In Zaire

White Sun Black Sun

2013 (Sound Of Cobra / Tannen / Offset) | psych-rock

Con titoli quali “Sun”, “Venus”, “Saturn”, e via dicendo, più che un debutto, sembrerebbe un disco riesumato di Sun Ra. E in seguito, una volta messo su, ti rendi conto che, attesi al varco del passo adulto, gli In Zaire hanno licenziato un lavoro possente, lisergico e ossuto. Insomma, pregevole. Un lavoro nel solco del miglior psych-rock che, al di là delle attese ricambiate, legittima ulteriormente la neo-psichedelia italica - tutti gruppi diversi tra loro: più un modo di intendere che di fare - come realtà con cui fare i conti, non solo dalle nostre parti.

Dopo una serie di split e di extended play, il gruppo capitanato da Claudio Rocchetti, Stefano Pilia, Alessandro De Zan e Riccardo Biondetti riesce, forse come mai prima, a incidere su vinile (che saranno 500, quindi affrettatevi) l'atmosfera torrida dei loro live. “White Sun Black Sun” è un disco da "buona la prima", senza tanti fronzoli, a cui mancano solo degli applausi posticci per incasellarlo di fianco a “Kick Out The Jams”.
E la partenza suona proprio Detroit, zona Mc5. “Sun” inaugura con una batteria pestata che già pronostica il resto, cioè un attacco sonico incessante in cui, forte di un alieno recitato, ritmica e chitarra vanno in rotta di collisione. Ne si esce stremati. Poi è il turno di “Moon”, corsa solenne dai tratti motorik e orgiastica epifania percussiva.

Come un combo garage-rock (a tratti vengono in mente i Monks, se non i Fall più devastati) dilatato nella durata dei pezzi, e dal suono impastato e definito insieme, “White Sun Black Sun” mette a fuoco un'idea di canzone inedita per i Nostri. O meglio, ridimensionata: meno dispersiva nella forma, sì, ma pur sempre selvaggia.
Un'idea che prende sembianze dub (“Jupiter”), trascinandoci nell'Africa più misterica, sino a farsi blues, come nella slabbrata Mars. Senza mai perdere l'effetto trance, In Zaire è una macchina ferina, ossessa, che macina feedback infiammabile tipo “Venus”, furiosa cavalcata alla Comets On Fire (piuttosto che Hawkwind o White Hills), o il groove quadrato dell'ipnotica "Mercury".

Ma più di tutto spaventano, letteralmente, nella chiusa “Saturn”, monstre bifronte prima rito pagano e poi, in crescendo, metallica e martellante furia psych-rock.
Vedeteci quello che volete, Hawkwind, Comets On Fire o Mc5 che siano. Oppure del kraut-rock, se non heavy-psych della miglior specie. Ma, visto che nel loro caso pure di post-punk si parla, per quanto mi riguarda ricordato i migliori Chrome, che come tutti sanno non erano che freak trovatisi per sbaglio nei tardi 70's.

Julian Cope se ne innamorerà. E noi con lui.

(20/03/2013)

  • Tracklist
  1. Sun 
  2. Moon 
  3. Mars 
  4. Mercury 
  5. Jupiter 
  6. Venus 
  7. Saturn
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