Harold Budd

Jane 1-11

2013 (Darla) | ambient, post-minimalism

Dopo l'inatteso e inafferrabile capolavoro dai mille volti “Avalon Sutra”, Harold Budd è entrato in una fase totalmente nuova della sua carriera. Se la sua arte tra Ottanta e Novanta aveva posto le basi per una forma di ambient music poetica e visionaria, per poi consolidarsi in una formula inconfondibile nei prodotti migliori dei Novanta e dei primi Duemila – su tutti le collaborazioni con John Foxx – gli ultimi allbum dell'acquerellista californiano hanno sviscerato via via tutta una serie di nuove, possibili declinazioni del suo stile. Dalle costruzioni elettro-melodiche al fianco di Eraldo Bernocchi ai sogni lucidi evocati con Robin Guthrie, passando per l'isolazionismo esplorato assieme a Clive Wright, gli anni dal 2004 a oggi ci hanno consegnato un Budd sempre più voglioso di cercare nuove strade con cui interfacciare il suo infallibile marchio di fabbrica atmosferico.

Questa sorta di continua esplorazione del nuovo, per quanto decisamente lodevole, ha spesso portato però a una sostanziale perdita di quello che è sempre stato l'elemento in più dei capolavori del musicista: la poetica delle sue evocazioni. Mancanza, quest'ultima, manifestatosi in particolare nelle opere più recenti, in cui la direzione della sua ricerca si è spostata sempre più verso la sottrazione sonora: in parole povere, una sorta di “ritorno a casa” di quel minimalismo che costituisce l'ossatura della sua formazione musicale. In tal senso, “Jane 1-11” è un disco che si pone in piena continuità con quanto proposto in maniera ancora convincente in “In The Mist” e già più traballante nel successivo “Bandits Of Stature”.

La partenza desolante e rarefatta di “Jane 1” è un autentico colpo al cuore per chi si è fatto condurre nelle stanze vuote di “The Room” o ha ammirato le maestose architetture di “The White Arcades”: scrosci metallici, microsound, qualche rivolo industriale e un gelo marziale, quasi un incontro tra il Mika Vainio avanguardista e la coppia BJ Nilsen-Stillupsteypa. La scena si ripete, seppur con attori diversi, in “Jane 6”, carillon i cui riverberi suonano in un silenzio tombale, e nella catacomba avant-chamber di “Jane 7”: musica senz'anima né cuore, priva anche solo di una particella infinitesimale della magia propria anche dei dischi più autoreferenziali. Per fortuna, però, si tratta di due episodi isolati: il resto dell'album monta droni su flussi intangibili, amalgamandoli nelle più disparate combinazioni.

I risultati migliori sono tutti confinati nella parte conclusiva del disco: il fluttuare subacqueo di “Jane 8”, la dolce e fiabesca sonatina di “Jane 9” e l'estasi cosmica di “Jane 10” (quasi un omaggio a Steve Roach), seppur lontani dai vertici espressivi del passato, tornano a vertere su territori più familiari alla sua poetica. Il miraggio sognante di “Jane 11”, rifugiandosi nelle architravi del passato, riesce addirittura a riportare in auge la carica estatica della prima, strepitosa trilogia (in particolare di “Abandoned Cities”).
Gli episodi restanti, in compenso, si basano su tanto mestiere e poca ispirazione, dal mantra di piano elettrico “Jane 2” all'arpa nel vuoto di “Jane 4” passando per il grido melodico finto-epico di “Jane 5” e lo spento inchino alle collaborazioni con Eno di “Jane 3”.

A conti fatti, il bicchiere finisce per risultare mezzo pieno, di un miscuglio che è però composto in copiosa quantità da quella classe cristallina della quale nulla e nessuno potrà mai privare un qualsiasi disco di Harold Budd. Una classe che finisce però per essere forma pura, se non coadiuvata a una sostanza che questa volta è ridotta all'osso. L'impressione è che, giunto a ben trentacinque anni di carriera, il più grande pittore dell'ambient music continui a saper creare tonalità sopraffine ma abbia perso la capacità di riprodurvi quegli scenari che erano stati da sempre la sua specialità. E questa, a prescindere da un disco nel complesso salvabile, è tutto fuorché una buona notizia.

(18/09/2013)

  • Tracklist
  1. Jane 1
  2. Jane 2
  3. Jane 3
  4. Jane 4
  5. Jane 5
  6. Jane 6
  7. Jane 7
  8. Jane 8
  9. Jane 9
  10. Jane 10
  11. Jane 11
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