Emanuele De Raymondi

Ultimo domicilio

2013 (ZeroKilled) | modern classical, avant-chamber

A Emanuele de Raymondi abbiamo da “rimproverare” senz'alcun dubbio una cosa: per la seconda volta di fila, l'aver pubblicato un album a ridosso della fine dell'anno, quando il traffico di uscite e recuperi è fin troppo elevato, ci ha costretto allo stesso errore dell'anno scorso, quando ripescammo il bellissimo “Buyukberber Variations” con qualcosa come tre mesi di ritardo. La stessa cosa capita ora perché “Ultimo domicilio”, primo parto sulla breve durata del compositore nostrano emigrato in quel di Boston, arriva alle nostre orecchie una decina di settimane dopo la sua uscita ufficiale sul mercato, risalente a dicembre 2013.

Ironia a parte, rispetto al suo predecessore, in questo nuovo Ep De Raymondi mette l'accento - senza rinunciare alle mezze misure - sul lato avant del suo suono, emerso ai tempi in parti eguali a quello prettamente familiare all'universo modern classical. Non si tratta mai comunque di sperimentazioni che arrivino a minare la natura di una musica che pur nascendo e sviluppandosi in un contesto prettamente accademico, ha forse ancor più che nel passato recente la capacità di aprire le proprie porte alle emozioni: un po' la dote che ha fatto grande Nils Frahm, al quale l'italiano era già stato accostato una ventina di mesi fa e che a maggior ragione è sensato e verosimile citare oggi come il termine di paragone più prossimo alla sua musica.

Così, se l'ouverture di “Finale” - paradosso, c'è da scometterci, cercato – tende nel suo incedere minimalista al pianoforte a gettare un ponte con la produzione precedente, già le ventate che minano il drone portante di “Fontenay” sembrano guardare in tutt'altra direzione, assumendo in realtà la forma di un soffio vitale su un muro sonoro in crescendo. L'oscillazione si ripercuote con minor forza pure sulla successiva “Sarajevo”, sonata per pianoforte trattato, archi sintetici e accenni post-glitch che segna l'apice umanista dell'album. La cavalcata verso le stelle della successiva “Brooklyn” spazza via la malinconia in favore di un brulicare di luci abbaglianti, spianando il campo all'ossessivo finale da cielo grigio di “Krakow”.

“Ultimo domicilio” è la storia di più viaggi nelle città che danno i nomi ai brani, che a loro volta ne ritraggono il giorno dell'addio. Questi, uniti, arrivano a dar forma a un collage di ambientazioni e umori che riflettono a ben vedere in maniera precisa il clima di ciascun luogo. Il tutto a conferma del talento di un compositore che l'Italia musicale – o per lo meno la maggioranza dei suoi componenti – di fatto ignora di avere, e che meriterebbe senz'alcun dubbio tutt'altra considerazione e visibilità. Ad oggi, ci si accontenta che la critica (principalmente straniera) lo stia erigendo a portabandiera per il Belpaese di un universo che sembra incontrare un favore sempre più diffuso ed eterogeneo.

(16/02/2014)

  • Tracklist
  1. Finale
  2. Fontenay
  3. Sarajevo
  4. Brooklyn
  5. Krakow
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