Josh Rouse

The Happiness Waltz

2013 (Yep Roc Records) | songwriter

La svolta nella carriera di Josh Rouse risale a parecchi anni fa, dieci per l’esattezza, quando la Rykodisc pubblicava “1972”, opera quarta del cantautore originario del Nebraska, un piccolo inatteso e prodigioso omaggio ai 70's che mescolava con naturalezza folk songs e groove Motown, aprendo un orizzonte capace di abbracciare Jackson Browne, Al Green, James Taylor e Paul Simon senza cadere nella maniera.

Rouse, che allora aveva trent’anni e si era fatto le ossa nel circuito alt-country del Midwest americano, riuscì a imboccare una strada che pochi colleghi osavano percorrere, lavorando su una forma canzone canonica e melodica che riscoprisse le radici folk nella prospettiva morbida (e ormai desueta) del soft-rock che invadeva le frequenze radio statunitensi tre decenni prima.  Dopo un altro buon album, “Nashville” (ogni riferimento al signor Dylan è puramente casuale...), Rouse si è trasferito in Spagna dove ha messo su famiglia e ha continuato a produrre dischi più che decorosi, ibridando il suo stile con elementi latini.

Per “The Happiness Waltz”, che è nientemeno che il suo decimo disco, Rouse non si è spostato da Valencia e ha lavorato con il suo consueto e fidatissimo staff, coordinato dal produttore di lungo corso Brad Jones. Tuttavia, rispetto agli album precedenti, ha eliminato ogni orpello spagnoleggiante e sembra essere tornato quasi alla forma di “1972”. Fin dall’iniziale arpeggio acustico di “Julie (Come Out Of The Rain)”, il musicista americano mostra il suo talento nel creare un adult-rock dai contorni perfettamente levigati, dove l’efficace dolcezza della melodia poggia su un leggiadro tappeto di lap-steel e chitarre scampanellanti. Pezzi di immediata piacevolezza e sapientemente costruiti come “Simple Pleasure”, “A Lot Like Magic” o “Start Up A Family” scandagliano nella serena quotidianità sentimentale di Rouse, vestendosi con gli abiti leggeri e colorati di Randy Newman o dei Fleetwood Mac, dove un’elettricità gentile incornicia trine acustiche e sornioni inserti di fiati. 

L’impressione generale non può che essere quella di un singer/songwriter amabilmente fuori moda, innamorato di un modo di scrittura tanto onesto quanto programmaticamente delicato. Tutto nei 44 minuti complessivi del disco suona al posto giusto, senza vette particolari ma con una notevole eleganza, fino al sipario virato jazz del pezzo che dà il titolo all’album.

(21/03/2013)

  • Tracklist
  1. Julie (Come Out of the Rain)
  2. Simple Pleasure
  3. It’s Good To Have You
  4. City People, City Things
  5. This Movie’s Way Too Long
  6. Our Love
  7. A Lot Like Magic
  8. Start Up A Family
  9. The Western Isles
  10. Purple And Beige
  11. The Ocean
  12. The Happiness Waltz
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