Laura Mvula

Sing To The Moon

2013 (RCA) | art-soul

Mettiamo subito le cose in chiaro: Laura Mvula non è la nuova Amy Winehouse, né ambisce a diventarlo. E neanche strizza l'occhiolino ai melismi tirati a lucido di una Adele. Ecco che in due sole frasi ci siamo tolti di mezzo ogni eventuale raffronto alle due superstar del recente soul-pop inglese, raffronto che sembrano costrette a subire quasi tutte le nuove arrivate, come se poi non esistessero strade al genere diverse da quelle risapute, tracciati alternativi forse più impervi, ma decisamente più avvincenti di quelli consueti. Con estrema ricercatezza e un pizzico d'audacia che non guasta mai, la venticinquenne cantautrice di Birmingham, lancia in resta e passo spedito, non si cura minimamente di carrozze e carrozzoni, li osserva sfilare davanti al suo sguardo e procede oltre, rispettosa dei propri intenti, ma soprattutto, cosciente di essere ben più che una possibile candidata allo scettro di futura principessina pop d'Albione.
Perché, al di là della nomination al Bbc's Sound of 2013, al di là di un più che soddisfacente piazzamento in nona posizione nelle classifiche di madrepatria, “Sing To The Moon” è disco tutt'altro che immediato e ammiccante. Opera rigogliosa e figlia degli studi universitari in composizione della giovane artista, piuttosto è un eccentrico, genialoide, manifesto di una passione inestinguibile per la black music più sofisticata, un raffinatissimo campionario di armonie sghembe e singolari che si fa davvero fatica a definire semplicemente pop, soul (non che essere uno o l'altro sia un problema, ci mancherebbe), o quant'altro ancora. E questa, a scanso di equivoci, è una qualità che non può, non deve assolutamente passare in sordina: sarebbe un errore non da poco negarne la portata.

E già dalle battute d'apertura, la personalità della Mvula esce fuori con assoluta preponderanza: anche a costo di farsi ricordare più per le vibranti doti vocali (ad ogni modo, requisito primo per cantanti della sua categoria) piuttosto che per la grande ricchezza di soluzioni adottate lungo tutto il corso del disco, l'attacco affidato a “Like The Morning Dew” svolge bene il compito del buon padrone di casa. Potenti stacchi d'ugola ad alternarsi a soffusi fraseggi lunari, torpori psichedelici a infiltrarsi sottili tra le maestose aperture del ritornello: in tre minuti e quaranta, ci viene restituito un riassunto perfetto della natura dicotomica dell'arte dell'autrice, al crocevia tra enfasi orchestrale e un diffuso intimismo, maturato da anni di frequentazioni con diversi gruppi gospel.
A questa dicotomia, interpretazioni e melodie cedono con responsabile abbandono, in un impasto fluido e scorrevole che ora predilige un aspetto piuttosto che l'altro, senza eccessive divagazioni rispetto al discorso generale. Progressioni serrate, dal passo quasi marziale, si gettano così nel più avvolgente degli abbracci (“Make Me Lovely”), distillati funk scoprono una dolcezza ritmica inusitata (il tamburellare minimal del bel singolo “Green Garden”, la grinta infusa nella dimensione “corale” di “That's Alright”), guizzanti torch-songs, sorrette dal poderoso declamare della cantante (“Father, Father”, “Is There Anybody Out There?”, l'unica a lambire territori propriamente R&B), svelano tanto un ottimo possesso della materia di partenza, quanto un peculiare e decisamente originale modo di rileggerla e riplasmarla, alla luce degli attuali sconvolgimenti psych che di nuovo scuotono il fitto panorama pop (e non solo) inglese.

Le lievi dinamiche che agitano sottilmente numeri come “She” o le torpide evanescenze di “Can't Live The World” (tra le interpretazioni più affascinanti e mesmeriche del lotto) parlano quindi chiaro in tal senso: rispetto al sincretismo febbricitante di una Janelle Monáe, ma anche alle vibranti sferzate nu-soul di una Erykah Badu, Laura Mvula vota il proprio io musicale all'elaborazione di una cifra stilistica in cui sia l'ipnosi dei sensi a farla da padrona, il voluttuoso richiamo a farsi trasportare dalla luce soffusa della luna. E ad ascolto terminato, si ha davvero la percezione di essersi persi nelle spire di un incanto, di quell'“Unbelevable Dream” che la Nostra, con autentico savoir faire, ha scelto proprio di porre a chiusura e suggello di una piccola gemma di questo bel 2013. La speranza comunque è che un lavoro simile non rimanga un caso isolato, e che il nome di questa affascinante soul-lady faccia scuola.

(22/04/2013)

  • Tracklist
  1. Like The Morning Dew
  2. Make Me Lovely
  3. Green Garden
  4. Can't Live The World
  5. Is There Anybody Out There?
  6. Father, Father
  7. That's Alright
  8. She
  9. I Don't Know What The Weather Will Be
  10. Sing To The Moon
  11. Flying Without You
  12. Diamonds
  13. Unbelievable Dream




Laura Mvula su OndaRock
Recensioni

LAURA MVULA

The Dreaming Room

(2016 - RCA)
L'ambizioso sophomore, intenso e teatrale, della soul-woman inglese

Laura Mvula on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.