Gris

À l'âme enflammée, l'âme constellée...

2013 (Sepulchral) | black-metal, darkwave, neofolk

Sei anni fa, “Il était une forêt...” sottopose all'attenzione degli appassionati di metal estremo il nome dei Gris: fino ad allora semi-sconosciuti, Icare e Neptune, questi i nomi d'arte dei due musicisti canadesi, con un pugno di incisioni alle spalle grazie al progetto Niflheim, s'imposero con forza nell'ambiente grazie a un disco che letteralmente faceva storia a sé, per quanto inserito in un filone (quello del black-metal di matrice depressiva) che vantava già una storia piuttosto lunga. Un songwriting peculiare, sposato a un sound sì granitico, ma dotato di una musicalità eccellente, convinse in tanti delle grandi qualità del duo, capace di dipingere concetti quali misantropia e disperazione con pennellate sempre scurissime, eppure mai appiattite su di un'unica gradazione, mai ridotte ad un eccesso sonico fine a se stesso.
Sei anni dopo, forti di esperienze parallele (il progetto collaterale Miserere Luminis, in compagnia del connazionale Annatar aka Sombres Forêts), e di un duro lavoro nel dar vita al successore di un album così acclamato, finalmente arriva, sempre per la fida Sepulchral, “À l'âme enflammée, l'âme constellée...”, terzo album della formazione dal Quebec, che ancora una volta riesce a dare dimostrazione di autentica classe. Già questo sarebbe più che sufficiente a rivelarlo come disco degno di nota: l'ascolto invece svela una band che non soltanto non si è seduta sugli allori, ma che ha finito per ampliare ulteriormente il suo campo d'indagine, alla volta di una nuova definizione del proprio essere.

Doppio cd per ottanta minuti di colossali sensazioni, “À l'âme...” è un'opera che riprende in buona misura la desolazione esistenziale della precedente fatica, ma la convoglia nell'alveo di un torrente sonoro dalla portata, emotiva ancor prima che musicale, decisamente più vasta. E non è soltanto questione di produzione, affinata sotto ogni aspetto, realmente abile nel dare risalto alla minima stilla sonora. Per la prima volta nel loro percorso, piccoli, fiochi riverberi di luce riescono a penetrare l'assoluta tenebra che li circonda: una luce minacciosa, tutt'altro che calda e accogliente, una presenza estranea a quell'ambiente. Eppure indispensabile, nell'ottica evolutiva del duo.
Con una straziante malinconia a correre di pari passo ad una profonda prostrazione, l'humus del lavoro, oltre a dare ulteriore sfogo alle “usuali”, sconfortanti, visioni black-metal, approfondisce con decisione nuovi aspetti nella formula del duo: violini e chitarra acustica in particolare, con un ruolo di prim'ordine all'interno dei dieci brani, non soltanto spezzano gli imponenti affreschi di chitarra, basso e batteria, ma spesso vi si insinuano, li sorreggono, li commentano o ne irrobustiscono il messaggio, in un perfetto bilanciamento tra le due componenti. Il risultato è quindi quello di due lunghe suite (la suddivisione in pezzi è di scarsa rilevanza nell'opera) sospese tra esplosioni di sconfortante angoscia e parentesi di profonda introversione, in cui i riff degli Agalloch, la nostalgia poetica dei tardi Empyrium, reminiscenze neoclassiche di rara finezza si combinano e si scombinano con un senso della progressione del tutto distintivo, totalmente a sé.

Già il taglio atmosferico della chitarra inquadra comunque alla perfezione le profonde scissioni psicologiche illustrate da Icare (per una volta, uno scream usato con piena cognizione di causa, contrapposto pure ad arcani cori femminili), distaccandosi con forza dai tanti colleghi attualmente impegnati nel rinnovamento e nella ridefinizione del black-metal. Eppure, pur ricorrendo a costrutti e ibridazioni tutt'altro che nuovi, i Gris riescono nell'impresa di risultare più freschi e convincenti di tanti tra i suddetti colleghi: merito del lavoro di cesello sulle sfumature e sui passaggi, e di un sound che sa sfruttare al meglio i mille e più risvolti dell'emozione.
Parchi nelle uscite, ma sempre attenti nel pubblicare materiale di assoluto rilievo, i due musicisti canadesi, con quella fioca luce per guida, hanno scritto una delle migliori pagine del metal contemporaneo. Il cammino prosegue...

(05/11/2013)

  • Tracklist
Cd 1

  1. L'aube
  2. Les forges
  3. Samsara
  4. Igneus
  5. Dil

Cd 2

  1. Moksha
  2. Seizième prière
  3. Sem
  4. Une épitaphe de suie
  5. Nadir


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