Elvis Costello & The Roots

Wise Up Ghost And Other Songs

2013 (Blue Note) | alt-pop, soul

“Dovesse farcela con quella voce che si ritrova, mi stupirei alquanto”, bofonchiava incredulo e sospettoso un Keith Richards sempre pronto alla competizione. Era il 1978 e gli occhialoni del signor McManus cominciavano sul serio a far capolino in ogni dove; meglio erigere subito qualche paletto ostruzionistico. Col tempo quel quattrocchi di Elvis è divenuto un insigne maestro della canzone, e i suoi giochi metrici hanno trovato sostegno proprio in quelle corde vocali che non pochi avevano trovato inadeguate alla gloria: un’emissione sempre sofferta, ma mai forzata da sembrare fasulla, ruvida, graffiante e gracchiante, sonnolenta e monocorde eppure malleabile in tutte le situazioni, anche  le più avverse, tosta al punto tale da trasformarsi in un ulteriore supporto ritmico. Capace anche, parrà incredibile, di ringiovanire.

Ed eccola la sorprendente ugola, e con essa il suo titolare, smarcarsi da situazioni un po’ accademiche, incravattate, altolocate, qualcuno potrebbe osare anche il termine snob, infilarsi un paio di sandali e scendere in strada, direzione il chiosco più vicino di frutta e verdura; e, tra una melanzana e l’altra, scoprire come se la passa la gente “normale”: maluccio, i tragitti metropolitani britannici non sembrano così differenti dai tempi degli esordi stilosi ma anche arrabbiati. E allora proviamo a dare voce a questo popolo silenzioso, stranito, depresso, addormentato. Ma per farlo ci vuole un bel supporto ritmico, teso ma accattivante, quasi una riedizione inglese di Gil Scott-Heron. Funky, soul, hip-hop, un modo di veleggiare lo spartito che non si dimentica delle dinamiche jazz. Come non scegliere come compagni di viaggio quei Roots, capaci di interpretare allo stesso tempo la figura dell’autore capace e del background solido e fantasioso. Un panorama scuro, o black, illuminato da due occhiali che sembrano fanali, a descrivere il disordine sociale a bordo di una colonna sonora super vintage eppure fresca e combattiva.

Elvis che sbraita a capo di un comitato di protesta che percorre a testa alta i quartieri residenziali: tranquilli non sporcheremo, non faremo rumore, canteremo solo la nostra sofferenza. E i Roots spingono, con la batteria svolazzante ma metronomica di Questlove, fiati armonizzati e persino trascorsi costelliani campionati e abilmente nascosti. Il cantautore e la sua big band, capaci di illuminare con urgenza ed entusiasmo il funky hip-hop insolente di “Refused To Be Saved” come pure il soul reggae di “Wake Me Up”, ma anche il recitato ruvido con chitarra wah wha ed echi gospel di “Stick Out Your Tongue” o ancora la ballata movimentata e sussurrata (alla “Boy With a Problem”) di “Tripwire”. Costello che si fa ora equilibrista ora sguaiato, mentre intorno monta un ritmo sincopato e spezzato, e le tastiere modello clavinet puntellano e il sousafono di Tuba soffia in modalità New Orleans, tra “Come The Meantimes” e “(She Might Be A ) Granade”, per poi trasportare il mood blues su territori latini in “Cinco Minutos Cos Vos”, in bilico militante tra il Robert Wyatt di “Caimanera” e i Working Week di “Vencemeros”. “If I Could Believe”, si chiede l’attore protagonista, nel suo classico stile struggente, tirato allo spasimo, ma qui, caro Costello, di dubbi ce ne sono pochi, c’è spazio solo per gli usuali ringraziamenti.

(28/09/2013)



  • Tracklist
  1. Walk Us Uptown

  2. Sugar Won’t Work
  3. Refuse to Be Saved
  4. Wake Me Up

  5. Tripwire

  6. Stick Out Your Tongue

  7. Come the Meantimes
  8. (She Might Be a) Grenade

  9. Cinco minutos con vos

  10. Viceroy’s Row

  11. Wise Up Ghost

  12. If I Could Believe

  13. My New Haunt

  14. Can You Hear Me

  15. The Puppet Has Cut His Strings
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