Dirk Serries

Microphonics XXI-XXV

2013 (Tonefloat) | ambient-drone, electroacoustic

Ogni esperienza, per poter giungere al suo compimento definitivo, deve avere una fine e Dirk Serries lo sa bene. Dopo aver messo la parola fine nel 2007, con la sensazionale serie “An Opera For Fusion Works”, al progetto ed al moniker che lo avevano reso celebre scolpendo la sua fama di album in album, l'ormai fu vidnaObmana ha dedicato negli ultimi anni tutte le sue forze ad un unico progetto - fatta eccezione per il ritorno di fiamma con Steve Roach e l'incontro con Yellow6 l'anno scorso. "Microphonics" non è da tempo solo il titolo dell'ultima serie – la prima a firma Dirk Serries – di lavori del musicista belga, ma può identificarsi oggi come l'anima musicale dello stesso, il marchio indelebile della sua attuale personalità artistica.

Dopo i flirt al fianco di Steven Wilson, Serries ha abbandonato in toto synth e strumenti acustici per imbracciare una nuova compagna d'avventura: la chitarra elettrica. Una Gibson Les Paul, per la precisione, che è la protagonista unica dei "Microphonics" e pure dei live show a essi legati. Dopo le ombre industriali di inizio carriera, le luci etereo-ambientali degli anni Novanta, le effusioni elettriche di inizio millennio, il trans-umanesimo tribale degli ultimissimi lavori a nome vidnaObmana e le contaminazioni del progetto Fears Fall Burning, l'ultima frontiera del belga è oggi il guitar-processing. Una musica ridotta al midollo osseo, distante anni luce dalle architetture arcane che hanno scolpito il nome di Serries nell'olimpo dei re della musica ambient. Gli affreschi rappresentanti caverne di sirene dipinti con Steve Roach si sono trasformati in Polaroid sbiadite cui soggetto sono grige e moderne metropoli. Una metamorfosi totale, l'ennesimo colpo di coda di una carriera sempre più difficile da sintetizzare.

Ma di fine si parlava, e così a “Microphonics XXI-XXV” spetta un ruolo cruciale e nuovamente meschino: quello di portare a conclusione anche quest'ultima serie, essendo stato già annunciato dal suo autore come l'ultimo capitolo della serie "Microphonics". E tale ruolo viene ricoperto dalle quattro odissee urbane che compongono l'album in maniera egregia: “Mounting Among The Waves” è un saliscendi di droni placidi su cui la chitarra trattata si diverte inizialmente a fare surf, per poi svanire col passare dei minuti, quasi sommersa, ricordando vagamente le esondazioni di Seirom. La luce che “There Is A Light In Vein” ci descrive è fioca e debolissima, oscurata da grattacieli e tecnologia: l'ultimo Fennesz affiora senza mezze misure fra flussi languidi e uno sfondo di implacabile e crescente malinconia, che nelle basse frequenze puramente glitch di “The Burden Of Hope” si trasforma in desolata rassegnazione. “Microphonics” è esplorazione di minimalismo negli intenti di Serries, e così “Thousands Of Rivers” chiude sulla più tipica struttura drone, riprendendo in mano con maestria un discorso già intrapreso da Jim O' Rourke prima e Oren Ambarchi poi.

Titoli di coda, il tramonto scende sui grattacieli della metropoli microfonica. Restano oggi due album di foto (oltre a quest'ultimo vi è “Microphonics I-V”, datato 2008) e una carrellata di istantanee dal vivo (i numeri mancanti), più quelle che il belga ha portato sul palco quest'anno aprendo le date europee dei Mono con una serie di show brevi ma dall'intensità incredibile. La fine dell'avventura “Microphonics” è una scelta dovuta, per non rovinare l'equilibrio di un progetto che sfiora la perfezione. L'ennesima vittoria per un musicista ormai del tutto imprevedibile. Forse la più bella perché, decisamente, la meno prevedibile.
Grazie di cuore Dirk, saprai stupirci ancora.

(22/03/2013)

  • Tracklist
  1. XXII: Mounting Among The Waves
  2. XXIII: There's A Light In Vein
  3. XXIV: The Burden Of Hope
  4. XXV: Thousands Of Rivers
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