Julianna Barwick

Nepenthe

2013 (Dead Oceans) | modern creative, minimalism, ambient

Detentrice di due ignorati Ep e di un disco lungo, “The Magic Place”, che ha messo all’attenzione di pubblico e critica rock alternativa il canto d’avanguardia di Meredith Monk e Joan LaBarbara, Julianna Barwick prosegue il suo cammino stilistico con “Nepenthe”. La sua volontà prominente è ora quella dell’orchestrazione corale, con nuove spezie di sottile psichedelia, ma evitando accuratamente qualsiasi trauma armonico.

Il brano manifesto è “Offing”, un’aurora vocale di risonanze, peculiare per come esprime il suo ascetismo attraverso una ambience aliena di oscillazioni e impervi tragitti armonici, per chiudersi poi un “solo” riverberato, non semplicemente giustapposto ma generato come un bassorilievo, una filigrana.
Rispetto al passato, l’autrice pone più attenzione al contorno, come in “The Harbinger” in cui si fa largo il pianoforte, a tutti gli effetti un secondo flusso oltre alla voce, anche se di fatto rimane stilizzato in arpeggi estatici, maestosi e accorati, e partecipa a climax e anti-climax,

Con il suo stile Barwick dà nuova linfa ai quadri ambientali di Brian Eno, mentre lo stereotipo di Enya, qui usato ancor più liberamente, serve ora a scavare nella psiche. Prova ne è soprattutto “Pyrrhic”, una costruzione quasi gotica di archi e sospiri, un brano in cui è più forte l’apporto degli strumentisti di corredo, e che conia definitivamente un nuovo genere di scrittura, fatta di respiri (in senso letterale) di masse acustiche.
Così “Look Into Your Own Mind”, uno spettro che passa da calma tibetana a estasi paradisiaca di moltitudini angeliche, o “One Half”, sola voce mantrica in mezzo a riverberi e palpiti da camera, poi moltiplicata a mo’ di fuga, o ancora “Adventurer Of The Family”, un clima da thriller a circondare un coro attonito di sirene (con corde e tasti di piano a far da contrappunto).

“Labyrinthine” e soprattutto “Forever” tornano alle costruzioni statiche e descrittiviste di frattali di voci di “The Magic Place”, con rinnovato fulgore Enya-no, ma in questo contesto di fragile ricerca di stile sono poco più che prove di coerenza.
“Crystal Lake”, come “One Half”, è un mantra su sfondo glaciale e schizzi sbiaditi di piano, che poi - a labbra chiuse - aumenta le qualità polifoniche, rievocando anche un’atmosfera arcana alla “Twin Peaks”; è la composizione più cromatica di tutto il disco e, finora, della sua carriera. Sperimentazione nella sperimentazione è “Waving To You”, una outro strumentale di pure note tenute, flebili e afone, di archi e fiati: l’assenza della voce evoca un antro di miseria e di perdizione che aumenta il contrasto funereo.

Composto e registrato in Islanda con musicisti islandesi (l’ensemble d’archi personale dei Sigur Ros, le Amiina, il chitarrista Robert Sturla Reynisson, un coro di voci bianche femminili), prodotto da Alex Somers, il secondo albo della Barwick, catalogo di rapimenti onirici ma anche molto concreti, è un’opera complessa e stratificata. Mescola tragedia a lirismo, immagine a parola, decadentismo a classicismo, trovate geniali (la “cattedrale” gotica di “Pyrrhic”) a momenti fiacchi, privato e cosmico, una nuova simbologia del Femminile. Nonostante sia il più composito, composto, arrangiato e quasi orchestrato dei suoi album, è finora il suo più spettrale. Anticipato dall’Ep “Pacing” (edizione limitata su Suicide Squeeze). “Nepenthe”, in greco antico, sta per “divoratore di sofferenza”, la Nepenthes è una pianta carnivora di origine tropicale.

(09/08/2013)

  • Tracklist
  1. Offing
  2. The Harbinger
  3. One Half
  4. Look Into Your Own Mind
  5. Pyrrhic
  6. Labyrinthine
  7. Forever
  8. Adventurer of the Family
  9. Crystal Lake
  10. Waving To You
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