Family Portrait

Lontano

2013 (Autoprodotto) | art-pop

Da tempo, il pop elettronico ha conquistato terreno fra le proposte emergenti d'Italia, sia esso nelle sue declinazioni più vicine al mondo wave (Temple Of Venus) che in quelle maggiormente improntate alla club music (Redrum Alone) o a quell'ironia al veleno che pare ormai esser diventata la quint'essenza del mondo indie (Lo Stato Sociale docet). I maceratesi Family Portrait, ovvero i fratelli Tommaso ed Emma Lambertucci e l'amico Riccardo Minnucci si affacciano su un versante dunque tutto fuorché inesplorato al giorno d'oggi.

A dire il vero, il terzetto era riuscito a farsi notare ben prima dell'uscita di questo “Lontano”, grazie a una serie di esibizioni che avevano già suggerito al meglio le coordinate della sua musica: un pop elettronico dal forte retrogusto arty, che parte dalla forma canzone per poi alterarne le strutture fino a oltrepassare il confine della definizione stessa. Si aggiunga a ciò la voce di Emma Lambertucci che potrebbe essere, non fosse per le evidenti differenze fisiche, una sorella non dichiarata di Meg, per ottenere un ibrido che si esprime in maniera uniforme e compatta lungo le dieci angolature del disco.

Power electronics sullo sfondo, qualche arco a ricamare il ritornello e un duetto avvinghiante che non avrebbe sfigurato dalle parti di “Psychodelice”: “Sete” apre così, soffiando forte senza spazzar via, nella medesima maniera in cui i tempi dispari di “Tracce” pongono fine al viaggio. Nel mezzo, le sfumature variano di brano in brano: si passa da effusioni romantico-cibernetiche non indifferenti al mondo idm, come gli scoppi ritardati di “Deserto” e il gelo isolato e sospeso di “Favola”, a passaggi più leggeri e crepuscolari, quali il chiaroscuro pop di “Stagione nuova” e il duetto rockeggiante di “Labirinto”.
Quando l'acceleratore dei beat raggiunge l'apice, si entra addirittura in pieno territorio house (“Il rito”, dietro la quale potrebbe nascondersi tranquillamente il miglior Stylophonic) o nel mondo della Björk più spensierata (“Saturno”). Le vette autentiche del disco si collocano però nella trasognata title track e, soprattutto, nell'energia nostalgica di “Sera”, vero piccolo capolavoro di dialogo fra ritmi digitali e rock ballad.

“Lontano” è un gioiello di classe ed eleganza, un disco che brilla di luce propria portando alla ribalta italica una forma di pop music invero già sperimentata da più parti in Europa. C'è un po' della desolazione islandese, un po' di quel gelo elettronico che accavallava techno, house e ambient fra sfrigolii e cascate liquide a contrastare con il calore delle melodie, quel pizzico di istrionismo e voglia di suonare “fuori dal coro” che se controllato (e non è certo impresa facile) può risultare la freccia decisiva nella faretra di una band. Un primo atto sfavillante, per chi scrive di gran lunga quanto di meglio si sia udito quest'anno dal sempre più sofferente sottobosco underground italico. Un bagliore in piena regola, in un universo sempre più inesorabilmente vittima dei luoghi comuni.

(01/08/2013)

  • Tracklist
  1. Sete
  2. Deserto
  3. Lontano
  4. Favola
  5. Il rito
  6. Sera
  7. Labirinto
  8. Saturno
  9. Stagione nuova
  10. Tracce
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