimentata in "Freak, Go Home", miriade di incastri vocali, timbrici e sonori, da convulsione cerebrale. 

La questione più interessante da porre è che Nicolas Jaar e Darkside sono uno dei pochi casi in cui un artista utilizzi un moniker in maniera vera e reale: Jaar e Darkside sono due personalità differenti; in Darkside troviamo spaccati non riscontrabili nell'esordio del producer, che viceversa manchiamo di scovare in questo "Psychic". L'idea è quella dell'identità ubiquitaria fissa: siamo quello che facciamo in quel momento, perché non dimostrarlo cambiando nome ogni volta? Perché non poter avere più personalità fisse in base all'arte che proponiamo? Forse già ci muoviamo in tal senso, solamente non ci prestiamo caso.

(08/12/2013)



  • Tracklist
  1. Golden Arrow
  2. Sidra
  3. Heart
  4. Paper Trails
  5. The Only Shrine I've Seen
  6. Freak, Go Home
  7. Greek Light
  8. Metatron


Darkside on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.