Everything Everything

Arc

2013 (Sony) | alt-pop

C’era davvero tanta attesa per il secondo disco dei qui presenti Everything Everything, formazione inglese dalle indubbie potenzialità pop (ma non solo) e dalle straordinarie qualità tecniche. Attesa perché, checché se ne dica, “Man Alive” resta a suo modo un disco unico, collante perfetto di tante proiezioni progressive del migliore pop britannico contemporaneo, contenitore incantevole di melodie sorprendenti e chitarre cristalline in grado di destare immenso stupore nei radar più disparati.
Insomma, a conti fatti esistevano tutti i presupposti per addentrarsi in “Arc” con la dovuta curiosità, e considerata la singolarità dell’offerta, soprattutto con l’opportuna cautela. Ad aumentare poi la voglia matta di esplorare la nuova cosa targata Everything Everything, è stato il lancio preventivato dal buon David Kosten del singolo bomba “Cough Cough”, traccia introduttiva del disco e virtuosissima fusione delle capacità di questi ragazzi, tra accecanti ripartenze al synth, briosi falsetti in mutevole progressione ed estroverse sezioni ritmiche. Un vero e proprio universo a sé, capace di stordire al primo ascolto e condurre i timpani e la fantasia in un mondo pop parallelo.

Tuttavia, a un singolo pressoché perfetto non sempre segue un altrettanto impeccabile long playing. Difatti, per intendere al meglio “Arc” sarebbe opportuno accantonare una così fulminea partenza e concentrarsi maggiormente sulla lunga distanza, cercando di comprendere al meglio l’eventuale mutazione e/o la conferma della bontà della proposta.
Così, se la successiva “Kemobase” orienta gli andazzi verso atmosfere più carezzevoli con una vaga tendenza a riesumare (soprattutto nel ritornello) certe ariosità eighties, la formula della prog-ballad dai toni misteriosi e dal motivetto trascinante con tanto di chitarrone aperto e in bella mostra (“Torso Of The Week”) ne accentua le possibili varianti. Ma è solo un breve miraggio, perché a deviare i venti verso lidi più appetibili, per certi versi “comodi” e facilmente raggiungibili dai più, sono il trionfalismo pop palesato nella corale “Duet” e l’incedere epico e malinconico di “Feet For Hands”, così come il sintetismo melodico di facile presa coadiuvato con opportuna saggezza in “Armourland”, la quale potrebbe tornare utile nei giorni di spensieratezza (e magra) estiva.

Trovano poi spazio i diversi  momenti di quiete e improvvisa riflessione posti nelle varie “The House Is Dust”, nella decadente strofa di “Undrowned” o nella commozione (!) di “The Peaks”, con Jonathan Higgs sempre più a suo agio nelle vesti del cigno ferito, quasi a voler innalzare il tasso di epicità immanente che pervade la sua (nuova) anima.
A chiudere l’altalenante prova sonora, è la più spedita “Don’t Try”, in cui tornano a presentarsi colori più forti e una vivacità accantonata in diverse zone d’ombra del disco, il tutto senza confondere e sbalordire più di tanto.

“Arc” è in definitiva un disco dalle tinte variabili, attraverso il quale i bravi Everything Everything sono riusciti solo in piccola parte a centrare l’obiettivo, perdendosi nelle fasi di calma (apparente) nei meandri di un’impalpabilità sonora non degna del loro immenso potenziale.

(29/01/2013)

  • Tracklist
  1. Cough Cough
  2. Kemosabe
  3. Torso Of The Week
  4. Duet
  5. Choice Mountain
  6. Feet For Hands
  7. Undrowned
  8. _Arc_ 
  9. Armourland
  10. The House Is Dust
  11. Radiant
  12. The Peaks
  13. Don’t Try


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