Laura Marling

Once I Was An Eagle

2013 (Virgin) | folk, songwriter

Finalmente ci siamo: Laura Marling è allo scontro finale con i Titani. Non si può dire che non li affronti ad armi pari - i trucchi, lei e Ethan Johns, li conoscono benissimo: accordature variabili, strumenti orientali, brevi accenni di organetto, percussioni... La melodia, ad esempio quella di “Alas I Cannot Swim”, è, si sa, roba per ragazzine, da concedersi con parsimonia. O, piuttosto, un buon trucco per nascondere con arrangiamenti e interpretazioni “adulte” l’aridità della propria penna.
Questo è l’album giusto da sfoggiare con critica e pubblico: integralista sia nel suono che nel concepimento (sedici tracce puramente autoreferenziali, in cui si arriva a invocare la ninfa Undine per farsi rendere “meno naive”...), cantato con gravità e grande confidenza in sé stessa, pieno di sonorità e soluzioni da modernariato, in un sottile e non facile equilibrio, bisogna ammetterlo, tra tradizione folk britannica e americana, tra Pentangle e Joni Mitchell.

Insomma in “Once I Was An Eagle” si fa un gran lavoro di restaurazione, riproponendo le spazzate drammatiche di “I Speak Because I Can” e "A Creature I Don't Know" con strumentazione orientale (tabla e percussioni), ad esempio nella title track: uno dei pezzi più emblematici del fatto che, per quanto si possano scomodare i più avanzati prodigi della tecnica, le filarmoniche e i santoni dell’Himalaya, le canzoni di Laura Marling rimarranno sempre delle confessioncine che si guardano l’ombelico, con invettive e prove d’orgoglio e indipendenza delle quali, francamente, non interessa niente a nessuno.
E tutto l’album è un po’ così: grandi bronci e sfoggi di vocalità e interpretazioni, con la dinamica che è poi sempre la stessa delle precedenti prove, solo fatta con accordi aperti (che, si sa, sono complicati) e senza sviolinate (“Master Hunter”).

E ci vuole così una buona resistenza per sorbirsi le sedici tracce dell’eterno prodigio del folk, tra esiziali nenie notturne (“Take The Night Off”) e spenti incupimenti in cui come al solito si parla del diavolo, per non sbagliarsi (“Devil’s Resting Place”). Questo perché, quando si rinuncia quasi del tutto alla melodia, devono esserci comunque delle dinamiche che simulino sommovimenti emotivi. Che anche qua ci sono,  ma sono quelli di una ragazzina imbronciata che si vanta del proprio cinismo con una povera ninfa.

(04/06/2013)



  • Tracklist
  1. Take The Night Off
  2. I Was An Eagle
  3. You Know
  4. Breathe
  5. Master Hunter
  6. Little Love Caster
  7. Devil's Resting Place 
  8. Interlude
  9. Undine
  10. Where Can I Go? 
  11. Once
  12. Pray For Me
  13. When Were You Happy? (And How Long Has That Been) 
  14. Love Be Brave
  15. Little Bird
  16. Saved These Words
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