Fuck Buttons

Slow Focus

2013 (Atp) | elettronica, drone-trance

Non c'è scampo, non c'è alcuna via di fuga allo spazio. La sideralità del suono dei Fuck Buttons pare ricordare proprio l'eterno ritorno del tutto. Si elevano come non mai in "Slow Focus". Anche loro da Bristol. Ma dalla città inglese non più i velluti di casa Portishead o il degrado urbano dei Massive Attack, ma qualcosa di profondamente diverso. Un qualcosa le cui radici sono evidentissime e appaiono qui con forza dirompente. Andrew Hung e Benjamin John Power sfoderano qui il classico terzo disco che incontra e sintetizza ciò che sono stati, aprendo le porte a nuove prospettive. Il viaggio del duo, tanto profondo e caotico all'esordio quanto tribale e acido in "Tarot Sport", si solleva in maniera definitiva.

Si parlava di radici, quelle che ancorano "Brainfreeze" a terra, traccia ancora saldissima nel suo incedere con sezione ritmica sincopata di stampo quasi ebm (vi dice niente l'ultimo lavoro di Prurient su Blackest Ever Black?). Il moto è realmente marziale, seriale. Una guerra lanciata che trova una tregua negli splendidi bollori analogici di "Year Of The Dog", esperimento sonoro non così diverso concettualmente - al pari di "Prince's Prize" - da "Quantum Jelly" a firma Lorenzo Senni su eMego.
Accade così che quello teorizzato dai Fuck Buttons altro non sia che un viaggio dalla terra verso mondi altri, e che coinvolge, nel suo dematerializzarsi, anche le opere precedenti. Un processo di astrazione dalla realtà che trova nel singolo "The Red Wing" i primi corposi synth astrali, ricoperti d'una vena acid in climax progressivo. La danza tribale per zombie di "Sentients" tira dritto nel suo andirvieni in ascesa, fino a infrangere ogni barriera grazie a sinistri synth, ad ampliarne la portata dirompente e carpenteriana. Ma la grandeur di "Stalker", ideale contraltare liofilizzato e denso di glucosio a "Sweet Love For Planet Earth", spinge la mente verso un paradiso immacolato. Il mood è realmente aggressivo e quasi brutale, fatte salve le stratificazione dreamy, quasi à-la Blanck Mass.

Verrete investiti d'una luce bianchissima, un nirvana potentissimo in fieri che vede nella finale "Hidden Xs" la definitiva illuminazione. Bordoni di droni celesti a indicare nuove albe. Una civiltà che, differentemente dall'universo post-atomico dell'ultimo Boards Of Canada, riprende se stessa in una dimensione che non è più terrena. La batteria ovattata a macinare sin da principio e dolcissimi drones in elevazione. Poi un momento di stasi e lo stop&go è servito per una delle più clamorose accelerazioni soniche che io ricordi: si rincorrono come cavalli i synth, galoppano verso le stelle in un moto commovente per potenza e definizione. E' un universo la cui grandezza è smisurata, ma si fa geometrico nel suo espandersi. E con la stessa forza con la quale tutta questa maestosità si innalzava, così poi si spegne dolcemente in un rivolo di loop color pastello.

Così s'abbandona la mente a questi suoni, a questa grandiosità. Fine a se stessa? Probabilmente sì. Ma, lungi dall'essere un difetto, fa semplicemente sognare. Così il sogno tanto è effimero, tanto è breve. Di tutto il resto poco importa. Giocano a livelli altissimi, i Fuck Buttons, fondono gli elementi, li ribaltano e ne ottengono output chirurgici. "Slow Focus" è il tentativo di concepire musica per la mente. Col risultato d'aver ottenuto forse altro. Né più né meno che musica per allargare lo spazio.

(29/06/2013)



  • Tracklist
  1. Brainfreeze
  2. Year Of The Dog
  3. The Red Wing
  4. Sentients
  5. Prince's Prize
  6. Stalker
  7. Hidden Xs
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