Gintas K

Slow

2013 (Baskaru) | electroacoustic minimalism

Gintas Kraptavicius è un'altra di quelle figure che hanno giocato un potenziale ruolo cardine nelle ali più sotterranee del movimento avant-industrial post-Ottanta. La sua creatura prima, il collettivo Modus, fu la responsabile principale dell'importazione e diffusione del genere in Lituania, per poi rimanerne l'emblema e divenire uno dei marchi più amati dagli avventurieri dell'ascolto.
Come avvenuto in precedenza già al “maestro” Ralf Wehowsky (P16.D4, forse i padri ispiratori dei Modus stessi), una volta concluso il percorso del collettivo, Kraptavicius si è imbarcato in una carriera solista allineata alle moderne sonorità elettro-acustiche, saturando il mercato con una ventina di uscite nel giro di dieci anni sotto il semi-moniker di Gintas K.

“Slow” segna il suo approdo presso la Baskaru, label francese dal catalogo in netta e costante crescita (Lawrence English, Mathias Delplanque e, soprattutto, Stephen Mathieu fra i nomi di spicco) e punta la lente d'ingrandimento sul versante più intimo e docile delle sperimentazioni del lituano. Delle rimostranze industriali dei Modus negli undici acquarelli di questo nuovo lavoro vi sono ben poche tracce: al loro posto, un mix equo ed equilibrato di levigature acustiche, distese di glitch sublunari, tappeti melodici semi-nascosti e rimasugli concreti.

Il risultato è un lavoro dunque decisamente accessibile rispetto alle usuali sonorità legate alle sperimentazioni elettro-acustiche, che fa del clima pacato e gelido il suo tratto somatico principale, dai lividi rintocchi dell'iniziale “72#” alle trasudazioni concrete delle due “Dar”, passando per i gorgheggi filtrati di “Gal” (Raglani docet) e per i tintinnii silenziosi à-la-Richard Chartier della conclusiva “Galad”.
Anche laddove la mole sonora si fa più corposa, il disco non abbandona la caratura minimale del proprio sound: è il caso di “Reik” - sorta di sonata per mandolino trattato – e delle onde in costante propagazione di “Garsas”. A fare eccezione sono solo due episodi, candidati primi al ruolo di vette del disco: la pura ambient di “Zrtyi”, pregna di echi del Fennesz di “AUN” e del Mathieu più intimista, e il pastiche sweet-noise di “Sdg”, non distante dalle trame più rumoristiche degli ultimi Mountains.

Pur non riuscendo a evitare in toto il rischio di sconfinare nel manierismo, “Slow” è un'elegante prova di un musicista alla perenne ricerca di spunti e stimoli per evolvere il proprio percorso. La trasmutazione che ha portato Kraptavicius da temibile terrorista industriale a meticoloso analista sonoro può dirsi completata in un'opera che apre le porte del suo laboratorio consentendo l'ingresso anche ai non addetti ai lavori, legando con astuzia semplicità e sperimentazione.

(13/03/2013)

  • Tracklist
  1. 72#
  2. Zrtyi
  3. Niekovv
  4. Dar
  5. Garsas
  6. Dar
  7. Reik
  8. Jau
  9. Sdg
  10. Galasad


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