Kavinsky

OutRun

2013 (Record Makers) | elettronica

Essere francesi e uscire con un album di elettronica nel 2013. L'anno dei Daft Punk. Mica facile. Soprattutto per un artista cult della scena electro che dopo una corposa manciata di singoli esce a sette anni dal proprio esordio con il primo album ufficiale. Vincent Belorgey, alias Kavinsky, per "OutRun" ha raccolto le sue hit aggiungendo altre composizioni inedite, realizzando così un mosaico che è un vero e proprio manifesto citazionista, oltre che un omaggio grandioso ed esagerato agli anni 80.
Già dal titolo dell'album (ripreso da un videogioco della Sega del 1986 che vede protagonista una Ferrari Testarossa) e della tracklist è subito chiaro dove vuole andare a parare il producer transalpino: "OutRun" non è solo un album di elettronica, ma è un universo simbolico che unisce colonne sonore, videogame, cinema, fumetti, serie tv e sogni analogici (l’artwork del disco a tal proposito è significativo). Già saccheggiati da spot pubblicitari, videogame giapponesi e persino sigle sportive, i segni di Kavinsky sono piccole sinfonie evocative. E' il tributo alla nostalgia, una visione dalla grandeur luccicante dell'immaginario eighties in grado di affascinare, ma anche di affogare il tutto in un mare di champagne senza bollicine.

Lo space-groove di "Prelude" allaccia le cinture a "Blizzard", che spalanca il gas fondendo echi del Bowie berlinese con toni epici e ossessivi. "Protovision", con roboanti synth e chitarre febbrili, galleggia in un'atmosfera da b-side poliziesca. "Odd Look" è la prima perla del disco: voci distorte, tastiere da sballo, cori gotici e un'atmosfera sinistra colorano un pezzo da disco-club old style, dove la distanza tra pista da ballo e soffitto si tocca con un palmo di mano.
Da gustarsi preferibilmente a volumi altissimi, "Rampage" è un altro omaggio cinematografico di buona fattura, ma che mostra i primi sintomi di stanchezza del disco. Riciclare la stessa formula con poche variazioni può essere un valido metodo per costruire il singolo vincente, ma alla lunga distanza può pagare dazio.

La conferma della difficoltà a cambiare rotta arriva nell'hip-hop di "Suburbia", che si perde in un mare di idee sbiadite. Falliti gli esperimenti in territori inesplorati, ritornano le atmosfere notturne fiammeggianti con "Testarossa Autodrive" (uscito nel 2006) che è un esempio vincente della semiotica di Kavinsky.
"Nightcall", che vede la collaborazione di Lovefoxxx e di Guy-Manuel de Homem Christo dei Daft Punk in cabina di regia, è un nuovo manifesto del french-touch: atmosfere romantiche e nostalgiche, vocoder e canto angelico si immergono in un panorama notturno vellutato e cinematografico. Non a caso è stata inserita nella colonna sonora del film "Drive" (le automobili sono proprio un segno del destino...) che ha portato alla ribalta internazionale Kavinsky.
Il resto del disco, pur non accusando cadute di stile, rimane sugli stessi codici stilistici, il menù non cambia e questo può essere forse il limite maggiore dell'artista francese. Ad eccezione della riuscita e graffiante "First Blood", la tentazione di skippare alcune tracce è lecita.

Artista eccessivo, nella buona e nella cattiva sorte, Kavinsky con il primo Lp della propria carriera ha centrato il bersaglio. Sembra paradossale ma, nonostante il quasi maniacale citazionismo, il producer transalpino ha mostrato una personalità ben definita. Certo, i Daft Punk emergono in più di una traccia e le influenze si sprecano. Ma se Belorgey riuscirà a smussare alcuni angoli ripetitivi della sua identità musicale, potrà diventare una solida realtà nel panorama della musica elettronica. Allo stesso modo degli altri nuovi alfieri della scena francese, dagli M83 ai Justice, il problema è sempre lo stesso: non disperdere il capitale di idee in un mare di lussuose vanità.

(30/06/2013)

  • Tracklist
  1. Prelude
  2. Blizzard
  3. ProtoVision
  4. Odd Look
  5. Rampage
  6. Suburbia
  7. Testarossa Autodrive
  8. Nightcall
  9. Deadcruiser
  10. Grand Canyon
  11. First Blood
  12. Roadgame
  13. Endless
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