Matthew Herbert

The End Of Silence

2013 (Accidental) | musique concrète, avantgarde

Voci concitate, uomini che scappano terrorizzati, fischi, quindi una terrificante detonazione che si lascia dietro solo una confusa e silenziosissima nuvola di polvere. È questo il frammento ricevuto da Matthew Herbert dal fotografo di guerra Sebastian Meyer, una decina di secondi appena, carpiti alle esplosioni di Ras Lanuf, Libia, perché “la fotografia non riusciva a catturare tutto l’orrore di quanto stava avvenendo”.
Il sample non poteva lasciare indifferente il concretista inglese, vuoi per la sua nota, acuta, sensibilità politica, vuoi per l’attenzione sempre maggiore con cui sta cercando di inserire la sua sveglia consapevolezza nel suo operato recente – dal trittico “One” all’ultimo “Tesco”.
La missione quindi è congelare la storia, premere pausa e scandagliare le componenti del suono per capirne meglio la natura tanto spaventosa, e soprattutto ricondurre alla realtà più viscerale la virtualità dei comunicati stampa e dell’informazione internauta.

La breve registrazione è stata fatta oggetto quindi di vivisezione dalla mini-orchestra elettronica messa su da Herbert (con Yann Seznec, Tom Skinner e Sam Beste) che ha dato vita, nella verdeggiante campagna inglese, a una lunga sessione impro in cui i processi sul frammento sonoro si sono amalgamati con i field recording più o meno accidentalmente rubati alla location.
I tre movimenti di “The End Of Silence” restituiscono così una complessa successione di variazioni sul tema, dando vita a estemporanee sinfonie noise e mostruose “melodie” elettroacustiche in crescendo – segnate dalla tipica, infantile, semplicità herbertiana, la stessa a conti fatti dei tappeti tec-house di “100 Lbs” – costantemente spezzate dal sample bellico, ripetuto una mezza dozzina di volte con colori differenti, fino al (lunghissimo) minuto di silenzio conclusivo.
Tutto ambientato su uno sfondo di apparente solarità campestre (cinguettii, latrati in lontananza), il cui potenziale bucolico è turbato da un inevitabile, macabro, sentore di precarietà.

“The End Of Silence” è la prova più difficile e impegnata del dotto producer d’Albione, ennesimo progetto di spessore in diciassette lucidissimi anni di percorso electro-concreto in curriculum, atroce riflessione sul concetto di guerra, astratto dai media e ideologizzato dai poteri, riportato qui al suo significato più immediato: massacro tra poveri, entropia, o anche, poundianamente, la grande menzogna dei vecchi.

(23/06/2013)

  • Tracklist
  1. Part One
  2. Part Two
  3. Part Three
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