His Electro Blue Voice

Ruthless Sperm

2013 (Sub Pop) | noise-rock, avant-rock, dark-punk

His Electro Blue Voice, terzetto di Como (Francesco Mariani, Claudia Manili, Andrea Napoli) dedito a un noise-rock tanto d’assolto quanto di ricerca, inizia il suo percorso con uno split, precisamente con i Nuit Noire, in cui compare la loro “Call”, un garage-rock sprintante, con una pulsazione elettronica quasi da motorik teutonico.
Il loro primo Ep, “Fog” (2007), aumenta il catastrofismo nella title track, sfogo con un uso particolare della distorsione, quasi vitrea, e “Das”, più dark-punk contagioso ed epidermico con un climax a mo’ di tornado e un decelerando finale dissonante horror, il loro primo picco. Con questo Ep la band alza subito la posta dell’articolazione, la ricerca elettronica e la composizione. Nel secondo “Duuug” (2008) i tre sottolineano piuttosto le loro radici punk e new wave attraverso gli accenti industrial di “Duug” e il caos percussivo e i riff luciferini di “Fury Eyes”.

Il singolo “Animal Verses/Black Veils” (2010) continua più precisamente la loro innovazione. “Animal Veils” prende in considerazione tanto la “Holiday in Cambodia” dei Dead Kennedys quanto i Wire depressi di “154” e li fa infiammare nelle nevrosi delle distorsioni. “Black Veils” seppellisce una solenne andatura industrial sotto un’immane cortina incendiaria di rumori chitarristici, quindi cala il ritmo a una sorta di passacaglia-allucinazione elettronica, con organo, flautino e mantra bruto alla Michael Gira.
Così “Wolf/Worm” (2010) si orienta alla jam. “Wolf” è una tirata punk’n’roll che pian piano si rarefa in senso progressivo con invasione di ultracorpi (farfisa e venti elettronici), zufolo e tamburi. “Worm” si ributta nel rock elettronico imbevendolo di elettronica e disossandolo al massimo: nessun riff, solo un moto ipnotico e caotico alla “Negativland” dei Neu, pian piano bailamme marziale di dissonanze.

Il loro raggiungimento più avanzato è l’Ep “Dead Sons” (2011). I toni allucinatori alla Pere Ubu di “Dead Mice” preludono a una nuova prova di sgretolamento della pièce cantata, stavolta persino debordante nel non-ritmo e nell’astrazione, con un contrappunto quasi barocco. Dopo l’esperimento di shoegaze tribale di “Eat Sons”, i tre trovano il loro nadir nei 17 minuti di “Zum”, con cui sfondano nuove barriere. Un lento incedere mortifero, tra soundscape galattici e un battito da marcia funebre, apre un momento di rada musique concrete per poi rianimarsi in una corsa chitarristica sfrenata, sempre funestata dai suoni elettronici, alzandone l’intensità psichedelica.

Notati dalla Sub Pop nel 2012, ai tre viene chiesto di partecipare alla compilation celebrativa “Sub Pop 1000”. Il complesso risponde con “Kidult”, quasi sette minuti di arrovellamenti maniacali sulla distorsione noise-rock e industrial.
Il loro primo album lungo "Ruthless Sperm" capitalizza degnamente su questi risultati, ormai assimilati a vere grammatiche. Così “Sea Bug” è il loro parto finora più aggressivo, dei Jesus And Mary Chain a velocità quadrupla, “Tumor” è la loro danza Pere Ubu per antonomasia, tra stridori, luccichii e accenti alieni, il ritmo panzer allucinato di “Death Climb” sconfina in una follia elettronica quasi goa-trance, mentre “The Path” rappresenta l’angolo pop-core, ma trasfigurato in aromi fatati oscillanti.

Più complessa “Spit Dirt”, di media durata, dapprima sarabanda gotica alla Soft Moon, con bradi strati elettronici, poi una seconda parte che evidenzia un battito motorik e vocals inumane alla Kraftwerk. L’album però purtroppo non chiude col botto: tanto “Born Tired”, una fioca imitazione della “Debaser” dei Pixies, quanto “Red Earth”, che sostituisce l’onda d’urto degli altri brani con un’atmosfera placidamente noir ed effetti decorativi, sembrano scarti che contraddicono l’intero album, o, peggio, Ep e singoli che l’hanno preceduto.

Secondo caso di prodotto del sottobosco italico importato dalla Sub Pop, dopo i Jennifer Gentle. Nonostante il flaccido finale posticciamente melodico, ha il medesimo appeal revisionista: forza, ritmo, avanguardia, abrasione vandalistica dell’armonia. Memorabili, stavolta, più i brani corti (“Sea Bug” fa strike). In pre-order c’è una traccia in più di 13 minuti, “Mad Seen”.

(24/09/2013)

  • Tracklist
  1. Death Climb
  2. Spit Dirt
  3. Sea Bug
  4. Tumor
  5. The Path
  6. Born Tired
  7. Red Earth
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