Gorguts

Colored Sands

2013 (Season of Mist) | technical & progressive death-metal

Il ritorno dei Gorguts, una delle formazioni più importanti dell’epopea death-metal, ha naturalmente fatto venire l’acquolina in bocca a numerosissimi appassionati. Dopo la deludente esperienza dei Negativa e la tragica morte del chitarrista Steeve Hurdle (venuto a mancare all'età di 41 anni nel maggio del 2012), il deus ex machina Luc Lemay è finalmente riuscito a condurre in porto il disco numero cinque, che arriva dopo una pausa di ben dodici anni (l’ultimo era stato, infatti, “From Wisdom To Hate”, pubblicato nel 2001).

Della vecchia formazione non è rimasto nessuno, perché Lemay ha optato per questo trittico: il chitarrista Kevin Hufnagel (già nei Dysrhythmia), il batterista John Longstreth (ex Dim Mak ed Origin) e il bassista-chitarrista Colin Marston, che non dovrebbe aver bisogno di presentazioni.
Con questi nuovi compagni di viaggio, Lemay riparte praticamente da dove le trasmissioni erano state interrotte, rivisitando il passato della band con sicuro mestiere e cercando di infondere nuova linfa vitale a un sound che ha fatto scuola. I debiti che molti dei deathster più in vista dei nostri giorni hanno nei confronti della formazione di “Obscura” sono innegabili e questo ritorno servirà per rinfrescarci un po’ la memoria, anche se, qualitativamente parlando, Lemay qui non riesce a superare alcuni dei suoi discepoli più creativi (Ulcerate e Flourishing su tutti, che, va detto per i distratti, sono andati ben oltre la semplice rilettura del sound dei canadesi), pur essendosi a loro ispirato, soprattutto in fase di produzione.

L’essenza dell’opera risiede, fondamentalmente, in una struttura bifronte, per cui – come dimostra subito l’opener “Le Toit du Monde” - passaggi evocativi e cadenzati si alternano a violentissime conflagrazioni che si risolvono in dissertazioni cerebrali o scalano vette atmosferiche in cui si riflettono molte delle soluzioni post-death metal degli ultimi anni, tra cui quella di lasciar vacillare un melodismo radioattivo dentro geometrie d’acciaio (è il caso, per dire, di “Ocean Of Wisdom”).
Le complicazioni cerebrali di Marston fanno bella mostra di sé nei meandri di “Forgotten Arrows”, esasperata da momenti di pura brutalità meccanica. La title track, invece, viene battezzata da una chitarra pulitissima, in arpeggio modulato, procedendo, quindi, in ramificazione, fino ad esplodere in una torrida esibizione delle diverse sfaccettature del suono Gorguts. La prima parte del disco, che risulta essere, a conti fatti, quella più interessante, si chiude idealmente con “The Battle Of Chamdo”, uno strumentale affidato ad un quintetto d’archi…
Si riparte, quindi, con l’accoppiata “Enemies Of Compassion”/“Ember’s Voice” (che sembrano stiracchiare un po’ troppo soluzioni abusate) e una più intrigante “Absconders”, sorta di suite in cui tornano a vorticare le diverse sfaccettature del loro sound, come accade anche in “Reduced To Ashes”.

Parlare del ritorno di un nome così fondamentale per le sorti di un intero genere non è facile, perché si rischia sempre di lasciarsi guidare dai pregiudizi, dall’entusiasmo e via di questo passo. Tuttavia, credo sia innegabile che queste dieci composizioni rappresentino un bel banco di prova per quanti vorranno avventurarsi nell’universo Gorguts, in cui troveranno altri cinque dischi, tutti superiori, tutti più decisivi per le sorti del genere. Questo per dire che, sì, “Colored Sands” è un disco ben fatto, ma che non spinge all’ascolto compulsivo come, invece, facevano e fanno, per dire, “Obscura” o“The Erosion Of Sanity”.

(09/09/2013)

  • Tracklist
  1. Le Toit Du Monde
  2. An Ocean Of Wisdom
  3. Forgotten Arrows
  4. Colored Sands
  5. The Battle Of Chamdo
  6. Enemies Of Compassion
  7. Ember's Voice
  8. Absconders
  9. Reduced To Silence
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