Lisa Germano

No Elephants

2013 (Badman) | songwriter, dream-pop

Who can see, who can see
where are all the animals
there are days, they go away
da "Haunted"

"Nessun elefante": a leggere il titolo che accompagna la nona fatica di Lisa Germano, specialmente se si ha sotto occhi l'angosciante (quanto criptica) copertina che lo racchiude, ci si chiede dove la cantautrice di Mishawaka sia voluta andare a parare stavolta. E specialmente per un'artista a tutto tondo come lei, che ha dato sempre grande importanza anche al più minuscolo dettaglio di ogni sua produzione, titoli dei dischi compresi, pertanto domande del genere non sono un semplice vezzo da fanatici incalliti, da coloro che sarebbero capaci di vivisezionare anche il più innocuo dei versi per scovarci i "significati" più assurdi. Basta un ascolto, anche fosse soltanto dell'iniziale "Ruminants", che il senso dietro a un cappello simile forse apparirà più chiaro.
Chi conosce la statunitense sa ad ogni modo come da lei non ci si possa aspettare bei percorsi pervi e puliti, quanto piuttosto dispacci foschi, tenebrosi, da quel mondo del forse in cui le dichiarazioni acquistano tanta più forza quanto più riescono a sfuggire di mano, quanto più scorrono sottopelle e non si lasciano intrappolare da rigorose barriere. Non delude le previsioni nemmeno questa nuova collezione, che rispetto al più recente "Magic Neighbor" (forse un po' più appannato rispetto ad altre sue prove, ma non così fiacco come è stato dipinto) si fregia però di un rinnovato slancio lirico, tracimando di una potenza testuale che effettivamente al suo diretto predecessore mancava, e che la riporta indietro ai fasti poetici dei suoi migliori lavori anni Novanta, e questo detto senza esagerazione alcuna.

Fatta questa lunga premessa, torniamo due passi indietro e cominciamo l'ascolto con la succitata "Ruminants": un po' paradossale, visti gli epiteti spesi per questo disco, che ad aprire le danze non sia un brano dall'impronta decisa e grintosa come poteva essere una "My Secret Reason" oramai quasi vent'anni fa, ma anzi sia una cantata per pianoforte perfettamente allineata all'ultima produzione della Germano. Field recordings di uccelli, un lievissimo accompagnamento di piano, qualche pulviscolo d'elettronica, e quella voce così fragile, a dispensare il proprio fascino con grazia discreta. In tutto questo, dove si annida la rabbia, da dove dovrebbe sbucare fuori questo fantomatico impeto?
A cercarlo nella musica, negli arrangiamenti posati, dosati al millimetro, è poco ma sicuro che non lo si trova, ma anzi vi è il serio rischio che qualcuno accusi in fretta e furia l'intera operazione di troppa evanescenza, anche più di quanta riscontrata negli orditi eterei delle precedenti due prove. Si dà però un ascolto attento ai testi, e con in mente certe affermazioni rilasciate dalla stessa musicista (cui si potrebbe anche rinunciare, con un piccolo sforzo in più), piano piano si coglie verso quale direzione è stato incanalato tutto questo ardore, senza che per questo la scarna essenza delle tessiture musicali venga intaccata di una virgola.

Ruminants, four stomachs
throw all, start over
I need four stomachs
to deal, to deal


Ben più che in altre occasioni, in "No Elephants" la sinergia di significato e significante poggia su un aspro contrasto, che pur nella comunanza d'intenti ne differenzia totalmente la foggia espressiva. Così, a contraltare di una musica solo apparentemente priva di nerbo (ma che in realtà svela tutta una serie di preziosi accorgimenti e variazioni armoniche dal grande fascino) arriva un carico testuale che porta in sé considerazioni amare sul presente e su un presumibile futuro dell'umanità, non proprio il più roseo tra i tanti ipotizzabili. E senza rivestire le scheletriche melodie di uno spicciolo moralismo che ben poco avrebbe giovato al disegno generale del lavoro, la Germano affronta tematiche quali sfruttamento degli animali, assoggettamento alla tecnologia e quotidiano disinteresse con una grazia quasi arcana, volutamente distante da ogni tentazione rock.
Lisa distoglie lo sguardo da se stessa e dai suoi affetti, rivolgendo il proprio interesse al mondo: per quanto non sia di certo la prima a trattare simili argomenti (e verosimilmente, non sarà nemmeno l'ultima), in mano alla sua voce e ai suoi strumenti questi si trasfigurano, assumono sembianze completamente difformi, sprigionando un'intensità diversa, ma non per questo meno penetrante. Ecco che i vari inserti di registrazioni di versi di animali, sulla base del messaggio che l'artista lancia, paiono come tanti disperati messaggi d'allarme, tanti inviti a prendersi un po' di tempo per ascoltare le esigenze del nostro pianeta e provare a ripristinare gli equilibri spezzati. Tra il belare di un gregge in lontananza nella sfumata ballata pianistica "...And So On", il ronzare di uno sciame d'api a giocare quasi di contrappunto rispetto al giro espanso di chitarra spagnola e interferenze di cellulare (velenosa allusione a come l'intero processo di impollinazione delle api venga scombussolato dalle radiazioni emesse dai ripetitori) in "Dance Of The Bees", e quel persistente cinguettare di uccelli che ci scorta fino al concludersi di "Strange Bird" (per l'appunto) pare che l'intero regno animale abbia voluto unirsi in coro e ammonire l'essere umano da compiere un passo che possa rivelarsi fatale.

Perché a ben vedere, la sensazione è che in fondo in fondo, ci sia speranza in questo "No Elephants", che questo titolo voglia essere quasi uno scongiuro, affinché la brama dei prodotti che Madre Natura ci offre (come vuole sottolineare il posato crescendo per archi e pianoforte di "Diamonds") non porti davvero noi e tutto il resto alla distruzione, a dover lottare per acquistare quei "Last Straws For Sale", declamati con tono paranoico sopra note sparse e barlumi di ritmo, che lasciano ben poco spazio all'immaginazione. E che quella "diabolica apatia" (descritta in quello che probabilmente è il brano capolavoro dell'intera fatica, conteso tra vaghi sentori doomy e avventurosi squarci d'elettronica) non finisca seriamente per far smettere di lottare per un domani diverso, possibilmente migliore.
È un disco difficile, il nono dell'artista dell'Indiana: difficile perché in un panorama asfittico come quello odierno viaggia fieramente controcorrente, senza agguantare carrozzoni e tendenze, tenendo fede all'assoluta, ferrea coerenza di chi lo ha firmato. Ma ancor di più, lo è perché richiede assoluta attenzione e predisposizione all'ascolto, quanta forse in un mondo caotico non in molti vorranno concedere. Anche a costo di alienarsi un'ulteriore fetta di pubblico, Lisa Germano, con oltre vent'anni di onoratissima carriera alle spalle, è ancora nella condizione di poter lanciare sfide: a voi sta raccoglierla adesso.

(09/02/2013)

  • Tracklist
  1. Ruminants
  2. No Elephants
  3. Apathy And The Devil
  4. Back To Earth
  5. Haunted
  6. A Feast
  7. Up In The Air
  8. Dance Of The Bees
  9. Diamonds
  10. ...And So On
  11. Last Straws For Sale
  12. Strange Bird
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