Evol

Something Inflatable

2013 (Alku) | avantgarde, abstract

Di nuovo gli Evol, di nuovo con un Lp. Dall'inizio del nuovo millennio, il progetto di Stephen Sharp ha proseguito nel macinare un capitolo dietro l'altro di una saga che mostra forse nella maniera più emblematica cosa può succedere quando le smanie avant superano il limite della decenza. Di termini se ne sono sprecati tanti, da "computer music for hooligans" a metaphysics-loop, ma la verità è che quasi tutto quel che è uscito sino ad oggi a nome Evol è riuscito soltanto a stupire per un quantitativo artistico radente lo zero.

"Something Inflatable" è uscito sul mercato con la prima tiratura limitata a fine anno scorso, ma è arrivato sfortunatamente alle orecchie di chi scrive e di pochi altri sventurati in una seconda stampa da poco in circolazione. La prima era stata limitata a 150 copie, tanto che il disco non l'avrebbe notato nessuno, non fosse appunto per questo secondo e più ampio repress che mira a conquistare gli scaffali (quali?) delle collezioni di pochi (chi?) ascoltatori coraggiosi (o per meglio dire autolesionisti) e a restarvi probabilmente per l'eternità.

Sui giochi di loop sempre più snervanti in cui Sharp si prodiga da quando Roc Jiménez de Cisneros è rimasto suo unico compagno d'avventura è forse addirittura superfluo spendere parole: sequenze di raw waves durata di tre secondi o poco più reiterati per minuti e minuti, con la comune di un autentico amore per qualsiasi suono possa procurare fastidio all'udito e ai sensi, stavolta alla ricerca di imitare il mondo rave. Se fosse su questo la ricerca, c'è da dire che gli Evol il punto l'avrebbero cercato più volte: una sorta di musicoterapia inversa volta a minare l'autocontrollo.

Peccato che così non sia e Sharp continui imperterrito via interviste e cartelle stampa a prendersi maledettamente sul serio, a raccontare di come tutto questo nasca da precise ricerche concettuali che trascendono l'ambito sonoro per raggiungere filosofia e scienza. Una cosa notevole, però, in tutto questo il "musicista" la dimostra: l'inimitabile capacità di risultare contemporaneamente irritante e ridicolo, ad ogni disco sempre e sempre di più.

(17/02/2014)

  • Tracklist
  1. Untitled
  2. Untitled



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