Grouper

The Man Who Died In His Boat

2013 (Kranky) | ambient-drone, drone-folk

Due anni sono passati dagli splendidi affreschi del doppio "A I A" e Liz Harris da Portland compie un salto nel passato. "The Man Who Died In His Boat", su Kranky, è infatti composto da 11 tracce registrate nelle session di "Dragging A Dead Deer Up A Hill", album uscito nel 2008. E' un salto a piedi uniti, deciso e compatto. E tradisce coloro i quali avevano visto in "A I A" una sorta di nuova direzione, di tagli drone più marcati, cupi, romantici. Annulla tutto ciò, Liz, e lo fa con un disco che, dall'universo tratteggiato in "Alien Observer", torna alla terra più pura e grezza.

Suona compattissimo, ma non per questo eccessivamente monotono, "The Man Who Died In His Boat". Grouper infila 11 brani che paiono essere quasi l'uno il proseguimento dell'altro, una continuità nel solco della tradizione. Una chitarra pastorale, con acuti che cesellano litanie grevi, ma senza l'afflato ancestrale del precedente lavoro. Si estinguono quasi totalmente i drone, e in questo senso più che alla vecchia Grouper si può far riferimento a "Foreign Body" a nome Mirrorring, con Tiny Vipers.
Quella commistione di drone-folk, a netta prevalenza del secondo, in un primo tempo annoia e getta quasi nello sconforto. Salvo poi conquistarti sottilmente, catturato da un giusto mood, da un giusto paesaggio o clima. Non è un disco per tutte le stagioni, per tutti gli umori o momenti. E' forse il disco più intimo di Grouper e si fa apprezzare, almeno in parte, solo col tempo. 

L'album più difficilmente assimilabile della sua carriera Liz lo costruisce quasi interamente sulla chitarra. Intro perfetta ne è "Vital", fingerpicking dimesso e spettrale con la sua voce a declamare, quasi in lontananza. In una sorta di gioco d'alternanza - proprio come nel lavoro a nome Mirrorring - s'alternano tracce di chiara impronta folk, come la splendida "Cloud In Places" che fotografa paesaggi sospesi in bianco e nero, o "Cover The Long Way", che gioca su sovrapposizioni vocali, a drone tremolanti, come in "Different (Voices)" o "Being Shadow".
Tuttavia nella seconda metà il tutto tende ad appiattirsi su questo schema, e Grouper cade in una sorta di binario morto, inserisce il pilota automatico e finisce anche con lo stancare. Tagli di chitarra un po' monotoni disegnano l'architettura della title track o di "Towers", brani tutt'altro che disprezzabili, non ci fosse la sensazione di averli sentiti pochi minuti prima. 

Liz non riesce qui a replicare il fascino arcano di "A I A", e non ci si avvicina nemmeno. Delude addirittura, riuscendo a incantare a metà e, proprio per questo, genera ancor più rimpianto per quello che poteva essere un altro capolavoro di quella che, comunque sia, rimane assieme a poche altre elette (Marissa Nadler, Josephine Foster e Joanna Newsom) la miglior espressione del songwriting al femminile degli ultimi dieci anni.

(14/02/2013)



  • Tracklist
  1. 6
  2. Vital
  3. Cloud In Places
  4. Being Her Shadow
  5. Cover The Long Way
  6. Difference (voices)
  7. Vanishing Point
  8. The Man Who Died In His Boat
  9. Towers
  10. STS
  11. Living Room
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