Kevin Coyne

Case History (ristampa)

2013 (Turpentine/Cherry Red) | blues, canterbury

Prosegue alacremente l’attività di doverso recupero di importanti dischi del passato da parte della Cherry Red (ultimo della serie, un paio di mesi fa, la riedizione di “Chappaqua Suite” di Ornette Coleman). Per Kevin Koyne, la ristampa del suo primo album è stata affidata alla sublabel Turpentine. Coyne, sfortunato e incompreso folksinger inglese assai sui generis (morto per una grave malattia nel 2004 all’età di sessanta anni), fu un personaggio molto discusso durante gli anni settanta. Del tutto avulso da ogni circuito commerciale, pare incidesse dischi solo per se stesso e non per compiacere, seppur in minima parte, il suo pubblico. Alcuni critici lo ritenevano un musicista incompetente e mediocre. Incompetente lo era sul serio (di professione, in realtà, era uno psichiatra), ma mediocre, assolutamente no.

Figura angolare della Scuola di Canterbury (di cui non fece in realtà mai parte attivamente, se non per via delle sue collaborazioni con Dagmar Krause e Robert Wyatt), Coyne rappresentò un valido alter ego inglese di Captain Beefheart, sempre personale e mai pedissequo. Scoperto e aiutato dall’influente dj John Peel, Coyne pubblicò il suo primo album, “Case History” nel 1972 per la Dandelion (la label di proprietà dello stesso Peel, che aveva già pubblicato due importanti dischi di Lol Coxhill e di David Bedford). Coyne proponeva una mistura di blues e di folk del tutto atipica per quell’epoca, che si rivelò influente soprattutto sui posteri (per esempio, su Johnny Lydon e Will Oldham). “Case History” ne è forse la prova più esplicativa in tale senso, anche se non raggiunge le vette del successivo “Marjory Razor Blade” (Virgin, 1973), più viscerale ma meno folk.

L'album si apre con un country blues alla Leadbelly, “God Bless The Bride”, bissato da “Araby”. In “Uggy's Song, Need Somebody” e in “My Message To The People”, Coyne appare come uno spettrale Van Morrison, più o meno del periodo di “Veedon Fleece”. Le novità maggiori vengono dalle oscure litanie “White Horse”, brano che ricorda “Guinnevere” di Crosby e da “Evil Island Home”, in cui la voce riverberata di Coyne crea un'atmosfera del tutto sinistra. L'esecuzione di questi brani è molto dimessa. Solo in “Sand All Yellow” Coyne si fa accompagnare da un pianoforte, oltre alla solita chitarra.
Non manca una nutrita serie di bonus track, tra cui il singolo “Cheat Me” (che anticipa lo stile stravolto di “Marjory Razor Blade”, tanto che fu inserito in questo doppio album) e il suo relativo retro, “Flowering Cherry”. Il resto delle bonus sono le solite “alternate takes” dei brani contenuti nell’album originale, tra cui si segnala la versione “lunga” di “My Message To The People”. I sermoni esistenziali di Coyne facevano da sfondo a musiche che avevano ambizioni ben più ampie, lambendo la depressione più nera e cosmica.

Il cammino difficile di questo autore è continuato fino agli anni Ottanta e Novanta, ma senza più l’autentica ispirazione di un tempo. La Cherry Red ha ristampato in questi giorni anche i primi due album di Keith Tippett su Vertigo (da avere a tutti i costi “Dedicated To You” del 1971, con tutta la crema della Scuola di Canterbury tra gli esecutori) e un simpatico cofanetto di quattro cd contenente tutta la produzione per la Bronze di quelle che erano delle Motorhead in gonnella, le Girlschool.

(18/01/2013)

  • Tracklist
  1. God Bless The Bride
  2. White Horse
  3. Uggy's Song
  4. Need Somebody
  5. Evil Island Home
  6. Araby
  7. My Message to the People
  8. Mad Boy
  9. Sand All Yellow


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