Girls In Hawaii

Everest

2013 (Naive) | alt-pop, indie-rock, songwriting

E’ un pop profondamente malinconico quello che emerge dal terzo lavoro in studio dei Girls In Hawaii, inevitabilmente influenzato dalla tragica scomparsa del batterista Denis Wielemans, avvenuta nel 2010 a seguito di un incidente stradale.
La band ci ha messo un po’ a ripartire, e Antoine, frontman del gruppo nonché fratello maggiore di Denis, ha affrontato la perdita rifugiandosi in perfetta solitudine per un periodo nella zona delle Ardenne, lontano dai clamori e dai frastuoni della città, e lì ha partorito il materiale che ha consentito alla band di avere un futuro.

Trovato il sostituto nella persona di Boris Gronemberger, il gruppo ha intitolato il nuovo lavoro con il nome della montagna più alta del mondo, perfetta metafora delle difficoltà e degli ostacoli che si possono incontrare tanto nelle vicissitudini di una band quanto nella vita comune di tutti i giorni.
From Here To There” (2003) e in maniera lievemente minore “Plan Your Escape” (2008, non proprio iperprolifici i ragazzi) furono album adorati dal popolo indie, che hanno permesso al sestetto di assurgere al ruolo di paladini della scena alt-pop europea. Il periodo di assenza dalle scene non ne ha certo scalfito la popolarità, come abbiamo potuto constatare nelle recenti date promozionali, le quali hanno mostrato un gruppo in gran spolvero, efficace come non mai, tanto poderoso e compatto dal vivo da far impallidire le versioni in studio delle proprie canzoni.

“Everest” si pone malinconicamente cupo sin dalle prime note dell’iniziale “The Spring”, e una sensazione di profonda commozione permane per gran parte della tracklist, dalle meravigliose “Misses” e “Changes” alle minori (ma sempre toccanti) “Here I Belong” ed “Head On”, sino alla conclusiva “Wars”. Gli slanci più briosi risultano meno frequenti rispetto al passato, ma quando avvengono si stagliano in maniera ancor più netta. E’ il caso di “Not Dead”, “Rorscharch” e soprattutto di “We Are The Living” e “Switzerland”, i frangenti più ritmati.
“Mallory’s Height” (costruita su un’atmosfera a metà strada fra i Radiohead ed i Portishead di “The Rip”) ci consente di scoprire la singolare storia dello scalatore George Mallory, scomparso nel 1924 durante una spedizione che mirava alla conquista della vetta dell’Everest: il corpo fu ritrovato soltanto nel 1999, a pochi metri dalla cima.

E' possibile apprezzare a pieno i Girls In Hawaii soltanto dopo averli visti su un palco, dimensione che rende loro piena giustizia attraverso la sublimazione del bell’intreccio delle voci, del carisma dei singoli membri ed esaltando i momenti nei quali puntano verso le deflagrazioni, imbracciando fino a quattro chitarre, senza mai tralasciare qualità e gusto: quando la band riuscirà a trasferire su disco la propria enorme carica live, allora sarà davvero grande.
Per questo motivo “Everest” potrebbe apparire un episodio minore nella discografia della formazione belga, soprattutto se analizzato senza tener conto del contesto che lo ha generato. Ed invece Antoine Wielemans, Lionel Vancauwenberghe e soci restano un gran bel sentire anche quando decidono di puntare su toni più sommessi del solito, giocandosi tutto sul climax emozionale, alla ricerca della luce fra le nevi perenni ed il freddo intenso della montagna più alta del mondo.

(28/10/2013)

  • Tracklist
  1. The Spring
  2. Misses
  3. We Are The Living
  4. Changes
  5. Switzerland
  6. Here I Belong
  7. Not Dead
  8. Mallory’s Height
  9. Head On
  10. Rorscharch
  11. Wars
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