Collettivo Ginsberg

Asa Nisi Masa

2013 (Seamount) | avant-rock, no-wave

Ci aveva già colpito in forma breve, quest'anno, il Collettivo Ginsberg. Un Ep di quattro brani lontano dall'eccellenza ma pieno di spunti interessanti, aveva indicato la band capitanata da Christian Fanti sulla strada per la consacrazione, ma ancora alla ricerca di una propria strada che riuscisse a sganciarsi almeno in parte dall'evidente amore per Captain Beefheart e i Residents. Ci si credeva poco, in realtà, per quanto da almeno un anno a questa parte la Seamount e i suoi canali stampa non stessero facendo altro che spingere sul quartetto, annunciato in pompa magna di comunicato in comunicato come autore di un innovativo e visionario recupero delle sonorità no-wave.

Non ci credevamo, e forse sbagliavamo. Perché non sazi della breve prova di qualche mese fa, già in grado di trascinare su di loro una visibilità non proprio indifferente, i quattro hanno deciso di fare le cose in grande pubblicando sullo scadere dell'anno in corso “Asa Ni Masa”, dati alla mano il loro secondo album ma nei fatti il primo a consolidare la loro formazione e il loro sound. E se nel "fratello minore" predecessore potevano scovarsi le avvisaglie di un potenziale passo decisivo, questo nuovo lavoro è la dimostrazione materiale dell'avvenuta maturazione del frutto, l'avverarsi di una promessa che per molti non era forse nemmeno tale.

I modelli di riferimento sonori restano quelli già individuati in passato, ma l'elemento in più che segna il distacco verso la consacrazione è lo sviluppo della componente ermetica già palesatasi elemento più interessante e personale della loro miscela. Così, “Come quando fuori piove” pare essere strappata a un Death In June in giornata piovosa, “Io non ho mai” riversa litri di petrolio sul modello canzonettaro italiano, “Papa morte” potrebbe fungere da demone persino per i primi Litfiba e ancora “PPP” assomiglia a una marcia funebre nel cuore di Canterbury. La ricetta è decisamente più eterogenea e guarda per la prima volta a orizzonti totalmente nuovi, per quanto non manchino ritorni ai graffi chitarristici degli anni precedenti (l'estasi sanguinosa di “Canto erotico primitivo”, la fangosa “Io non ho mani”, la grezza “L'artiglio” e l'impazzita “Salmo”).

Altrove sembra farsi avanti una componente di stampo quasi cantautorale, non privo di un retrogusto marcatamente dada: “Ho cercato i tuoi occhi” improvvisa in chiave free-jazz su un tema da chansonnier, “Il cavallo di Torino” sembra quasi una parodia degli ultimi Baustelle, “Nel giorno dopo di Dio” si tiene in equilibrio precario tra cinismo e altered state e il furente recital “Quindici secoli” potrebbe appartenere senza problemi al repertorio degli ultimi Cccp.
Pronostici rispettati appieno, questa volta, per un gruppo che pare avviato – ora coi fatti molto più che con le parole – verso un posto da protagonista assoluto della non certo affollata via sperimentale del rock italiano. Un gruppo di cui, a conti fatti, avevamo davvero bisogno.

(14/01/2014)

  • Tracklist
  1. Come quando fuori piove
  2. Canto erotico primitivo
  3. Nel giorno dopo di Dio
  4. Io non ho mani
  5. L'artiglio
  6. Ho cercato i tuoi occhi
  7. Papa morte
  8. Il cavallo di Torino
  9. Salmo
  10. Quindici secoli
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