Hapshash & The Coloured Coat

Featuring The Human Host and The Heavy Metal Kids (ristampa)

2013 (Esoteric/Cherry Red) | psychedelia

Questo ultimo scorcio d’estate è stato assai fecondo di ottime ristampe (molto meno di ottime nuove uscite discografiche, purtroppo), tra cui vanno citate almeno la fondamentale compilation di “Electronic Music For The Mind and Body” (su El/Cherry Red) e l’edizione in tiratura limitata (solo 1000 esemplari ristampati in un’edizione fin troppo spartana e parca di note) da parte della Projekt di uno dei capolavori di tutta la world-music elettronica, “The Wolf At The Ruins” (1989) di Forrest Fang, a cui è stato accorpato anche il precedente “Migration” (1986).

Ora è la volta degli Hapshash & The Coloured Coat, uno dei combo più bizzarri e originali della scena psichedelica anglosassone, che in un certo senso anticiparono lo stile ferocemente “free-form” dei primi Amon Duul (quelli politicizzati della prima incarnazione). Il gruppo era formato da due grafici, Michael English e Nigel Weymouth, a cui si aggiunse il produttore Guy Stevens, che lavorò in seguito con grossi nomi della scena rock come Mott The Hoople, Spooky Tooth, Free, Clash (produsse “London Calling”) e che morì alcolizzato nel 1981. Il team grafico degli Hapshash & The Coloured Coat firmò dei bellissimi poster e manifesti, in perfetto stile psichedelico, per gente del calibro di Pink Floyd, Arthur Brown, Soft Machine e Incredibile String Band. Si trattava quindi di una band formata da artisti disegnatori, non da dei veri musicisti. Il primo e storico album, dal surreale titolo “Featuring The Human Host and The Heavy Metal Kids”, fu coraggiosamente pubblicato nel 1967 dalla Minit, una sussidiaria della Liberty (negli USA fu pubblicato dalla Imperial e con una grafica leggermente diversa) in un fiammante vinile rosso. Si tratta di un disco fondamentalmente anarchico e di “impatto”, nel senso che è mirato a colpire con forza l’ascoltatore, e dove ogni virtuosismo strumentale è messo al bando. Bastano già le prime battute di “H-O-P-P- Why?” per rendersi conto dello spirito iconoclasta di questi tre individui, che si alternano vicendevolmente ai vari strumenti: un baccano sconnesso e follemente percussivo, in netto anticipo su ciò che faranno un paio di anni dopo i tedeschi Amon Duul. Anche “A Mind Blown Is A Mind Shown” non è da meno, situandosi dalle parti del coevo “Parable Of Arable Land” dei Red Crayola.

Gli esotismi orientaleggianti di “The New Messiah Coming 1985” esulano in parte da tutto questo fracasso, ma la vera oasi di pace si ha nei vocalismi mantrici di “Aoum”, in cui il sacro Om intonato dai tre regala aromi mistici come non mai. L’apoteosi del loro caos sonoro si ha però nella conclusiva “Empires Of The Sun”, una specie di loro “Sister Ray”, dove il drumming incede ossessivo, tenendo più o meno sempre lo stesso ritmo per ben quindici minuti. Urla isteriche si fondono con suoni di campanelli, campanacci, fischietti e strumenti a percussione vari, fino ultimi minuti, dove si intrecciano un parlato colloquiale in lingua spagnola con un lugubre proclama stentoreo. Splendida la veste grafica della copertina, ovviamente opera loro. La presente edizione su Esoteric/Cherry Red surclassa nettamente le precedenti ristampe su Repertoire e Akarma, sia a livello di suono che di ricchezza dei libretti. Solo la ristampa in vinile da parte della Sundazed eguaglia questa appena uscita, a meno che uno non possieda la rara stampa originale dell’epoca. Per i completisti, la Cherry Red ha ristampato ora anche “Western Flier” (Liberty 1969), secondo album degli Hapshash, meno pregante e interessante di questo capolavoro qua.

(13/09/2013)

  • Tracklist
  1. H-O-P-P- Why?
  2. A Mind Blown Is A Mind Shown
  3. The New Messiah Coming 1985
  4. Aoum
  5. Empires Of The Sun
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