Lesbian

Forestelevision

2013 (Translation Loss) | progressive sludge-doom metal, heavy-psych

A tre anni dall’ottimo “Stratospheria Cubensis”, i Lesbian rompono gli argini della loro ambizione con “Forestelevision”. Arran McInnis (chitarre, tastiere), Dan LaRochelle (chitarre), Dorando Hodous (basso, voce) e Benjamin Thomas-Kennedy (batteria) hanno scelto, infatti, di ripresentarsi sulla scena con un unico, monolitico brano di quasi tre quarti d’ora, in cui il loro prog-metal multiforme e spregiudicato si reincarna in un’altra opera di spessore.

“Forestelevision” è, per certi versi, un’estensione del labirintico esperimento di “Black Stygian”, il brano più imponente (sia a livello di durata che in termini di creatività) del precedente lavoro. Tuttavia, questa volta il suono mostra una più marcata fragranza psichedelica, che si traduce in una continua dilatazione timbrica e in una profondità visionaria d’ascendenza space-rock.
Dopo una lunga intro dai toni atmosferici, in cui domina il suono gotico e magniloquente delle tastiere, il lungo serpente evolve in una pestifera cadenza funeral-doom, attraversata da allucinazioni soniche e da deformazioni lisergiche, a completare un quadro (della durata di circa otto minuti) che non sfigurerebbe in un disco degli Esoteric.

Da questo punto in avanti, il quartetto di Seattle prosegue in una delle odissee sonore più stimolanti dell’anno, tra arabeschi acustici (impreziositi dagli archi di Timba Harris) che richiamano, contemporaneamente, sia le pagine più liriche del post-metal che le digressioni incantate del progressive-rock degli anni Settanta, tormenti death-doom all’ombra di un manicomio, schiamazzi in velocità contrappuntati da tastiere ciclopiche, squarci di horror-music e black-metal, esagitazioni galoppanti in orbita The Chasm, mostruosità heavy-psych, esotismi in controluce che incrociano miraggi hard-rock e bizzarre vertigini circensi che giungono direttamente dallo spazio più profondo e malato.

L’ultima parte, preparata da un delicatissimo preludio melodico, è dedicata alla rievocazione di clichés heavy-metal, qui in bella mostra con tanto di stridulo falsetto (per gentile concessione di B.R.A.D. Mowen), cadenza innodica e controcanti sacerdotali. Probabilmente, lo stacco stilistico rispetto alle altre sezioni è un po’ troppo accentuato, ma resta il fatto che durante tutta la sua lunghezza, “Forestelevision” non lascia spazio alcuno per gli sbadigli.

(03/12/2013)

  • Tracklist
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