Janelle Monae

The Electric Lady

2013 (Bad Boy) | r'n'b, soul, electro funky

Sospinta dalle meritate lodi ricevute un po’ a destra e a manca negli ultimi tre anni, Janelle Monae torna a bussare alle nostre porte a dir poco spalancate dall’eccellente “The Archandroid”. Il suo è un rientro carico d’energia frizzantina e di svolazzi stilistici attuati con il consueto scenario di stampo broadwayano ancora una volta ben posto sullo sfondo, a rimarcare la necessità di conferire all’insieme un’atmosfera da musical, tra laccati rimandi a certo soul dei sessanta targato Motown, inaspettate fughe elettriche con tanto di assolo finale e ballatone romantiche in salsa rigorosamente eighties. Il palese omaggio a “Electric Ladyland” di Hendrix e gli ospiti illustri suggeriscono poi quelle che saranno le cuciture del nuovo mantello sonoro firmato Monae.

 

C’è innanzitutto sua Maestà Prince, amico e mentore per l’occasione nell’eccitante torsione funky “Givin' Em What They Love”, in cui prende quota una graffiante Janelle in versione Betty Davis dei nostri giorni, a scaldare ugola e platea. C’è quindi la divina Erykah Badu nel primo singolo del disco, l’irriverente “Q.E.E.N.”. E c’è Miguel nella pacchiana e strappalacrime “Primetime” con campionamento incorporato della generazionale “Where Is My Mind” dei Pixies. Ci sono infine Solange Knowles, la sorella di Beyoncè, in duetto nel morbido ma poco articolato r’n’b della title-track, e la contrabbassista Esperanza Spalding a tendere ben più di una mano nel candore jazzy di “Dorothy Dandridge Eyes”.

 

Insomma, Janelle non s’è fatta mancare proprio nulla, nella viva speranza di bissare le proprie fortune. Tuttavia, pur mantenendo alta la bontà della proposta mediante una produzione super, al disco manca la magia dell’illustre predecessore. Parimenti, l’interpretazione canora è qualitativamente ineccepibile, così come lo sono le singole sfumature strumentali. C’è spazio finanche per una nuova “Tightrope” (la trascinante “Dance Apocalyptic”), o per pomposi archi in vaga scia Candi Staton (“Look Into My Eyes” ). Non mancano poi sfacciati inchini ai maestri del passato, come accade nella wonderiana “Ghetto Woman”. Mentre la coda dell’album appare molto più pacata e dimessa. Prendono così il sopravvento soffici armonie soulful, impeccabili sotto il profilo esecutivo ma decisamente poco penetranti (“Our Favourite Fugitive”, “Victory”, “Sally Ride”) e melodicamente stantie. Chiude la romantica “What An Experience”, decisamente più fruibile ed ispirata con il suo tastierone eighties in bella mostra.

 

Tirando le somme, il secondo disco sulla lunga distanza della sbarazzina cantautrice del Kansas mostra diverse eccellenti riletture del vecchio r’n’b a stelle e strisce, appiattendosi, purtroppo, nella seconda metà, attraverso laccature poco intriganti e destinate unicamente a un riempimento del vaso non propriamente richiesto e necessario. “Electric Lady” è dunque un album indubbiamente ben prodotto, a tratti penetrante e incisivo, talvolta eccessivo e melodicamente insapore. Ciò nonostante, la bacchetta magica resta ancora saldamente nella mani di Janelle. Visti tali altalenanti risultati, occorre solo che ritrovi la piena concentrazione, dosando maggiormente il proprio talento magari già alla prossima occasione, senza eccedere in inutili dispersioni stilistiche e vizi di forma poco in linea con la sua briosa e valevole personalità artistica.  

(17/09/2013)

  • Tracklist

1. Suite IV Electric Overture

2. Givin Em What They Love (featuring Prince)

3. QUEEN (featuring Erykah Badu)

4. Electric Lady (featuring Solange)

5. Good Morning Midnight

6. PrimeTime (featuring Miguel)

7. We Were Rock & Roll

8. The Chrome Shoppe

9. Dance Apocalyptic

10. Look Into My Eyes

11. Suite V Electric Overture

12. It’s Code

13. Ghetto Woman

14. Our Favourite Fugitive

15. Victory

16. Can’t Live Without Your Love

17. Sally Ride

18. Dorothy Dandridge Eyes (featuring Esperanza Spalding)

19. What An Experience

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