Esben And The Witch

Wash The Sins Not Only The Face

2013 (Matador Records) | witchcraft, dark, ethereal

La tagliente sofferenza del freddo. Il mistero di una ritualità che nasce dalla terra, dal femminino che cuce in sé le sofferenze e le speranze tormentate dell’animo.
Una magia soffusa e nebbiosa che compare attraverso le parole in una cadenzata melodia ipnotica dalle movenze sensuali frammezzata a ombre di nuvole in un velocissimo correre sopra la superficie androgina della Luna. Siamo circondati e intrappolati nel fuoco lisergico che è appena nato al centro della boscaglia. Secchi rami e terra umida e bagnate impregnano il rumore veloce del ballo in cerchio.

La voce di Rachel non ha niente dei toni sacerdotali di Zola Jesus o della nostra Mushy, è una figura, per molti versi, più discreta e flebile. Sembra muoversi come una fiaccola nera fra spasmi emotivi e antiche passioni, cercando una testimonianza dentro un mondo immobile e ghiacciato, in cui la sua voce risuona come unica testimonianza.
 Evolutisi ancora da quell’attitudine darkwave che spuntava orgogliosa dietro il discreto debutto “Violet Cries”, i ragazzi di Brighton raffinano il proprio stile dentro una personalità che si era già dimostrata intinta di un mondo onirico complesso e invasore della realtà. 

Ritroviamo in questo nuovo Lp quello stesso lirismo diretto da continui cambi cromatici, in viaggio fra strutture vitree dai contorni nebbiosi e cacofonie evocative in cerca di fili rami di luce, ma in un’architettura più narrativa e solenne.



Una solennità dai toni sacri, immediatamente invocata dall’iniziale “Iceland Spar”, che taglia lo spazio attorno a noi con una violenza sonica imprevista, scheggiando e modellando il vuoto come un cristallo, per poi lasciare spazio a una voce liquida e fantasmagorica che s’innalzerà più volte su una cascata di feedback di un bianco accecante. La nostra guida si mostrata a noi in un percorso già dimostratosi impervio e appassionante. È una discesa verso recessi antichi e sotterranei dell’essere umano, che tocca punti di follia ofelica ( “When That Head Splits”, “Shimmering”) in un ciondolare ipnotico fra litanie e melodie in una bolla onirica. Un tempo senza luogo che ci appare soffocato da tende nebbiose e fiamme flebili, e che mostrerà la sua linfa vitale in “Deathwaltz”, un elegante ballo sensuale con la morte.

“Deathwaltz” racchiude in sé chitarre minimali lanciate verso il cielo, continui baluginare di orgasmi sintetici e un procedere ritmico epilettico a disegnare una triste, tragica, violentata ma mai sopita forza spirituale. Un ballo verso la morte dai tratti straordinariamente intrisi di femminilità non solo per la voce di Rachel ma per quell’immaginario romantico bröntiano che la possiede. Una corrosione dell’anima che viene sconfitta.


Il deserto apparente di “Yellow Wood” è la delicata attesa del rancore ormai incontenibile che scoppia nei fragori noise e sciamanici di “Despair”, per poi trovare un sublime momento di incontro simboleggiato da “Putting Down The Prey” e “The Fall Of Glorieta Mountains”. 
Qui nasce un angolo a sé dell’album per intensità e forza drammatica: chitarre dal gusto post-rock, pulsioni electro-dark e feedback celesti e assordanti si cuciono a una preghiera/invettiva senza speranza alle soglie di montagne glabre e impervie; rimarranno solo alcune note di chitarra acustica ad accompagnare le parole disgraziate di Rachel.
La fine sopraggiunge con “Smashed To Pieces In The Still Of The Night”, lunghissima, impetuosa, cavalcata dentro la notte in cerca di risposte. Ultimo respiro di una corsa che ci ha stremato e portato lungo un percorso travagliato senza limiti precisi. Il risuonare potente dei timpani e delle grancassa rimbomba su una chitarra esile che disegna l’ultimo orizzonte buio del nostro viaggio; sigillato da parole confessate all’ombre tutto viene risucchiato dentro un ultimo, grande rumore liberatorio.

“Lava i tuoi peccati, non solo la tua faccia”, ci è detto tra ironia e dramma da una strega nascosta dietro la luna. 
E che dire alfine di un album così ricco di stratificazioni e sensi di lettura, dal più romantico al più spirituale sino a quello più squisitamente fragoroso tra dark-post punk e noise, se non che gli Esben And the Witch sono riusciti a continuare a costruire un mondo immaginifico difficile da demolire e da cui è arduo scappare senza essere giunti alla fine.

(01/01/2013)

  • Tracklist
  1. Iceland Spar
  2. Slow Wave
  3. When The Head Splits
  4. Shimmering
  5. Deathwaltz
  6. Yellow Wood
  7. Despair
  8. Putting Down The Prey
  9. The Fall of Glorieta Mountain
  10. Smashed To Pieces In The Still Of The Night
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