Drenge

Drenge

2013 (Infectious) | garage-blues

Tenete tra le mani qualcosa degli anni Novanta perché i corsi e i ricorsi storici stanno bussando e con loro la riproposizione delle mode, delle tendenze e anche delle sonorità. Ed è chiaro come per ogni decade di secolo ci sia la svalorizzazione culturale dei dieci anni precedenti agli attuali, accompagnata all'esaltazione del ventennio anteriore: chiusi i primi due lustri degli anni Zero, dove si sputava sul grunge e sulle chitarre e si palpavano le chiappe hipsteriche degli Ottanta sintetici e innovatori, arriviamo alla nuova decina in cui i Novanta ritorneranno prepotentemente.

I Drenge ("ragazzi" in danese) sono due fratelli di Sheffield, Uk, che nascono quando Cobain muore; portano appresso non proprio le sonorità del biondo di Seattle, quanto l'espressività rabbiosa fatta di chitarra, batteria e sudore. Nell'esordio "Drenge" - prodotto da Ross Orton (Arctic Monkeys) per Infectious (These New Puritans, alt-J, Local Natives) - i giovani ventenni (Eoin Loveless alla chitarra e Rory Loveless alla batteria) miscugliano con personalità tanto materiale roccioso dei novanta (Jon Spencer Blues Explosion, Alice In Chains, Nirvana), con sputacchiate alcoliche degli ottanta (Motorhead), imbrattando i nostri muri di strisce bianche (White Stripes), con un fervore pareggiabile solo dai giovani Metz. Il loro garage-blues è fatto di chitarre lipidiche e batterie carnose, di melodie "pelleossa" e di ritmi infettanti, confusionariamente ordinato in una tracklist da perdere il fiato per i primi 3/4 del disco.

Le brevi tracce aiutano a digerire questo blues che cola di grasso di Jon Spencer Blues Explosion ("People In Love Make Me Feel Yuck", "Dogmeat", "I Don't Want To Make Love To You", quest'ultima con evidente citazione di Etta James), Motorhead ("i Want To Break You In Half", "Gun Crazy") e QOTSA ("Face Like A Skull"). "Nothing" taglia i tempi frenetici, sprezzante di riff di scuola White e vociare grezzo e ruffiano; le successive "Bye Bye Bao Bao" - breve preludio - e "Let's Pretend" rappresentano l'unico sfogo esteso dell'esordio, lunghe cordate di chitarre e palm muting da intervallo. L'essenza Drenge è ascoltabile nei tre accordi distesi di "Backwaters", ma soprattutto nelle idee di "Bloodsports", singolo di lancio che fonde chitarra grunge, ritmiche metalliche e buone linee vocali. Chiudere con "Fuckabout" è tutto un programma: la ballad blues per terminare un disco viscerale, unita alle liriche pungenti nei confronti di colui che crede di sapere, del tale che pensa di possedere la scienza infusa, ebbene è un finale di livello.

L'ottimo esordio dei fratelli venuti dalla città dell'acciaio rappresenta l'inizio di quella rivalutazione di suoni grezzi e "maschi" che han caratterizzato gli anni novanta e che gruppi come i Drenge, le connazionali Savages e i già citati Metz stanno portando in giro per il mondo.
Corsi e ricorsi storici.

(30/08/2013)



  • Tracklist
  1. People In Love Make Me Feel Yuck
  2. Dogmeat
  3. I Wanna Break You in Half
  4. Bloodsports
  5. Backwaters
  6. Gun Crazy
  7. Face Like A Skull
  8. I Don't Want To Make Love To You
  9. Nothing
  10. Bye Bye Bao Bao
  11. Let's Pretend
  12. Fuckabout




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